La sanità italiana è sempre più divisa in due: solo 8 regioni promosse. Ecco quali

di | 22 Giu 2023

Il Rapporto “Le Performance Regionali” del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità evidenzia un divario fra Nord e Sud che continua a crescere. Il risultato migliore lo ottiene il Veneto e il peggiore la Calabria, ma tutti i territori con performance insufficienti sono fra il Meridione e le Isole. Nel 2023 oltre il 33% dei cittadini afferma di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste di attesa troppo lunghe

Otto regioni promosse, sette rimandate e sei bocciate. È la fotografia della sanità italiana fatta dal Rapporto Le Performance Regionali del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (Crea), che evidenzia un divario – profondo e crescente – fra il Nord e un Sud che ancora arranca

La valutazione 2023 delle performance regionali stilata dal Crea in tema di tutela socio-sanitaria offerta ai cittadini residenti oscilla da un punteggio massimo del 59% (fatto 100% il risultato massimo raggiungibile) a un minimo del 30% ed è fatta sulla base di sei parametri che vanno dall’appropriatezza e l’equità delle cure agli aspetti economico-finanziari e l’innovazione

Il risultato migliore lo ottiene il Veneto e il peggiore la Calabria. Tre Regioni, tutte del Nord-Est, sembrano avere livelli complessivi di tutela significativamente migliori dalle altre: Veneto, Provincia autonoma di Trento e Provincia autonoma di Bolzano superano la soglia del 50%

Nel secondo gruppo di promossi ci sono altre 5 Regioni con livelli dell’indice di performance compresi tra il 47% e il 49%: Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Marche.

Sette sono invece rimandate con livelli di performance abbastanza omogenei ma inferiori, compresi nel range 37-43%. Si tratta di Liguria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo.

Il report completo di Crea

Infine, sei Regioni – Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria – hanno invece livelli di performance che risultano inferiori al 32%.

“La composizione del gruppo delle regioni che si situano nell’area dell’eccellenza, come anche quella del gruppo delle Regioni (tutte meridionali) che purtroppo rimangono nell’area intermedia e critica, rimane pressoché costante negli anni”, osserva il Crea

“Circa 29 milioni di cittadini residenti nelle prime otto Regioni – si legge – possono stare relativamente tranquilli e altri 29 milioni nelle Regioni rimanenti, quasi tutte del Centro Sud, potrebbero avere serie difficoltà”

Un monito ad agire arriva anche dal Rapporto di Eurispes ed Enpam. Se il Sistema Sanitario Nazionale “non sarà messo in grado di programmare e poi assorbire le necessarie professionalità – avvertono le due organizzazioni – le Case e gli Ospedali della comunità rimarranno vuote, mentre la crisi del decisivo comparto della medicina generale si avviterà ulteriormente, gli ospedali continueranno a degradarsi, l’universalità della sanità pubblica continuerà a deperire, si apriranno ulteriori autostrade per la sanità privata e curarsi diverrà una questione di censo”

E rimane un fatto che le retribuzioni dei medici italiani siano tra le più basse in Europa e che nel 2023 oltre il 33% dei cittadini afferma di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste di attesa, mentre aumenta la mobilità sanitaria che interessa ormai 1,5 milioni di pazienti costretti a spostarsi in regioni diverse dalla propria per curarsi. Un fenomeno che pesa fortemente sui conti delle Regioni

Quello che emerge è un quadro critico che necessita di una rapida inversione di trend, avverte il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli: “È il momento di attribuire un ruolo forte al ministero della Salute, con risorse dedicate ad appianare le disuguaglianze di salute che dividono il nostro Paese. Altrimenti le differenze non faranno che acuirsi, con una frattura che causerà il crollo del nostro Servizio sanitario nazionale”

“Quasi tutte le Regioni con le performance sanitarie peggiori sono anche quelle dove la carenza di infermieri è maggiore”. La carenza è bassa o assente ad esempio in Veneto, a Bolzano e Trento, che hanno ottenuto il migliore risultato nell’analisi del Crea Sanità, “mentre è altissima in Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e in generale in tutte le Regioni con le performance peggiori”, osserva la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche
(Fnopi)

Il nodo più grande, sottolinea in una nota la Federazione che rappresenta i 460.000 infermieri in Italia, “è la carenza di personale che mette a rischio l’appropriatezza dell’erogazione delle prestazioni e impedisce il raccordo tra sanitario e sociale”. Cardine essenziale dell’assistenza sul territorio, gli infermieri rappresentano l’anello di congiunzione tra professioni sanitarie e sociali ma sono anche i professionisti più carenti nella sanità italiana con circa 65-70.000 unità in meno

È indispensabile, per Fnopi, aumentare l’attrattività di questa professione, riconoscere la formazione accademica e garantire l’evoluzione di competenze manageriali. “Come dimostra anche l’analisi Crea Sanità – spiega Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi – il nuovo paradigma sanitario si deve fondare sulla costruzione di reti di prossimità territoriale, determinando uno spostamento dell’assistenza dagli ospedali, verso strutture territoriali che possano favorire l’integrazione sociosanitaria e la continuità dei percorsi”

“C’è piena condivisione con le regioni. Procederemo ora rapidamente a istituire un tavolo ristretto per affrontare le criticità” della sanità pubblica, ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci (nella foto), che ieri al ministero della Salute ha incontrato i presidenti delle Regioni. Del tavolo ristretto faranno parte le Regioni, il ministero e l’Agenas, che discuteranno di vari temi: dalla mancanza di una medicina del territorio alle diseguaglianze tra le regioni, fino alla carenza del personale

 

dal sito www.tg24.sky.it