Von der Leyen: fondo sovrano per finanziare la transizione energetica e club delle materie prime con Usa contro la Cina

Von der Leyen: fondo sovrano per finanziare la transizione energetica e club delle materie prime con Usa contro la Cina

L’Unione europea accelera sulla fine della sua dipendenza dalle importazioni russe di combustibili fossili. I negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno, infatti, raggiunto un accordo provvisorio sulla proposta RepowerEu che mira a rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione, diversificando l’approvvigionamento energetico e rafforzando l’indipendenza e la sicurezza dello stesso. Il testo concordato nella notte è ora soggetto all’approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo prima di essere sottoposto alla procedura formale di adozione.

“Accordo nella notte sul RepowerEu! Contribuirà alla nostra

indipendenza energetica e alla transizione climatica. Congratulazioni!”, ha commentato via Twitter il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni. Plauso via Twitter anche da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “Mentre l’Europa sta voltando le spalle al gas russo, RepowerEU è il nostro piano per garantire un futuro di energia pulita. Questo accordo sblocca risorse significative per implementare il nostro piano, a beneficio dell’intera Ue”.

Gli obiettivi del RepowerEu
Tra gli obiettivi principali del RepowerEu vi sarà l’aumento della resilienza, della sicurezza e della sostenibilità del sistema energetico dell’Unione attraverso la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e aumentando l’adozione delle energie rinnovabili. Il RepowerEu “ci consentirà di finanziare investimenti e riforme necessari”, ha aggiunto Zbynek Stanjura, ministro delle Finanze della Repubblica ceca.

La von der Leyen rilancia la creazione di un fondo sovrano per la transizione energetica
La presidente della Commissione Ue von der Leyen ha anche rilanciato, intervenendo all’Europarlamento a Strasburgo, l’idea di creare un fondo sovrano a sostegno della transizione energetica. “Dobbiamo rafforzare le nostre basi industriali green tech e dobbiamo assicurarci che gli aiuti agli investimenti e i crediti d’imposta raggiungano i settori interessati più facilmente e più velocemente”, ha detto. Per questo, ha spiegato, “a gennaio proporremo un nuovo quadro per accelerare la transizione. Semplificherà le norme sugli aiuti di Stato colmando il divario esistente per indirizzare l’intera catena del valore dei settori verdi strategici, compresa l’occupazione su larga scala e l’accesso alle materie prime”. Non sono ancora chiari il ruolo e la capacità di finanziamento del nuovo fondo sovrano europeo, tuttavia la presidente della Commissione Ue ha già indicato che le risorse dovrebbero essere aggiuntive rispetto a quelle del bilancio europeo. Se ne discuterà il 15 dicembre al Consiglio europeo. La prospettiva di nuovo indebitamento comune Ue divide i governi, ma le difficoltà continentali a reggere la concorrenza americana quanto cinese relativamente al sostegno all’industria nazionali potrebbero costringere la Ue a prendere decisioni che appaiono improbabili.

Proposto un club delle materie prime con Usa contro la Cina
A proposito di concorrenza cinese, la presidente della Commissione Ue si è soffermata sul fatto che la produzione e la lavorazione di alcune delle materie prime critiche di cui c’è più bisogno sono controllate da un solo Paese: la Cina, condividendo, quindi, la preoccupazione degli Stati Uniti “per questa vulnerabilità strategica che abbiamo”. Una delle possibili soluzioni per superare questo monopolio, ha suggerito, sarebbe “creare un club delle materie prime con gli Stati Uniti e con altri partner con l’obiettivo di avere affidabilità, trasparenza, condizioni eque. E siamo pronti a lavorare sodo su tutto questo per rafforzare la nostra base industriale”, ha promesso.

Fumata nera su price cap a gas europeo
Resta il nodo di un tetto al prezzo del gas europeo (-4% a 131,75 euro a MWh il 14 dicembre). I ministri dell’Energia Ue, infatti, non sono riusciti il 13 dicembre a raggiungere un accordo sull’introduzione di un price cap per tutta l’Unione (partendo dalla proposta iniziale di 275 euro a MWh si starebbe dibattendo ora su livelli di cap tra 160 e 220 euro a MWh nonché sull’applicazione del cap anche sui mercati OTC), l’ultima contromisura in seguito alle interruzioni delle forniture di gas naturale all’Europa da parte della Russia. Le distanze tra i singoli Paesi si sono, comunque, visibilmente accorciate. Da un lato, Danimarca, Austria e Germania sono preoccupati dell’idea di introdurre un meccanismo di correzione del prezzo del gas che potrebbe mettere a rischio l’approvvigionamento e la stabilità del mercato. Dall’altro, i governi di 10-15 Paesi, tra cui l’Italia, da tempo spingono per l’introduzione di un tetto al prezzo facile da gestire e applicabile a più mercati e a più contratti a termine. “Abbiamo fatto progressi, ma non abbiamo ancora finito. Non tutte le domande hanno trovato risposta oggi”, ha detto il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck. I ministri dell’Energia Ue si riuniranno di nuovo il 19 dicembre.

Le utilities italiane più esposte al segmento retail
L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo vede limitate possibilità di raggiungere un accordo alla prossima riunione. Mentre Mediobanca Securities continua a credere che la vera soluzione alla crisi energetica europea passi attraverso il cambiamento dell’attuale struttura del mercato dell’elettricità, disaccoppiando le dinamiche del gas dalla determinazione dei prezzi delle tecnologie infra-marginali. Ma una decisione sul price cap è importante soprattutto in vista della prossima stagione invernale, per la quale la ricostituzione delle scorte durante il 2023 potrebbe essere più problematica del 2022 in caso di maggior indisponibilità dei flussi gas russi per tutto l’anno. Il cap eviterebbe, quindi, gli eccessi e i picchi di prezzo, riducendo la rischiosità sul ciclo dei pagamenti da parte dei clienti e la gestione della liquidità da parte delle società energetiche. Tra le più esposte al segmento retail Enel, Iren, A2A, Acea ed Hera, secondo Equita Sim.

dal sito www.milanofinanza.it