Sarà la Consulta a decidere sul processo. “Una speranza in più” dichiara la famiglia Regeni

di | 1 Giu 2023

Il 3 aprile scorso la procura di Roma aveva chiesto l’invio degli atti alla Corte Costituzionale per superare la stasi legata alle mancate notifiche ai quattro 007 egiziani accusati di essere i torturatori e gli assassini del giovane ricercatore

Il gup di Roma, accogliendo la richiesta della Procura, ha deciso di inviare alla Consulta gli atti del procedimento sulla morte di Giulio Regeni. Il giudice chiede alla Corte Costituzionale di esprimersi sulla questione relativa all’assenza degli imputati, i quattro 007 egiziani, per superare la “stasi” del processo

A giudizio quattro 007 accusati della morte di Regeni torturato e ucciso a gennaio 2016 in Egitto. Da stamani in attesa a Piazzale Clodio un sit-in con la famiglia di Giulio. Presenti, tra gli altri, il comico Pif e l’ex presidente della Camera Roberto Fico.

“Oggi è una giornata importante nella quale si decideranno le sorti di questo processo. Tutta la gente che è qui sta a dimostrare che non è una storia di famiglia ma è una storia che riguarda la dignità di questo Paese e la sicurezza di tutti i cittadini nel mondo”. Lo ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, presente al sit-in.

“Siamo tutte e tutti in attesa di sapere se la Corte Costituzionale darà il via libera, anche in contumacia, al processo contro i quattro imputati, tutti militari, egiziani, amici di Al Sisi, accusati di essere sequestratori, torturatori, assassini di Giulio”, ha scritto l’ex presidente della Federazione nazionale della stampa, Beppe Giulietti.

I quattro agenti degli apparati di sicurezza egiziani coinvolti sono Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono accusati di sequestro di persona, mentre Abdelal Sharif risponde anche di lesioni e concorso nell’omicidio.

Nella scorsa udienza, il 3 aprile, la procura di Roma aveva chiesto l’invio degli atti alla Corte Costituzionale per superare la stasi legata alle mancate notifiche ai quattro 007 egiziani imputati. Il procuratore capo, Francesco Lo Voi, aveva sollevato in aula la questione di costituzionalità legata all’articolo 420 bis del codice di procedura penale, nella parte in cui prevede che l’assenza di conoscenza del processo da parte di un imputato, derivi dalla mancata cooperazione di uno Stato estero.

Giulio venne rapito la sera del 25 gennaio 2016 e il suo cadavere ritrovato dieci giorni dopo, lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria. Nelle prime settimane dopo il ritrovamento del corpo, tante false piste si susseguirono: prima si parlò di un incidente stradale, poi di una rapina finita male, successivamente si insinuò che fosse finito in un giro di spaccio di droga, di festini gay. A un mese dalla morte di Giulio alcuni testimoniarono di averlo visto litigare con un vicino che gli aveva giurato morte. Il 24 marzo del 2016 arrivò l’ennesima ricostruzione non credibile e questa volta c’erano di mezzo cinque morti: criminali comuni uccisi in una sparatoria con ufficiali della National Security egiziana, alla periferia del Cairo. I documenti di Giulio furono trovati quello stesso giorno in casa della sorella del capo della presunta banda e si disse che i cinque erano legati alla morte del giovane. Le verifiche di piazzale Clodio smentirono tutte le bugie del Cairo e chi indaga è convinto che il giovane sia stato torturato e ucciso dopo esser stato segnalato come spia ai servizi egiziani dal sindacalista degli ambulanti, Mohammed Abdallah, con il quale era entrato in contatto per i suoi studi.

“C’è una speranza in più e speriamo che questa sia la volta definitiva nella quale venga sancito che questo processo si può e si deve fare. Visto che noi diciamo sempre che Giulio ‘fa cose’, ci auguriamo che Giulio possa intervenire anche in una riforma legislativa che consenta di non lasciare impuniti i reati di questa gravità quando gli stati non collaborano”. Così l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio, commenta la decisione del gup di Roma che ha disposto l’invio degli atti del procedimento alla Consulta.

“Ci auguriamo che il ‘popolo giallo’ e la scorta mediatica continuino a starci vicino con le antenne dritte”, ha aggiunto, riferendo che anche a seguito delle indagini difensive, hanno presentato una denuncia a Roma ‘per intralcio alla giustizia’ perché le nostre telefonate erano palesemente ascoltate”.

dal sito www.rainews.it