Rialzo dei tassi di interesse, l’economista ex Bce spiega perché impattano sulla vita delle persone

Rialzo dei tassi di interesse, l’economista ex Bce spiega perché impattano sulla vita delle persone

Pasquale Zaccarella, ex Bankitalia e già funzionario della Banca centrale europea: “L’obiettivo dell’Istituto di Francoforte è chiaro: abbassare il costo del carrello della spesa per famiglie e lavoratori”

La Banca Centrale Europea, attraverso l’annuncio della sua presidente Christine Lagarde, ha deciso di alzare i tassi di interesse di 75 punti base. Succede per la terza volta consecutiva, in controtendenza rispetto all’orientamento accomodante della politica monetaria.

Abbiamo chiesto a Pasquale Zaccarella, economista e consulente privato di finanza e studi macroeconomici, di spiegarci in che modo questa decisione impatta sulla vita di imprese e famiglie. Zaccarella è stato ispettore della Banca Centrale Europea ed esperto in materia di macroeconomia e stabilità finanziaria presso la stessa BCE. In passato è stato anche analista del portafoglio di politica monetaria presso la Banca d’Italia. Qui risponde e commenta a titolo personale.

Dottor Zaccarella, spieghiamo questo primo punto: cosa significa in pratica l’aumento dei tassi di interesse di 75 punti base?

Significa che da oggi le banche private nell’area euro dovranno corrispondere un tasso pari al 2% quando assumono prestiti dalla BCE. Ovvero, le banche da oggi pagano lo 0,75% in più rispetto a ieri; fino a ieri invece il tasso era fissato all’1,25%. Questo tasso, fissato da oggi al 2%, è il più importante dei tre tassi della BCE ed è il cosiddetto tasso di rifinanziamento principale. La decisione è in linea con le aspettative del mercato.

La situazione in cui ci troviamo adesso, di grave aumento dei prezzi e di instabilità geopolitica, richiede una decisione del genere?

Le Banche centrali devono agire con indipendenza dai governi e questo va sottolineato. Lo strumento principe per frenare l’inflazione è attualmente soltanto uno: il rialzo dei tassi. Se si vuole un “carrello della spesa” meno costoso, si deve agire aumentando i tassi di interesse, con buona pace di qualche critico. Negli ultimi giorni diversi economisti hanno criticato tale scelta. Nessuno di questi economisti ha guidato una banca centrale durante un periodo di turbolenza come quello attuale. La critica rivolta è che la situazione attuale non rendeva necessaria questa scelta e che la BCE avrebbe dovuto “temporeggiare” per rendere più facile la vita ai governi e ai bilanci pubblici. Tuttavia, la storia contemporanea e le regole europee ci ricordano che una politica monetaria è efficace solo e soltanto se la Banca centrale agisce in maniera indipendente. La BCE ha fatto già molto e anche in questa occasione ha saputo comunicare questa scelta storica al mercato in maniera esemplare e sta attuando una politica di rialzo dei tassi graduale.

In che modo, più concretamente, l’aumento del costo del denaro si ripercuote sui consumi e sugli stipendi delle persone? Spieghiamolo per i non addetti ai lavori…

Chi vuole acquistare casa, ad esempio, dovrà sborsare più interessi. Il nuovo smartphone, se decido di acquistarlo a rate, potrebbe costarmi di più! Purtroppo, ci sono effetti collaterali. Del resto, tutte le cure comportano effetti collaterali. Tuttavia, si spera che la misura di rialzo dei tassi contrasti l’inflazione; ovvero il pane, la pasta, la benzina e le bollette smettano di aumentare e il “carrello della spesa” diventi più accessibile a lavoratori e famiglie.

L’inflazione, spiega la Bce, continua a essere di gran lunga troppo elevata e si manterrà su un livello superiore all’obiettivo per un prolungato periodo di tempo. Non c’è nulla che, almeno nel medio periodo, potrebbe invertire la tendenza, al di là di queste misure macroeconomiche?

Si, servono materie prime e riforme strutturali. Con la guerra in Ucraina, il prezzo del grano ha raggiunto picchi inimmaginabili fino ad un anno fa. Per non parlare dell’energia e del gas. In tutto il mondo, c’è scarsità persino di microchip. Produzioni di cellulari, auto ed elettrodomestici vari hanno raggiunto prezzi assurdi. Un grande passo avanti è arrivato grazie al precedente governo italiano, che ha ottenuto gli acquisti comuni e il tetto europeo al prezzo del gas. Ora servono investimenti in infrastrutture energetiche, rinnovabili e serve digitalizzare la nostra economia. Soltanto così trasformeremo questa crisi in opportunità.

A settembre, l’inflazione dell’area dell’euro ha raggiunto il 9,9%. Negli ultimi mesi l’impennata delle quotazioni dei beni energetici e alimentari, le strozzature dell’offerta e la ripresa della domanda dopo la pandemia hanno determinato una generalizzazione delle pressioni sui prezzi e un rialzo dell’inflazione. È quindi un mix di fattori negativi e positivi a determinare questo aumento dei prezzi, e la conseguente risposta dell’organo centrale di politica monetaria a livello europeo?

Assolutamente. Come dicevamo prima, il conflitto in Ucraina ha riportato un vecchio tema caro ai tanti: perché ci sono nazioni sviluppate come l’Italia che da decenni non riescono ad essere energeticamente indipendenti? Perché nessuno investe in sistemi produttivi, possibilmente moderni e sostenibili, che ci garantiscono che l’approvvigionamento sia raggiunto a prezzi convenienti e senza impattare eccessivamente sull’ambiente. La BCE ha sempre risposto alle crisi, ora tocca ai governi. Stavolta, le risorse finanziare non mancano. Basta leggere i numeri del PNRR.

La politica monetaria del Consiglio direttivo mira, dunque, a ridurre il sostegno alla domanda. Perché? Cosa significa ridurre il sostegno alla domanda?

A me piace leggerla così: è una cura contro l’eccessivo indebitamento. Chiedere un finanziamento per l’acquisto di un qualsiasi bene da oggi costa di più. Per le imprese, finanziarsi presso le banche costerà di più. Pertanto, si teme che tutto questi porti le famiglie a spendere di meno oppure ad acquistare soltanto lo stretto necessario. Riguardo le Imprese, la preoccupazione è il costo maggiore dei finanziamenti: un imprenditore dovrà pagare più interessi e potrebbe assumere e investire meno. E magari decide di posticipare l’acquisto di un nuovo capannone o di un’auto aziendale di nuova generazione. Tuttavia, leggo la scelta della BCE come una politica, o ancora meglio una cura, che mira a ridurre l’indebitamento della nostra economia. Se ci si indebita in una situazione di prezzi elevati, si finisce per finanziare la speculazione.

Il governatore della Bce prevede che l’economia si indebolirà nei prossimi mesi: “Questa fase durerà probabilmente per il resto dell’anno e fino alla prima parte del 2023” ha detto Lagarde. “L’inflazione elevata, i problemi con le forniture di gas e le preoccupazioni per il futuro inducono le persone ad acquistare di meno e le imprese a ridurre la produzione”. C’è da attendersi una nuova azione? Un ulteriore rialzo dei tassi?

I comunicati e le riunioni sui tassi si chiudono quasi sempre con una frase liturgica e ripetitiva: “Le decisioni verranno prese di volta in volta ad ogni riunione”. Del resto, i banchieri centrali (soltanto) qualche volta utilizzano il cuore…

dal sito www.rainews.it