Alla COP 27 il grido di sofferenza del pianeta. Il rapporto “Stato del clima globale nel 2022”

di | 1 Dic 2022

Alla COP 27 il grido di sofferenza del pianeta. Il rapporto “Stato del clima globale nel 2022”

Il caldo fa sciogliere le calotte polari e i ghiacciai, e provoca l’innalzamento del livello dei mari, che minaccia isole e territori costieri

Gli ultimi 8 anni sono stati i più caldi fra quelli registrati finora, alimentati da concentrazioni sempre crescenti di gas serra e dal calore accumulato nel mare. La temperatura media nel 2022 è di circa 1,15 gradi Celsius sopra i livelli pre-industriali (cioè la temperatura media del periodo 1850-1900). Lo rivela il rapporto “Stato del clima globale nel 2022” dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), diffuso oggi in occasione dell’apertura della Conferenza Onu sul clima Cop27 a Sharm el-Sheikh, in Egitto.

Questo aumento delle temperature è dovuto all’aumento delle concentrazioni dei principali gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano, diossido di azoto). Questi gas hanno raggiunto livelli record nel 2021, e continuano a salire nel 2022. Il caldo fa sciogliere le calotte polari e i ghiacciai, e provoca l’innalzamento del livello dei mari, che minaccia isole e territori costieri. Il caldo causa desertificazione ed eventi meteorologici estremi: migliaia di persone rimangono uccise, milioni sono private dei mezzi di sostentamento, condannate a fame, miseria e migrazioni. Caldo e disastri fanno poi proliferare una serie di malattie.

Il 2022 è stato anche l’anno del record di scioglimento dei ghiacciai alpini del 2003, con perdite di spessore dai 3 ai 4 metri. In Svizzera è stato perso il 6% del volume dei ghiacciai. L’estensione dei ghiacci dell’Artico è stata sotto la media del 1981-2010 per la maggior parte dell’anno. In Antartide il 25 febbraio è stata registrata la minor estensione dei ghiacci da quando ci sono le rilevazioni: solo 1,92 milioni di km quadrati, 1 milione di km quadrati sotto la media di lungo periodo.

Altro dato riguarda l’innalzamento dei mari: il livello medio è aumentato di circa 3,4 millimetri all’anno nei trent’anni dal 1993 al 2022, e il tasso di aumento è raddoppiato dal 1993 ad oggi. L’accelerazione è dovuta proprio allo scioglimento dei ghiacci. In due anni e mezzo, dal gennaio 2020 all’agosto 2022, il livello medio dei mari è salito di ben 10 millimetri: cioè il 10% , complessivamente, negli ultimi 30 anni, da quando sono partite le misurazioni satellitari.

Ma il clima ha ripercussioni anche su alimentazione e produzioni agricole. La siccità nel 2022 ha ridotto alla fame 19 milioni di persone nell’Africa orientale (Kenya, Somalia e Etiopia), mentre le alluvioni hanno ucciso 1.700 persone in Pakistan, per le forti piogge di luglio e agosto, e hanno costretto quasi 8 milioni a lasciare i loro villaggi. Nell’Africa orientale, le piogge sono state sotto la media per quattro stagioni consecutive, il periodo più lungo in 40 anni, e ci sono indicazioni che anche l’attuale stagione sarà secca. L’Africa meridionale, e in particolare il Madagascar, è stata colpita da una serie di cicloni all’inizio dell’anno. L’uragano Ian a settembre ha causato morte e distruzione a Cuba e in Florida.

Larga parte dell’emisfero settentrionale è stata eccezionalmente calda e secca quest’anno. La Cina ha avuto la più estesa e lunga ondata di calore da quando ci sono le rilevazioni, e la seconda estate più secca mai registrata. Il fiume Yangtze a Wuhan, ad agosto ha raggiunto il suo livello più basso mai registrato. Ma anche in Europa vaste zone hanno sofferto ripetuti episodi di caldo estremo. Il Regno Unito il 19 luglio ha registrato il suo record nazionale, con oltre 40 gradi per la prima volta. Il caldo è stato accompagnato da siccità e incendi. I fiumi europei, fra i quali il Reno, la Loira e il Danubio sono scesi a livelli critici.

“Maggiore il riscaldamento, peggiore l’impatto” ha commentato il segretario generale della Wmo, Petteri Taalas . E ha precisato che: “Abbiamo livelli così alti di anidride carbonica nell’atmosfera oggi che l’obbiettivo di 1,5 gradi (di riscaldamento rispetto ai livelli pre-industriali) dell’Accordo di Parigi è a malapena raggiungibile”. Per il segretario “è già troppo tardi per molti ghiacciai, e lo scioglimento continuerà per centinaia se non migliaia di anni, con enormi conseguenze sulla sicurezza idrica”.

“Quelli meno responsabili del cambiamento climatico soffrono di più – ha concluso Talaas -, come abbiamo visto con le terribili alluvioni in Pakistan e la lunga e mortale siccità nel Corno d’Africa. Ma anche società ben preparate quest’anno sono state colpite dagli eventi estremi, come abbiamo visto per le ondate di calore e la siccità in larga parte d’Europa e della Cina meridionale”.

Come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel suo messaggio a COP 27: “Le persone e le comunità ovunque devono essere protette dai rischi immediati e sempre crescenti dell’emergenza climatica. Dobbiamo rispondere al segnale di soccorso lanciato dal Pianeta; un risposta che deve avvenire con l’azione: un’azione per il clima ambiziosa e credibile”.

dal sito www.rainews.it