IL TEMPO DELLA RESPONSABILITÀ

                                      Opera di Hugo Simberg

Lo slogan ricorrente era quello di attaccare il potere del momento. Un atteggiamento della destra che spinge a considerare l’interlocutore sempre come il nemico da abbattere.
Ci attendiamo dalla leader dei Fratelli d’Italia, oggi prima donna Presidente del Consiglio dei ministri, un netto cambiamento: dal nero luttuoso al grigio del la normalità.
La discussione sulla ricorrenza storica del 1922 “la marcia su Roma” ha trovato poco spazio sui media, motivi più di folklore che di oggettivo storicismo, poi con una televisione di pochezze e replica ha di per sé stesso imperversato. Ritroviamo ancora personaggi di un certo fascismo militante negli stadi, nei no vax, nelle lotte per gli stabilimenti balneari, in qualche movimento di addetti ai lavori…La premier per evitare di perdere consensi dovrebbe evitarne il contatto negli stadi e nei raduni, tristi occasioni di incontro tra “dentiere nere, cimeli e busti di Benito in disuso” ormai.
Si noterà facilmente che nulla di nuovo emerge dai discorsi della Premier se non l’annuncio di un nuovo mondo. Dai, ancora è presto! Stranamente, ma forse non troppo, è assente del tutto il tema dell’Europa e delle Riforme.
Fino a questo punto i mercati e la politica sono rimasti in surplace.
Sarà il caso che si rivolga al gruppo dei conservatori e riformisti del quale lei stessa è presidente e anche per dare continuità con circospezione al lavoro di Mario Draghi. Con questa opposizione è capace solo di strepitare e correre dietro agli algoritmi delle correntine interne Pd con Pierferdinando Casini che fa la vecchia nutrice per sopravvive (tanto da esser stato eletto nei ranghi del Pd). Il Governo potrebbe dormire sonni tranquilli ma sono i problemi veri che vanno affrontati presto nella loro gravità mentre invece prevale la tattica del rinvio e delle promesse non realizzate. Viva la riapparsa “vispa Teresa” Rosy Bindi, personaggi “bolliti” del Pd. Purtroppo, Veltroni costituì non un partito ma un accordo tra correnti interne che hanno depauperato il Partito e il mondo sociale e sindacale che ruotava intorno.
Dopo un mese dalle elezioni vinte dal centro destra si può iniziare a intravedere una strategia embrionale del Governo… Il vincitore, Giorgia Meloni, ha formato velocemente un esecutivo che non è considerato dai più di altissimo profilo ma se consideriamo i precedenti rimaniamo fiduciosi …
Meloni ha tenuto testa ai suoi due alleati con caparbietà e in termini misurati da salvarli anche dal ridicolo in alcune e molte situazioni. Non ha tenuto conferenze sulla genesi del mondo. Ha presentato il suo esecutivo in modo trasparente con un po’ di emozione come si confà ad una persona allorquando realizza un sogno.
Nella scelta dei Ministri c’è la sua impronta, vedi Ministro Nordio. Si tocca con mano tutta la sua intransigenza giusta o sbagliata che sia. Dalle immagini televisive è venuta fuori l’accoglienza raffinata del Capo dello Stato Mattarella e la buona accoglienza dell’ex premier Draghi con grande compiacimento.
La mimica facciale al passaggio della campanella verso Mario Draghi da parte di Meloni è stata il culmine della felicità del nuovo premier. Ha realizzato con sua fortuna il sogno di essere diventata premier nell’era Mattarella ed essere succeduta all’uomo italiano più conosciuto a livello planetario.
Certamente è la sua occasione politica importante e ad oggi non sappiamo se ne avrà una altra, è tutto da vedere e verificare. Avrà successo se il governo risolverà tutti o quasi i problemi che il nostro Paese ha di fronte e che tutti noi conosciamo. La determinazione è necessaria perché i pericoli sono tanti e dietro la porta. Le incomprensioni della coalizione continueranno ma non mancheranno neppure le lotte da parte della opposizione. Meloni ha vinto le elezioni perché il Pd nella campagna elettorale non è stato credibile. Ha utilizzato slogan obsoleti, copiati, senza idee e progetto politico.
Il Partito democratico, da più di 25 anni vive una crisi di classe dirigente e di segretari seri e specchiati.
Dopo la conta e i pochi distinguo si deve remare verso la stessa direzione. Tutto ciò che è stato discusso e proposto è stantio, sa di muffa e tutti sappiamo che la muffa fa male in qualsiasi ambiente. Si parla continuamente, ma in questo mi riferisco a tutti i partiti, di tattica anziché di strategia. Quando non si hanno idee i partiti si avvalgano delle alleanze come sistema per sopravvivere. Dove sono le riforme che ci chiede l’Europa?
Gli elettori aspettano ma all’orizzonte nulla si intravede. A livello europeo la situazione politica ed economica internazionale è quanto mai difficile, complessa sotto gli aspetti. È necessaria una opposizione puntuale, spietata ma non rancorosa per crescere, proporre, risolvere, camminare, tutto ciò è fisiologico ma senza gambe solide e veduta politica soprattutto non si possono avere tante speranze.
Dopo 11 anni, il nostro Paese ha un governo di una maggioranza politica uniforme. Dal 2011 si sono susseguiti esecutivi nati da accordi tra forze politiche diverse e avversarie. La vita politica è stata influenzata con espedienti come larghe intese ed emergenze, pur di governare, mentre quello in atto da pochi giorni è espressione di una coalizione di destra ma che ha vinto le elezioni e con valori di destra ma chiari. Questa rinnovata normalità politica avrà a che fare con uno scenario nazionale e internazionale infuocato, segnato dalla guerra dei paesi Ucraina e Russia e crisi energetica.
Meloni sarà messa a dura prova, la accompagneranno la crisi economica, le tensioni sociali, la pandemia, e tanto tanto altro. Sarà una prova dalla quale il Paese capirà se subentrerà una democrazia dell’alternanza o proseguirà la logica dell’emergenza fondata su larghe intese.
Oggi l’opposizione è costituita da tre forze molto deboli esposte su tre posizioni differenti. La più significativa storicamente è quella del Pd ma in piena crisi di nervi, il M5S per ora non c’è. Lo scopo del gruppo dirigente piddino è quella di portare il congresso a lungo, affinché il Governo attuale duri pochissimo tempo. Il Pd aspirerebbe a divenire il protagonista di una nuova ipotizzata ma irrealistica crisi.
Sembra quasi che risulti in carica una sola opposizione, quella di Azione-Italia Viva determinata ad accostare i pregiudizi e criticare il governo solo con fondate osservazioni fattuali rappresentandosi di fronte al Paese come una forza di riforma coerente agli impegni europei e atlantici, insomma con la voce del riformismo sconfitto nella battaglia elettorale, ma non dalla storia.
Siamo verso un inizio tutto da realizzare e con aspirazioni diverse, Il Pd non si capacita di aver perso le elezioni e quindi spera in una sorta di caduta del governo qualunque essa sia, Azione-Italia Viva sperano attraverso le riforme di guadagnare terreno, il M5S vorrebbe inghiottire il Pd o gran parte di esso, tutti gli altri aspirano di attaccarsi ad un carrozzone per motivi non professionali ma di piccolo potere. Attenta Presidente Meloni a non farsi prendere dalla sindrome di Giovanna D’Arco, fece una brutta fine… Non è tempo di roghi ma di responsabilità.

di Francesco Petrucci

 

Francesco Petrucci
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Consulente dell’AD Alitalia Spa.
Assistente dell’A.D. Olivetti-Eurocomputers.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.