L’eredità economica di Draghi tra crisi energetica da risolvere e debito ai massimi storici. La partita delle privatizzazioni

L’eredità economica di Draghi tra crisi energetica da risolvere e debito ai massimi storici. La partita delle privatizzazioni

Il record assoluto di debito pubblico a 2.770 miliardi di euro, almeno 40 miliardi da trovare in manovra di bilancio, 73 tavoli aziendali di crisi aperti e due grandi privatizzazioni da completare

Il record assoluto di debito pubblico a 2.770 miliardi di euro, almeno 40 miliardi da trovare in manovra di bilancio, 73 tavoli aziendali di crisi aperti e due grandi privatizzazioni da completare. Questa è l’eredità economica del governo Draghi, che passerà in carico al nuovo inquilino di Palazzo Chigi e alla sua squadra di governo. Di certo, la nuova legislatura nasce nel bel mezzo di una bufera economica senza precedenti, con i costi dell’energia alle stelle e i rischi di recessione in aumento. La sfida più complessa sarà proprio quella del debito pubblico, stretto dalla morsa dell’aumento dei tassi d’interesse che sta facendo lievitare i rendimenti dei Btp. Questa non è una buona notizia, perché il nuovo governo dovrà spendere di più sui mercati per rifinanziare gli attuali 47mila euro di debito a cittadino. E, peraltro, entro il 2023 l’Italia dovrà rinnovare 435 miliardi di debito, di cui quasi 100 miliardi a partire dal 25 settembre fino alla fine dell’anno e altri 335 miliardi nel 2023.

Tenendo a riferimento il Btp decennale a febbraio 2021, epoca dell’insediamento del governo Draghi, il rendimento era sotto all’1%, ora invece è superiore al 4 per cento. Siamo a più di quattro volte tanto. Secondo una simulazione dell’agenzia Fitch, se i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni continueranno a rimanere vicini al 4%, saranno necessari saldi primari (ovvero la differenza tra entrate e uscite, al netto della spesa per interessi) più elevati per mantenere il rapporto debito/Pil su un percorso discendente (ora è intorno al 150% del Pil). Trovare le risorse sarà complesso, anche solo per confermare le misure contro il caro energia per evitare che alcuni provvedimenti del governo Draghi decadano entro la fine dell’anno: un conto stimato dal centro studi della Cgia di Mestre in 40 miliardi. Queste risorse andranno trovate per tamponare l’emergenza energia, con l’Arera che sta rifacendo i conti e a fine mese annuncerà l’adeguamento per le bollette. Una stangata che Assoutenti ha stimato, per il 2023, in 5.266 euro a famiglia tra gas ed energia (+300% rispetto al 2020).
Non è da dimenticare anche il dramma vissuto dalle aziende. I tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo economico si sono attestati a 73 per 95 mila lavoratori coinvolti, di cui 27 di monitoraggio, deputati cioè a controllare i percorsi di reindustrializzazione e rilancio. E, verosimilmente, potrebbero aumentare in corrispondenza di una possibile recessione e dell’inasprimento delle condizioni finanziarie indotte da un’inflazione che, ad agosto, in Italia si è attestata all’8,4 per cento.
Ci sono poi i grandi dossier Montepaschi e Ita Airways, privatizzazioni che il nuovo governo sarà chiamato a finalizzare. Ma anche il nodo Telecom. Per quanto riguarda la banca toscana, l’ad Luigi Lovaglio ha incassato il via libera dell’assemblea per la ricapitalizzazione da 2,5 miliardi che dovrebbe partire entro la metà di ottobre. Successivamente, l’Europa si aspetta che il Mef venda a un promesso sposo (ora è in possesso del 64,2% delle azioni). Per l’ex Alitalia, invece, è stata avviata la cessione alla cordata che fa capo al fondo Usa Certares, che dovrà tuttavia passare al vaglio del prossimo governo. Una terza partita è quella di Telecom, con lo scorporo della rete e la creazione della rete unica con Open Fiber.

Tutto questo mentre le principali associazioni dei consumatori, ieri, hanno annunciato proteste in tutta Italia contro il carovita e chiedono al nuovo governo, tra le altre cose, il taglio delle accise e la rimodulazione dell’Iva.

dal sito www.ilgiornale.it