Natalità, ecco gli incentivi nei Paesi europei: dalla Francia all’Ungheria, cosa sapere

di | 2 Mag 2023

Maggiori servizi e incentivi alle coppie: sono queste le strade intraprese da tutti i Paesi europei per cercare di alzare il loro indice di natalità. L’Italia sembra più propensa a seguire il modello ungherese, dove ogni anno viene speso quasi il 6% del Pil per agevolare tanto le donne che decidono di sposarsi quanto le coppie. In Germania e Francia si privilegia l’accesso a servizi come i nidi, mentre in Spagna i papà hanno 16 settimane di congedo

L’obiettivo è quota 2. Non una missione impossibile per l’Italia, che parte da una media di 1,24 bambini per coppia, ma che sarebbe comunque un risultato a malapena sufficiente per mantenere inalterata la popolazione, al netto del saldo immigrati/emigrati. L’Italia, con la proposta del ministro Giorgetti di azzerare le tasse alle donne con figli, sembra più vicina al modello ungherese anche se c’è un altro modo per alzare il proprio indice di natalità, usato in Europa occidentale

IN EUROPA OCCIDENTALE – Il modello seguito in Europa occidentale, in particolare in Svezia, Francia e Germania, prevede di incentivare il lavoro femminile, aumentando nello stesso tempo i servizi, come i nidi, che permettano di poter conciliare il lavoro con la vita a casa

IN DANIMARCA – Il modello dei servizi è quello adoperato in Danimarca, dove tale incentivo è la principale forma di welfare famigliare: dal 70 al 100% del costo della retta degli asili nido, in un Paese dove uomini e donne hanno un tasso d’occupazione altissimo, è a – seconda del reddito – coperto dalle amministrazioni locali per ogni famiglia

IL MODELLO TEDESCO – In Germania la media attuale di figli per coppia è di 1,6, in decisa risalita negli ultimi anni, con il governo federale che è arrivato a spendere anche il 3% del Pil. Gran parte delle risorse finiscono soprattutto nei servizi, come i nidi gratuiti, una differenza abissale rispetto al nostro Paese, dove invece sono a pagamento. E se da noi spesso restano semivuoti, a causa soprattutto di una questione di costi, lì invece c’è la convinzione diffusa che aiuti i bambini a crescere meglio

GLI ASSEGNI – Berlino offre due tipi di assegni: il primo è il Kindergeld, un contributo universale non legato a limiti di reddito versato fino al diciottesimo anno d’età dei nascituri o ai venticinque per i figli di disoccupati o di studenti e garantisce un contributo di 219 euro per il primo figlio, 225 per il secondo e 250 dal terzo in su ogni mese. L’altro è l’Elterngeld, che per i primi quattordici mesi dalla nascita di un bambino garantisce a qualsiasi genitore una copertura del 65% della perdita di reddito per rinuncia al lavoro fino a 1800 euro

COME FUNZIONA IN FRANCIA – Stessa storia per la Francia, dove addirittura il 50% dei bambini va al nido. In più, Parigi offre anche sgravi fiscali importanti per chi mette in regola colf e baby-sitter: con il “cheque emploi” è più conveniente il lavoro regolare che quello in nero, in Italia usato per l’80% degli aiuti domestici

L’ALLOCATION FAMILIAIRE – Inoltre, Parigi offre anche l’Allocation Familiaire, una sorta di maxi-assegno che va da 140 euro per un figlio a 500 euro dai quattro in su erogato mensilmente e calcolato sul numero di figli sotto i vent’anni a carico. L’assegno base aumenta di 88 euro per ogni figlio tra i 14 e i 20 anni e viene erogato fino ai 25 anni per ogni figlio che studia

IN SPAGNA – Storia leggermente diversa per quanto riguarda la Spagna, dove si è puntato su 16 settimane di congedo per i padri, un numero di gran lunga superiore ai soli 10 giorni in Italia, per favorire la condivisione dei compiti in famiglia e di conseguenza il lavoro delle donne

IN EUROPA ORIENTALE – Mentre in Europa orientale, come per esempio in Ungheria, si è preferito privilegiare l’erogazione di agevolazioni fiscali per le famiglie che riempiono le culle. Una via “che può far reagire immediatamente gli indicatori della natalità, ma che senza un’adeguata combinazione di servizi può non essere efficace”, sottolinea Alessandro Rosina, prof di demografia all’Università cattolica, sul Corriere

IL CASO UNGHERIA – In questo contesto Budapest ha fatto certamente molto di più: infatti, in un contesto nel quale l’occupazione femminile è decisamente più bassa di quella maschile, il governo di Viktor Orban ha puntato molto sugli sgravi fiscali per le famiglie che fanno più figli. Tra le misure adottate ci sono l’esenzione a vita dalla tassa sui redditi per le donne con almeno 4 figli ed un prestito a interessi ridotti di 31500 euro per le donne under-40 che si sposano per la prima volta

IL SALTO IN AVANTI – A ciò si unisce un piano studiato anche per le famiglie, che prevede un programma di prestiti per chi ha almeno due bambini e vuole comprare casa: in questo caso è previsto un aiuto per pagare il mutuo, che può valere fino a 3mila euro per ogni figlio. In questo modo l’Ungheria ha dedicato quasi il 6% del proprio Pil alla natalità, portando la media di figli per coppia da 1,54 a 1,6

dal sito www.tg24.sky.it