La Commissione Ue pone le fondamenta del diritto alla riparazione: anche oltre la garanzia e standard comuni

di | 1 Apr 2023

Nella nuova proposta di direttiva compare l’obbligo per i produttori di intervenire su beni difettosi o usurati nei 5/10 anni successivi alla vendita, a seconda della tipologia e dei requisiti secondo gli atti giuridici Ue. Previsti risparmi pari a 3 milioni di tonnellate di rifiuti nell’arco di un quindicennio

Bruxelles – Durante e oltre la durata della garanzia legale. Il diritto alla riparazione si prende la scena delle azioni a tutela di consumatori e ambiente in ambito tecnologico, per mettere fine alla tendenza di sostituire i beni di consumo ogni volta che si guastano o si rivelano difettosi. Con le nuove misure previste dalla proposta di direttiva per la promozione della riparazione dei prodotti al posto della sostituzione “i consumatori otterranno gli strumenti necessari per scegliere la riparazione e dare un contributo positivo all’economia circolare“, ha messo in chiaro il commissario europeo per la Giustizia.

Una proposta che si concentra su due direttrici: come spingere sulla riparazione nei due anni di garanzia legale con opzioni “più facili ed economiche” e come tutelare i consumatori anche oltre il periodo di vincolo per produttori e venditori “per qualsiasi difetto che possa verificarsi”. Associandola all’altra proposta di direttiva presentata sempre oggi (22 marzo) sulle dichiarazioni ambientali e contro il greenwashing, l’iniziativa sul diritto alla riparazione è un tentativo di ridurre gli sprechi da una parte e di incentivare lo sviluppo di modelli di business sostenibili, “perché gli investimenti nella riparazione ripagano”, ha sottolineato il commissario Reynders.

Lavatrici, asciugatrici e lavastoviglie per uso domestico, apparecchi di refrigerazione, display elettronici, apparecchiature di saldatura, aspirapolvere, server e archiviazione dati. Sono questi i beni di consumo previsti dalla proposta sul diritto alla riparazione su cui i produttori sono obbligati a intervenire “per 5-10 anni dall’acquisto”, in base alla tipologia del prodotto e ai requisiti di riparabilità secondo gli atti giuridici dell’Unione: miglioramento della facilità di smontaggio, accesso ai pezzi di ricambio e informazioni sulla riparazione. Telefoni cellulari, telefoni cordless e tablet “saranno presto inclusi in questo elenco, quando saranno adottati i rispettivi requisiti di riparabilità per la progettazione ecocompatibile”, precisa la Commissione Ue.

Come si articola il diritto alla riparazione
Non è stata modificata l’estensione della garanzia legale di 2 anni perché, come precisano funzionari Ue, “non ci avrebbe aiutati a raggiungere lo scopo preposto, con una garanzia più estesa i consumatori sarebbero stati spinti a sostituire ancora di più”. In ogni caso, nel primo arco temporale ‘tutelato’ dopo l’acquisto, il diritto alla riparazione si esplicita con l’obbligo per i venditori a offrire sempre la possibilità di mettere mano al prodotto difettoso o usurato, “a meno che la riparazione non sia più costosa della sostituzione”. Il discorso cambia una volta che scade la garanzia legale, quando venditori e produttori legalmente non avrebbero più vincoli nei confronti dei consumatori. In questo caso la Commissione Ue ha deciso di intervenire fornendo una serie di strumenti per estendere temporalmente il diritto alla riparazione, rendendolo “facile e accessibile”.
Per i prodotti “tecnicamente riparabili” secondo i requisiti Ue, potrà essere richiesto l’intervento sia in caso di difetto sia in caso usura: “Ciò garantirà che i consumatori abbiano sempre qualcuno a cui rivolgersi quando decidono di riparare i loro prodotti”. Sarà anche sviluppato uno standard europeo di qualità di durata e disponibilità per i servizi di riparazione, agevolando l’identificazione di chi è impegnato a garantire “una qualità superiore”, sulla base di una lista aperta di aderenti a uno “standard minimo” comune. È previsto anche l’obbligo per i produttori di informare i consumatori sui prodotti che sono obbligati a riparare da soli e sarà istituita una piattaforma di abbinamento online per mettere in contatto tutti i livelli della catena di valore di prodotti ricondizionati, con la possibilità di effettuare ricerche per località e standard di qualità. Come ultima leva del diritto alla riparazione è previsto un modulo informativo europeo per le riparazioni, per rendere trasparenti le condizioni e i prezzi e per facilitare il confronto tra le offerte.

Tutte misure che contribuiranno agli obiettivi del Green Deal europeo e della neutralità climatica al 2050, perché “meno prodotti scartati significa meno rifiuti, meno materiali necessari per produrre nuovi beni e meno emissioni di gas serra nel processo di produzione e vendita”. Portati sul piano delle stime di risparmio, le dichiarazioni del gabinetto von der Leyen si dovrebbero tradurre in “18,5 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra, 1,8 milioni di tonnellate di risorse e 3 milioni di tonnellate di rifiuti risparmiate nell’arco di 15 anni“. Ma è atteso anche un sostanziale impatto economico. Secondo la proposta della Commissione, il diritto alla riparazione dovrebbe portare risparmi pari a 15,6 miliardi di euro nei prossimi 15 anni per venditori e produttori, “poiché ripareranno i prodotti invece di sostituirli gratuitamente in base alla garanzia legale”. Per i consumatori questo dato dovrebbe raggiungere i “176,5 miliardi di euro”, mentre la crescita e gli investimenti nel settore delle riparazioni “aumenteranno di 4,8 miliardi di euro” nello stesso arco temporale.

 

dal sito www.eunews.it