Groenlandia e fusione del permafrost: “Nei nostri mari invasione di specie aliene”

Groenlandia e fusione del permafrost: “Nei nostri mari invasione di specie aliene”

Isabella Pratesi (WWF) dopo l’ultima spedizione tra gli Inuit: “Effetto serra e acidificazione degli Oceani. Ecco che cosa sta provocando il cambiamento climatico”

Cambiamento climatico e Artico: l’ultima spedizione del WWF ha cercato di documentare “quali siano gli effetti tangibili” del climate change, “quanto gli ecosistemi si stiano trasformando e quanto questo cambi anche la vita degli animali e delle comunità”.
Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione dell’organizzazione, ha portato a casa tanti spunti di lavoro e un’immagine che l’ha suggestionata più di tante altre. Racconta: “Siamo stati in Groenlandia, tra gli Inuit. Ho in mente il permafrost sul fondo marino che si sta fondendo assieme a quello terrestre, per il cambiamento della temperatura del pianeta. E questo porta a far emergere importanti gas serra, come CO2 e anche metano, che è molto più clima-alterante”.

Riscaldamento degli Oceani
Riflette Isabella Pratesi: “Quasi il 90% dell’aumento della temperatura del pianeta viene immagazzinato dalle acque degli Oceani, cosa che sta portando a conseguenze drammatiche, penso anche all’acidificazione. Che provoca ad esempio una riduzione della concentrazione di ossigeno e della produzione di plancton”.

Anche il Mediterraneo, spiega Pratesi, “ha subìto una di queste preoccupantissime ondate di calore. Si sono verificate punte di 30 gradi, assolutamente pericolose per tutti gli ecosistemi del mare”.

Tutto questo naturalmente “ha effetto anche sul nostro benessere, perché ci sono centinaia di migliaia di comunità che vivono di pesca. Poi quando gli ecosistemi marini vanno in crisi producono meno ossigeno e assorbono meno CO2. Quindi amplificano la crisi climatica”. E c’è un problema di “specie aliene”, visto che “quando le acque dei mari si riscaldano cambiano le condizioni e i parametri ecologici, e chiaramente anche le specie tropicali trovano un habitat idoneo. Com’è successo nel Mediterraneo. Con danni e pericoli non solo per le persone, perché alcune sono velenose, ma anche per le specie autoctone”.

Il pesce scorpione
Un simbolo del cambiamento, ricorda Isabella Pratesi, “è sicuramente il pesce scorpione, che è risalito dal canale di Suez e invece di morire perché le acque erano troppo fredde in realtà si è trovato bene e si sta diffondendo. Pericoloso anche a toccarlo, quasi letale. Ma le specie aliene che si stanno diffondendo ormai sono decine”.

dal sito www.quotidiano.net