Covid Cina, Schillaci: “Primi tamponi dopo arrivi, varianti già presenti in Italia”

Covid Cina, Schillaci: “Primi tamponi dopo arrivi, varianti già presenti in Italia”

Il ministro della Salute nell’informativa in Senato: “Tempesta perfetta, lezione su come non gestire epidemia”

Dal sequenziamento dei primi tamponi effettuati ai passeggeri in arrivo dalla Cina sono stati riscontrate solo varianti già presenti. Ad assicurarlo il ministro della Salute Orazio Schillaci in una informativa al Senato sui provvedimenti di controllo sanitario negli aeroporti per i passeggeri provenienti dalla Cina.

Presso lo scalo di Malpensa, “a fronte di 96 passeggeri sottopostosi al tampone di screening sono stati riscontrati 32 positivi (33%) al Sars-CoV-2, mentre sul secondo volo, su 123 passeggeri che hanno effettuato il tampone, 61 (50%) sono stati identificati come casi Covid-19. I dati preliminari provenienti da varie fonti, compresi i primi risultati di laboratorio del sequenziamento dei campioni raccolti a Malpensa, evidenzierebbero comunque la circolazione di varianti e sottolignaggi già presenti sul nostro territorio”, ha chiarito il ministro che ha convocato “per la giornata di domani l’Unità di crisi quale Osservatorio del ministero sulla materia”.

Inoltre, “su mia proposta è stato convocato l’Health Security Committee (Hsc)” dell’Ue “per discutere di misure congiunte da adottare”.

In Cina stiamo assistendo da “quest’autunno a una tempesta perfetta, con una copertura vaccinale” contro Covid-19 “insufficiente e la maggior parte delle persone ancora suscettibili” al virus, ha sottolineato il ministro della Salute rimarcando: “La riduzione repentina delle misure di restrizione, causata dalla protesta popolare ha funzionato da innesco perfetto, generando inevitabilmente un impressionante numero di nuovi casi (le stime non ufficiali degli osservatori occidentali arrivano a oltre 250 milioni di casi, circa un abitante su 5), con una previsione a breve di oltre un milione e mezzo di decessi”.

“Un percorso tutt’altro che virtuoso, gestito attraverso una politica sanitaria sbagliata – ha sottolineato Schillaci – Prima condannati a una dura restrizione delle libertà fondamentali e poi all’esplosione della pandemia a seguito dell’allentamento delle stesse misure restrittive. Una lezione per l’intero pianeta su come non vada mai gestita un’epidemia”.

“La situazione in Cina sul Covid appare un unicum quasi paradossale – ha aggiunto – Un percorso inverso rispetto a quanto fatto in Europa e in Nord America. E’ stata la prima nazione a osservare i casi e nella primavera del 2020 ha avuto il più alto numero di contagi. Le immagini degli ospedali di Wuhan e delle altre megalopoli cinesi sono state un’icona della malattia. Ha applicato norme di restrizione e mitigazione impressionanti, ma anche inaccettabili per una democrazia”, ha sottolineato.

“Il lockdown è stato una misura permanente, con fasi di apertura seguite da misure restrittive durissime anche a seguito di poche decine di casi segnalati. Alla fine di novembre in Cina erano segnalati solo 4 milioni di casi, a fronte di una popolazione di 1 miliardo e mezzo di persone. Anche altri stati dell’area del Pacifico – ha ricordato il ministro – avevano scelto una politica di stretto controllo della diffusione del contagio, ma parallelamente avevano attuato campagne vaccinali altamente efficienti”.

Secondo il ministro, “in Cina l’argine della vaccinazione contro il Covid non ha funzionato per diversi motivi: poche le vaccinazioni eseguite rispetto al numero totale di cittadini; scarso il livello di protezione conferito dai vaccini utilizzati, che sono stati diversi da quelli usati nei paesi occidentali; ridotto il numero di persone anziane e fragili vaccinate, per di più con poche dosi di richiamo. Nella città di Shanghai, il 62% degli over 60 non è coperto con terza dose e il 38% non è mai stato vaccinato”.

Infine, la strategia di contenimento in Cina “è stata basata quasi esclusivamente sulle misure di restrizione, venendo a mancare una contestuale azione di efficace prevenzione sanitaria come invece è stato fatto nel nostro Paese. Il virus, la variante Omicron in particolare – ha precisato Schillaci – è fino a poco tempo fa circolata poco in Cina, con una conseguente bassissima immunità ibrida: ciò anche in quanto, a differenza di quanto avvenuto in Europa, una minima parte della popolazione è stata esposta al virus attraverso l’infezione naturale”.

“Per quanto riguarda i passeggeri provenienti dalla Cina attraverso voli indiretti che hanno fatto scalo in Paesi dell’area Schengen, è necessario un raccordo in sede Ue per prendere una decisione comune che possa servire a limitare l’afflusso di persone positive dal Paese asiatico”, ha affermato.

“A questo proposito – ha sottolineato Schillaci – fin dalla mattinata del 27 dicembre ho mantenuto continui contatti con le principali Istituzioni europee, tra le quali la Commissione e lo European Center for Disease Prevention and Control (Ecdc, Centro europeo di controllo delle malattie). Tali contatti vengono tenuti per un continuo scambio di informazioni di natura epidemiologica e microbiologica, anche al fine di assumere provvedimenti in tempi rapidi. Inoltre il ministero partecipa alla rete Early Warning Response System (Ewrs) ai fini dell’identificazione di allerte precoci”.

Rischio nuove varianti

“Il problema Cina oggi va affrontato con tempestività e coesione internazionale. I dati, pochi e poco trasparenti, stanno creando timore nella comunità internazionale, anche quella scientifica. Il timore principale è che, in un Stato con un’alta percentuale di non vaccinati, in cui sono stati utilizzati vaccini poco efficaci che danno una bassa protezione di popolazione, una così forte crescita esponenziale dei contagi, oltre a causare numerose vittime (5.000 al giorno secondi dati ufficiosi degli osservatori internazionali), possa generare la selezione di una nuova variante, molto più immunoevasiva e trasmissibile, che traghetti l’evoluzione di Sars-CoV-2 oltre Omicron, la variante dominante a livello globale ormai dalla fine del 2021”, ha spiegato il ministro. “Anche questi timori vanno comunque affrontati razionalmente – ha avvertito – rimanendo ancorati alle basi scientifiche ed evitando interpretazioni affrettate e allarmistiche che potrebbero generare sfiducia e inutili paure nella popolazione”.

“Al momento – ha aggiunto il ministro – le poche informazioni che arrivano dalla Cina indicano che le varianti che stanno alimentando questa nuova imponente ondata di contagi sono le stesse che già circolano da tempo a livello globale, ancora quindi all’interno delle sottovarianti di Omicron. La stessa sottovariante BF.7, su cui si stanno concentrando timori probabilmente infondati, è una evoluzione della BA.5, già circola da tempo anche alle nostre latitudini ed è meno immunoevasiva delle varianti BQ che sono al momento dominanti in Europa e Nord America. Il salto evolutivo da monitorare con attenzione – ha puntualizzato Schillaci – sarebbe quello oltre i confini di Omicron, con la nascita di un’altra vera nuova variante di interesse, ma al momento questa rimane un’ipotesi non supportata da dati epidemiologici reali”.

“Prorogato al 30 aprile obbligo mascherine in ospedali e Rsa”

“Oggi ho firmato l’ulteriore proroga fino al 30 aprile 2023 dell’obbligo dell’uso delle mascherine nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie, ivi compresi gli ambulatori e gli studi dei medici di medicina generale”, ha fatto sapere inoltre il ministro della Salute, elencando una serie di “ulteriori misure” adottate nel nostro Paese, a fronte dell’evoluzione epidemiologica Covid-19 in Cina”.

Schillaci ha riferito che è stato “rafforzato lo stretto monitoraggio delle varianti attraverso le cosiddette ‘flash surveys’ condotte mensilmente in collaborazione con le Regioni, la piattaforma ‘I-Co-Gen’ dell’Istituto superiore di sanità che raccoglie informazioni continue sull’andamento delle varianti identificate nei principali laboratori italiani e lo studio delle varianti presenti nelle acque reflue”. E stato inoltre “definito il Piano di preparedness per la gestione della circolazione del Covid nella stagione invernale 2022-2023”.

“E infine – ha annunciato il ministro – per rafforzare il monitoraggio sull’evoluzione epidemiologica derivante dai potenziali rischi legati alla situazione creatasi nella Repubblica Popolare Cinese, ho provveduto a convocare per la giornata di domani l’Unità di crisi prevista dal Dm 7 agosto 2019 quale Osservatorio del ministero sulla materia”.

dal sito www.adnkronos.com