FRACCAZZETTO A SANSCEMO
di Pancrazio Anfuso

di | 14 Feb 2023

Titolo rubato a un Mucchio Selvaggio d’epoca Cionfoli (o era Rockstar?) dopo una settimana vissuta pericolosamente (l’originale era Frà Cazzetto, ma qui non ci sono i frati)

Cari amici, non penserete mica che mi unisca al coro dei commentatori sanremesi, che tra Twitter e Facebook (altri social non ne frequento) hanno chi allietato, chi ammorbato la settimana. Sanremo è l’evento dell’anno perché la gente si riunisce, lo vede in gruppo, mangia, beve, commenta. Si diverte, insomma, e chi sono io per levargli il giocattolo?

Il titolo, però, viene spontaneo, a guardare le immagini di Blanco, che miracolosamente sono riuscito a schivare in video. Le foto erano impossibili da evitare, se si leggeva mezzo giornale. Quindi il fraccazzetto del 2023 è certamente lui.

La melassa nazionalpopolare di Amadeus e i toni soft della divina Ferragni hanno ingelatinato per una settimana il Paese, inerte come un gatto tenuto per la collottola. Non che fosse vivace prima. Intorpidita la cervice, in molti hanno evitato il fastidio di votare, poi, per l’elezione dei Presidenti di Regione Lazio e Lombardia, che hanno registrato affluenze che manco un fiume in secca. Strano che la presenza di candidati discussi non abbia stimolato alcuna reazione nel flaccido corpo elettorale.

Francesco Rocca, eletto nella Regione Lazio, ha sul curriculum una condanna per spaccio di droga: tutti possono redimersi ed avere diritto a una seconda possibilità, quindi evviva lui. Ma strano che un candidato con le sue credenziali non abbia smosso un friccico di vita in chi non era favorevole alla sua elezione.

Fontana, in Lombardia, ha occupato le cronache di giornali e televisioni per una gestione criticatissima della pandemia, con tanto di record di morti, di opache questioni di approvvigionamenti e di polemiche sull’origine delle risorse economiche che ha a disposizione. Risultato: no contest, rivali sbaragliati, elettorato al calduccio a casa a canticchiare i motivetti di Mengoni e Giorgia, rimasti nella mente: sai, quella canzone che fischietti per giorni e non ti lascia mai…

Che vincano i candidati di destra comunque sembra normale, in questa fase in cui la pancia del Paese può finalmente lasciarsi andare alle flatulenze e ai rutti che ha dovuto trattenere per decenni, sottoponendosi malvolentieri alla tortura del politically correct e alla melassa buonista.

Rassicurato sulla rispettabilità delle sue puzze e dei suoi cattivi pensieri, il cittadino flirta con il Presidente del consiglio, una biondina grintosa che promette una legislatura scoppiettante, appena cominciata. Non si capisce, però, quale ragione tenga a casa chi potrebbe fare il piccolo sforzo di votare per provare a opporsi. Mancanza di candidati, crisi della rappresentanza o che?

Se la destra candidasse Landru (ehehe, chissà chi se lo ricorda) troverebbe un elettorato che, compatto, si recherebbe a votarlo, essendo il femminicidio tutto sommato un inciampo minore, che si può perdonare nella lunga esistenza di un uomo.

L’elettore non-di-destra, invece, sta lì con la lente d’ingrandimento, critica, annoiato, convinto che potrebbe fare, se volesse, il Presidente in proprio di qualunque cosa, come Schlein che si candida alla segreteria di un partito prendendone la tessera solo allora. Magari lo farà benissimo, ma comincia a costruire la casa dal tetto.

Tutto questo tormento da divano partorisce lo sbadiglio e il sopore che trattiene le stracche natiche del cittadino dal sollevarsi e recarsi, tessera elettorale alla mano, a fare da argine, matita in resta, alla marea nera che monta.

Così loro si prendono tutto, e resta l’esercizio quotidiano del rabbrividire a leggere titoli e a sentire le veline dei notiziari, storcendo la bocca, ché noi siamo mille volte meglio, anche se non si sa noi chi, e cambiando canale ogni volta che latra uno sgrammaticato inelegante villanzone, razzista, sessista e volgare, che posa le chiappe sulle poltrone più importanti, contando di restarci per un pezzo. Tanto l’opposizione non c’è, per mancanza, prima ancora che dei rappresentanti, di un minimo grumo di elettori interessati a evitare che tutto finisca in mano a chi sa bene cosa fare, per cambiare faccia al Paese, e lo fa.

Che quella faccia sia brutta lo si constata facilmente, dal divano. Ma poi ricomincia Sanremo.

Chissà se i Pooh cantano ancora Piccola Ketty…

Articolo pubblicato sul sito www.pancrazioanfuso.substack.com

 

Immagine dal sito www.cinecorriere.it

 

di Pancrazio Anfuso