Cinquecento milioni di bambini online fingono di essere adulti

Cinquecento milioni di bambini online fingono di essere adulti

Intervento di Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali

Un terzo dei bambini tra gli otto e i diciassette anni online fingono di essere più grandi per usare social media, app di gaming e siti di condivisione di contenuti anche pornografici e due terzi di loro sono aiutati a mentire dai loro genitori.

Arriva da una ricerca commissionata dall’Ofcom, l’autorità inglese per le comunicazioni, appena pubblicata la conferma di una situazione tanto evidente e drammatica quanto sottovalutata.

Se si considera che nel 2022 gli utenti online in tutto il mondo erano oltre cinque miliardi e che un terzo di loro è un bambino è facile tracciare le dimensioni del fenomeno oggetto della ricerca di Ofcom: in giro per il mondo, ci sono, oltre cinquecento milioni di bambini che fanno finta di essere adulti pur di entrare in piattaforme planetarie di socialmedia, gaming, user generated content e porno riservate a chi è più adulto di loro e oltre trecentocinquantamilioni di loro è aiutata a farlo dai propri genitori.

È, evidentemente, una situazione insostenibile.

E la responsabilità è diffusa e condivisa.

C’è, evidentemente, quella dei gestori delle piattaforme e dei servizi digitali che pur di non rinunciare a una fetta importante del loro business fanno meno di quello che potrebbero e dovrebbero per sincerarsi che nessun utente che non abbia raggiunto l’età minima necessaria a usare l’app, la piattaforma o il servizio lo faccia barando sull’età.

Insomma, semplificando un po’, è come se un giostraio la cui giostra è sicura solo se usata da bambini alti almeno un metro, anziché misurare tutti i bambini che entrano, preferisse girarsi dall’altra parte e limitarsi a mettere a disposizione un metro pur di non rinunciare a vendere un terzo dei biglietti.

Ma c’è, e non è meno importante, una responsabilità anche delle Istituzioni che, per la verità, sin qui, hanno affrontato con meno determinazione e energia rispetto a quanto necessario il problema con la conseguenza che mentre esistono regole e sanzioni per chi vende sigarette o alcolici ai più piccoli, non c’è nessun analogo divieto per chi lascia entrare un ragazzino che non potrebbe e non dovrebbe in una piattaforma online riservata a chi è più grande.

E poi c’è una responsabilità enorme nei genitori e negli adulti che mentre si preoccupano di insegnare ai loro figli a mettere il casco prima di salire sul monopattino, in bici o in motorino perché percepiscono il rischio e il pericolo legato al non farlo, non solo non insegnano ai più piccoli a non entrare in piattaforme non adatte alla loro età, ma, al contrario, come rivela la stessa ricerca di Ofcom, ce li accompagnano per mano, evidentemente non percependo o sottovalutando i rischi e i pericoli connessi all’uso di certi servizi e app.

Oltre cinquecento milioni di bambini esposti quotidianamente online a rischi di ogni genere – da quelli di natura sessuale a quelli legati a una serie infinita di fenomeni di dipendenza e di abusi di ogni genere – è una situazione semplicemente intollerabile e inaccettabile in una società civile che racconta e si racconta, a piè sospinto, di voler guardare al futuro.

dal sito  www.garanteprivacy.it