MIGRANTI: QUESTIONE ANCORA IRRISOLTA
di Gianfilippo Elti di Rodeano

                                    Opera di Ferdinando Todesco

Il dossier statistico immigrazione 2022 del Centro studi e Ricerche Idos in collaborazione con l’Istituto di studi politici “S. Pio V” consente di esaminare una impietosa radiografia della accoglienza nel nostro paese e un inarrestabile aumento del numero degli immigrati.
A inizio 2022 secondo i dati del Ministero dell’Interno i cittadini non comunitari regolarmente residenti in Italia erano 3.561.548 comprendendo in tale numero le regolarizzazioni avvenute dopo il cosi detto “decreto immigrazione Lamorgese“ della fine del 2020, senza che sia stato possibile riassorbire nella “regolarità” la sacca di irregolari stimata in circa 600.000 stranieri dovuta in parte significativa ad una normativa restrittiva.
Per contro risulta in Italia nel 2022, senza significative variazioni rispetto agli anni precedenti, una popolazione residente straniera di circa 5.200.000 unità pari al 8,7% della popolazione totale nel paese. I dati esatti saranno disponibili solo alla fine del 2022 dopo la conclusione della ultima rilevazione censuaria. Malgrado non vi sia stato aumento le rimesse dei residenti stranieri in Italia verso i Paesi di origine sono aumentati nel 2021 di pari a quasi 8 miliardi n 12,5% . Le rimesse all’estero sono per la maggior parte dirette a paesi asiatici ( Bangladesh, Pakistan, Filippine) seguono Marocco e Senegal, mentre sono in calo quelle dirette alla Romania. Le rimesse provengono per il 54,57% dal Nord Italia e il 25,9 dal Centro; relativamente alle città Roma supera di poco Milano (964 contro 860 milioni).
Il valore medio pro capite delle rimesse è di circa 1.500 euro (125 al mese) e il valore più alto è quello del Bangladesh e poi india, Filippine e Pakistan con circa 200 euro mese i cui cittadini hanno inviato 460 euro al mese, seguono i Senegalesi con 370. Le donne infine superano in percentuale, il 12,5%, il residenti maschi .Alla fine del 2021 i rifugiati e i richiedenti asilo presenti nella Unione Europea sono quasi 3,5 milioni provenienti dal oltre 140 Paesi con un aumento del 4,7% rispetto agli anni precedenti, circa la metà delle richieste di asili fa riferimento a due soli paesi la Germania (190.615) e la Francia (120.705) seguono la Spagna (65.315) l’Italia (53.610) e la l’Austria (39.930).
I minorenni richiedenti asilo nel 2021 sono 183.720 pari al 29% del totale, e di essi 23.335 non risultano accompagnati dai genitori o da altri. Il 93,4% sono maschi e di essi il 67,7% ha superato i 16 anni e provengono sopra tutto dall’Afganistan (52,8%) Siria (16,2%) e Bangladesh (8 5,8%). Solo 1495 minori vivono in Italia che è preceduta nell’accoglienza dei minori da Grecia, Belgio e Romania.
E’ da notare che il fatto distintivo comune alla intera popolazione straniera che vive in Italia è la giovane età media rispetto ai cittadini italiani . I bambini e ragazzini di età inferiore ai 14 anni sono 624.000 il 17%, e se ad essi si aggiungono i 119.000 di ragazzi tra i 16 e 17 anni il 3,3%, si ottiene la percentuale del 20,8%, pari a 3,5 volte di numero superiore a quella degli over 65.
Visti questi dati è evidente la carenza di una politica nazionale diretta a facilitare e, in parte ad assimilare, la popolazione giovanile nella nostra realtà demografica; per inciso si rileva come fattore costante che la maggior parte dei giovani immigrati anche e se parlano la lingua italiana, sono del tutto analfabeti per la parte scritta e di lettura necessaria per una corretta integrazione.
Crisi umanitaria e crisi climatica sono strettamente collegati ed è necessario riconoscere che non sono direttamente responsabili dei fenomeni migratori per i quali in vece si tende ancora a rendere primi responsabili i conflitti e le guerre in corso.
Questi ultimi hanno la loro parte di grande responsabilità ,ma non direttamente nel tempo; le cause sono ben più gravi e preoccupanti e in gran parte determinate dalle carenze di cibo e dalle miserevoli condizioni di vita giocano come fattori primari i mutamenti climatici che determinano la impossibilità di coltivare con successo la terra (siccità, alluvioni). I disastri naturali che nello scorso secolo erano stati la causa della maggior parte degli sfollamenti interni alle singole aree geografiche, e che oggi sempre più aggressivi e ripetitivi determinano inconsuete migrazioni esterne (tra continenti e aree geografiche) che continueranno sino a che i mutamenti del pianeta non subiranno un assestamento; ci si riferisce specialmente al livello dei mari che limiteranno in un prossimo futuro le superfici continentali costiere abitabili. Mutamenti climatici che sempre vi sono stati che è assai difficile che l’uomo possa correggere in modo incisivo.
E’ triste ma realistico osservare che la maggior parte dei conflitti (guerre ufficiali e situazioni non meno grave di continua belligeranza) sono determinati anche dai credi religiosi delle diverse etnie, e contribuiscono significativamente alla perdita di produttività delle aree geografiche coinvolte e, quindi sono anche esse cause di migrazione.
In mezzo a tutta questa confusione negativa emerge la evidenza che la parte femminile delle migrazioni è la più attiva e ricettiva ad accettare la modifica al proprio sistema di vita e ad accettare la gestione economica sociale attraverso le micro imprese anche di carattere transnazionale.
Sotto l’aspetto economico si rileva che nel 2020 un saldo positivo tra le entrate e le uscite imputabili alla immigrazione: a fronte di uscite per 28,9 miliardi le entrate sono state 30,2 miliardi con un saldo positivo di 1,3 miliardi.

Immagine dal sito www.caritaspisa.com

 

di Gianfilippo Elti di Rodeano