Ok del Parlamento a scostamento di bilancio e Def. 3,4 miliardi per taglio cuneo fiscale nel 2023

di | 1 Mag 2023

Montecitorio approva con 221 voti, il Senato con 112. Il governo può ora procedere con la riduzione dei contributi per i redditi medio bassi (circa 15 euro al mese in busta paga). Nel 2024, 4,5 miliardi per la riduzione del carico tributario

Dopo lo ‘scivolone’ di ieri, con i voti di maggioranza che alla Camera sono mancati per approvare lo scostamento di bilancio propedeutico al taglio del cuneo fiscale da 3,4 miliardi per il 2023, oggi il Parlamento ha dato il via libera alla Relazione sullo scostamento di bilancio e al Documento di economia e finanza (Def) 2023. Montecitorio ha approvato con 221 voti a favore, Palazzo Madama con 112 sì.

Ora il governo può procedere con l’applicazione della riduzione dei contributi per i redditi medio bassi, con il conseguente aumento della busta paga quantificato in un importo medio di circa 15 euro al mese.

Alla Camera e al Senato è stata ripetuta la procedura per l’approvazione della Relazione sull’utilizzo dello scostamento di bilancio e sul Def, dopo che ieri un veloce consiglio dei Ministri aveva approvato una nuova Relazione sullo scostamento. Un passaggio, questo, che si è reso necessario a seguito della bocciatura alla Camera della prima Relazione.

I due rami del Parlamento hanno approvato due risoluzioni di maggioranza analoghe. Nella risoluzione che ha dato l’ok all’utilizzo dello scostamento di bilancio, il Parlamento autorizza l’esecutivo a destinare le risorse nel 2023 al taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente e al sostegno delle famiglie con figli e, nel 2024, al rifinanziamento del fondo per la riduzione della pressione fiscale anche per interventi a tutela dei lavoratori e delle famiglie.

La risoluzione sul Def impegna il governo, oltre che a conseguire i saldi di bilancio riportati nel documento, anche a favorire la crescita della produzione economica attraverso riduzioni del carico fiscale con particolare riferimento a lavoratori e famiglie e a valutare l’innalzamento delle pensioni minime e di invalidità. Tra gli impegni per il governo, la risoluzione indica la riallocazione della spesa nei settori che hanno un maggiore potenziale di crescita, misure anche strutturali per il sostegno alla natalità, incentivi all’occupazione, soprattutto femminile, misure di contrasto alla delocalizzazione delle aziende.

Giorgetti: “Avanti con senso di responsabilità, sta producendo frutti”
”Andiamo avanti come previsto: facciamo il decreto legge il 1 maggio e poi, sempre con quell’atteggiamento di responsabilità che mi sembra che stia producendo frutti, andiamo avanti” ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. ”’Credo che dagli errori si impara. Quindi spero che per il futuro non si ripetano situazioni simili”, aggiunge ricordando quanto accaduto ieri sul voto alla Camera.

Le scuse di FdI dopo la bagarre di ieri alla Camera innescano una miccia: anche oggi alta tensione in Aula
“Chiediamo scusa agli elettori e al presidente del Consiglio Meloni”. Oggi è stato il giorno del ‘mea culpa’ per la maggioranza di governo, dopo lo “scivolone” di ieri alla Camera sullo scostamento di bilancio, con la maggioranza battuta per soli 6 voti. E nel day after, il centrodestra ha serrato le fila e si è presentato compatto per il voto sulla nuova relazione al Parlamento approvata ieri in un consiglio dei Ministri lampo. Oggi il governo ha incassato il via libera del Parlamento, ma alla Camera la tensione è stata alta, tanto che il presidente Lorenzo Fontana è stato costretto a sospendere la seduta e a richiedere l’intervento dei commessi per evitare che la situazione degenerasse.

A innescare la miccia sono state le parole del capogruppo FdI, Tommaso Foti, che ha esordito dicendo: “Non perché ci è stato chiesto, ma perché lo riteniamo un dovere, noi chiediamo scusa agli italiani e al presidente del Consiglio per quanto è avvenuto ieri”. Foti ha riconosciuto che “questo spettacolo non l’avevamo mai dato”, “però, se dobbiamo fare l’elenco e sentirci dire” che gli assenti della maggioranza stavano facendo “il ponte del 25 aprile, consiglierei all’opposizione di guardare le sue, di assenze, perché non esiste un ponte per la maggioranza e un ponte per l’opposizione. Esiste un comune senso di responsabilità”.

E qui le opposizioni sono insorte, in particolar modo il Pd e i 5 stelle. La tensione è cresciuta e il presidente Fontana è intervenuto per la prima volta richiamando all’ordine i deputati. Da questo punto in poi è stato un crescendo, con Foti che ha accusato più volte i dem e alcuni deputati del Pd hanno perso la pazienza.

Nico Stumpo si è diretto sotto i banchi di FdI, da dove si levavano cori al grido di “fuori fuori”, rivolti ad alcuni esponenti dem che stavano lasciando l’emiciclo. “E’ venuto a minacciarci”, hanno detto dalla maggioranza. Fatto sta che per poco non è scoppiata una rissa, scongiurata dall’intervento tempestivo dei commessi e dalla conseguente sospensione della seduta.

Poco prima Fontana aveva interrotto i lavori a causa del malore che ha colto Angelo Bonelli, proprio alcuni minuti dopo il suo intervento in dichiarazione di voto (un mancamento, subito portato in infermeria, è stato poi accompagnato al Gemelli per ulteriori accertamenti). Foti ha ripreso a parlare, ma i toni in Aula ormai erano accessi e lo scontro tra maggioranza e una parte delle opposizioni ha oltrepassato i livelli di guardia.

La premier Meloni da Londra: “Il doppio incarico rende più facile che in Aula manchino i numeri”
Nel mirino finisce il regolamento della Camera, e si ipotizza un’accelerazione sulle modifiche dei quorum. “Credo che dobbiamo fare i conti con il fatto che il taglio dei parlamentari incide perche’ il doppio incarico rende piu’ facile che in Aula manchino i numeri”, osserva Meloni da Londra, nel secondo giorno di visita ufficiale. “Credo soprattutto che bisogna parlare con i capigruppo e trovare un modo per garantire che si riesca a fare il doppio lavoro lavorando di più, se necessario, perché purtroppo riguarda tutti. Ma non prevedo ipotesi di sostituzioni di doppi incarichi”, garantisce. “Bisogna però garantire i numeri. Insisto, non ci vedo un segnale politico, è stata una svista. Ho fatto tanti anni in Parlamento, può succedere ma non deve succedere più”, conclude la premier.

dal sito www.rainews.it