“IL MONDO CHE VA”
l’ultimo libro di Goffredo Palmerini
Prefazione di Patrizia Tocci

di | 12 Apr 2023

L’AQUILA – E’ uscito lo scorso dicembre 2022 per le Edizioni One Group “Il mondo che va”, dodicesimo libro di Goffredo Palmerini. Giornalista e scrittore, Palmerini ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel Mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016), “L’Italia nel cuore” (2017), “Grand Tour a volo d’Aquila” (2018), “Italia ante Covid” (2020), “Mario Daniele, il sogno americano” (2021), tradotto e pubblicato anche negli Stati Uniti, “Mosaico di Voci” (2021).

“Il mondo¬ che va – annota in quarta di copertina Francesca Pompa, presidente della società editrice One Group -, un esercizio di delicati equilibri tra il narrante e la vita intorno che diventa racconto nell’accogliere ora questa, ora quell’altra storia. Ora un luogo lontano, ora il territorio di prossimità. Mille voci e altrettanti volti entrano a popolare il puzzle dei tanti argomenti trattati che dilatano gli orizzonti e offrono scenari che aprono cuore e mente, fatti di avventura, meraviglia e tradizioni. Goffredo Palmerini è un cesellatore pieno di acume che con occhi attenti osserva anche il più piccolo particolare di quel “mondo che va” al di là di tutto e nonostante tutto. È la forza trainante che va a doppia distanza “l’Italia di qua” e “l’Italia di là”, oltre confine. In questo girovagare si snodano incontri, incroci, avvenimenti e vicende accompagnate da frammenti di vita collettiva. “Le storie possono aiutarci a capire e a dire chi siamo”, ha scritto Papa Francesco nella giornata mondiale della comunicazione sociale. Senza essere catturati dalla trappola delle spiegazioni, l’arte giornalistica del raccontare aiuta a elaborare, a comprendere e a interpretare il continuo divenire dei nostri giorni. Questo libro è una “casa ospitale”: fa posto a tutte le generazioni, intreccia voci e avvenimenti tra passato e futuro, tra storie di rinascita e di speranza.” Il volume è rinvenibile su tutte le agenzie di vendita on line. Se può essere d’interesse, qui di seguito si propone la Prefazione di Patrizia Tocci, docente, finissima scrittrice e critica letteraria.

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PREFAZIONE
di
Patrizia Tocci

Goffredo Palmerini fa sempre un passo indietro, quando scrive. Un po’ come quando lo incontri che, prima ti guarda sorridendo e poi ti abbraccia: e in quel sorriso c’è già tutto il “personaggio”. Perché Goffredo è un personaggio antipersonaggio e tutta la sua opera intera lo dimostra. È capace di far parlare gli altri, nei suoi testi, mettendosi da un lato e raccontando, come una voce fuori campo in un bel servizio giornalistico che ti resta a lungo nella memoria. Palmerini fa questo e non solo questo. Lo ha fatto in modo eccellente nei libri precedenti, raccontando ed intercettando le storie di emigrazione degli italiani nel mondo e finendo per diventare un vero ambasciatore dell’Italia fuori d’Italia; raccogliendo testimonianze di avvenimenti culturali locali o internazionali, e momenti importanti per una comunità; tessendo e ritessendo fili tra memorie lontane e realtà contemporanee.

Un mosaico di voci, appunto (bel titolo del penultimo libro, pubblicato nel sempre con edizioni One Group). Siamo di fronte ad uno stile conciso, una scrittura corretta, elegante, lineare; “lo bello stilo che ci ha fatto onore” percorre tutti questi vari brani del libro, diversi per argomento ma legati da un filo rosso spesso e robusto. Molti fili si intrecciano con quelli dei numerosi altri libri che Goffredo ha dato alle stampe negli anni e che hanno avuto sempre ottima accoglienza. Questo nuovo volume “Il mondo che va” contiene un diario di lettura a cuore aperto: preziose schede letterarie a cui Palmerini aggiunge sempre un guizzo personale, dovuto spesso alla conoscenza diretta dell’autore o dell’autrice, alle frequentazioni della sua vita di amministratore pubblico ma anche di uomo di lettere, appassionato e vivace lettore di tanti amici ed amiche che hanno frequentato la poesia e la letteratura.

A questa lunga conoscenza e frequentazione con l’autore, a questa bella stima ed amicizia reciproca, mi piace aggiungere una perla, come a una bella collana: il ricordo personale che riguarda l’esordio, del mio primo libro: Un paese ci vuole, pubblicato per le Edizioni Japadre, nel lontano 1990. Lo presentai per la prima volta sotto le ali di Goffredo e Giosafat Capulli, nella pro loco di Onna (L’Aquila). E fu un momento molto bello. Quante cose sono accadute da allora, quanta vita e quanti libri, quanti incontri, quante storie per entrambi. Eppure quel filo di amicizia non si è mai spezzato ed eccomi qui a leggere il suo lavoro, a cercare di accompagnarlo con rispetto, svelandone qualità e quantità peculiari.

Il volume ci suggerisce la dimensione pregnante di una vita spesa ad ascoltare gli altri, a leggerli, ad incontrarli per lasciare il segno di questo passaggio proprio in mezzo alle pagine. A volte con una dolcissima forma di pietà per gli amici che non ci sono più; a volte con ethos civile per qualche momento di bellezza, a volte con vicinanza emotiva per qualche premio ricevuto per gli amici: l’autore infatti parla sempre poco di sé, dei suoi premi, delle sue belle e internazionali affermazioni. La stessa delicatezza la avvertiamo nel momento più rivelatore e più caro del libro: la pubblicazione integrale di un piccolo manoscritto, un quaderno del padre Vinicio Palmerini, internato militare in un lager presso Lipsia, durante la seconda guerra mondiale: il documento è venuto alla luce dopo il terremoto del 2009 che ha segnato per molti di noi uno spartiacque doloroso. L’autore riporta fedelmente le parole del padre scritte a matita; ci fornisce informazioni sul periodo, sulle circostanze ma senza mai esagerare.

C’è pudicizia, delicatezza, timidezza nel presentare queste pagine così vicine alla propria vita; nello stesso tempo c’è tanta fiducia nel lettore da affidarci questa testimonianza così come è, nella sua schiettezza disarmante, dolorosamente bella e cara. Non nego che a questo punto mi sono commossa, anche io. In effetti quelle parole vergate a matita, nate da una storia con la s minuscola che però si innesta perfettamente nella grande Storia, hanno il sapore schietto della testimonianza, di vita vera e vissuta; ci introducono a una delle tante molle segrete di questo libro: il dovere della testimonianza. Ancora una volta la scrittura si trasforma in cronaca emotiva, partecipata: ci riporta a una idea di comunità religiosa e civile che sottende tutto, un grande affresco in cui si mescolano vite e partecipazione per i premi degli altri, dolorosi sentimenti di scomparsa degli amici, la città dell’Aquila con la sua antica Perdonanza, ormai dichiarata patrimonio dell’Unesco. Non a caso il libro è dedicato a Papa Francesco che ha recentemente visitato la città dell’Aquila in piena Perdonanza, lasciando una scia emotiva fortissima e regalando alla città una Perdonanza straordinaria che avrà la durata di un anno.

Sfilano, come in una galleria, i ritratti degli amici, le partecipazioni ai tanti premi letterari che continuano ad avere Goffredo tra i nomi eccellenti dei giurati; le riflessioni sui libri appena pubblicati, analisi, ricordi, osservazioni. C’è anche una specie di diario personale, a cuore aperto, in cui Palmerini ricorda amici scomparsi da poco e affida alla pagina e alla scrittura il compito di eternare questi ritratti: aggiunge sempre un dettaglio, una parola, una circostanza, un’espressione sentita per l’amico scomparso che ci fa sentire la vicinanza emotiva, la partecipazione, la tenerezza amicale.

La fede, la solidarietà, l’amicizia sono i valori portanti di questo ultimo libro ma appartengono a tutta l’opera di Goffredo Palmerini: un’etica sociale che trova nella gentilezza e nella reciprocità del riconoscersi la sua radice più lontana. Tutto è degno di storia, da questo punto di vista; anzi, forse, le vite dei singoli riverberano in modo più chiaro mutamenti, rivoluzioni, cambiamenti e motivazioni. E la Storia rimane impigliata in questi bei ritratti che Palmerini tratteggia con mano ferma e penna veloce. Nella sua lunga carriera Goffredo ha scritto tanto, collezionato tanti premi: in contatto con tanta stampa oltreoceano, fa rimbalzare notizie per tante comunità che tessono fili e che continuano a sentirsi, ritrovarsi nei suoi resoconti. Quando Goffredo leggerà la mia prefazione avrà un sorriso imbarazzato e timido sul volto, un gesto senza parole come a schermirsi: “sei stata troppo buona, Patrizia”. No, non sono stata troppo buona: avrei dovuto ancora elencare le tante iniziative, le tante situazioni e le tante presenze brillanti di cui si occupa il volume: tanti fatti che purtroppo potrei soltanto, e a torto, riassumere.

Questo libro, “Il mondo che va”, resta nel suo insieme un bel “documento umano” senza orpelli e mirabolanti aggiunte, fedele agli avvenimenti e alle persone che descrive: da bravo giornalista qual è, Goffredo Palmerini ci prende per mano e ci trascina in uno zibaldone, per varietà di temi, tenuto insieme da una idea di fondo che è ancora quella della fiducia nell’uomo, nella fede dei valori schietti e nella gentilezza. A questo “documento”, a questo libro si volgerà, per il piacere di leggere e di documentarsi, chi vorrà avere conto di questi ultimi anni, difficili e duri, in cui spesso la scrittura è stata conforto e barra dritta per navigazione in acque molto incerte.