Sospensiva di quattro mesi per il Mes. Più tempo per trattare con l’Ue ma ora c’è un impegno formale

di | 1 Lug 2023

La risoluzione presentata dalla maggioranza alla Camera in un’aula semideserta. E’ la linea seguita da Giorgetti sin dall’inizio. Sul tavolo il Patto di Stabilità

Quattro mesi da oggi, al più tardi entro la fine di ottobre. Come anticipato nei giorni scorsi, la maggioranza di centro-destra ha rinviato la decisione sulla ratifica del Fondo salva-Stati prendendo però un impegno nero su bianco sul termine entro il quale procedere alla ratifica. La risoluzione presentata stamattina dalla maggioranza alla Camera è la numero 712. “Alla luce delle modifiche apportate al trattato istitutivo del Mes, a seguito dei recenti cambiamenti del contesto interazionale in cui il Mes verrebbe chiamato ad operare e considerato che si è ancora in fase di attesa di quelle che potranno essere le nuove regole del Patto di Stabilità europeo, del completamento dell’Unione bancaria e dei meccanismi di salvaguardia finanziaria – questioni fondamentali per il futuro della crescita di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea e non scindibili dal Mes – si ritiene opportuno procedere a maggiori approfondimenti del funzionamento del Mes, vista la delicatezza degli argomenti trattati per un periodo di quattro mesi”.

L’aula – complice il lungo ponte del 29 giugno della Capitale – era pressoché deserta. Ci sono appena 20 deputati, troppo pochi per una decisione cruciale per l’interesse italiano in Europa. La chiosa della sospensiva – prima firma il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti – altro non fa che formalizzare l’intento politico di Giorgia Meloni: vincolare la ratifica della riforma agli altri dossier sul tavolo del Ventisette. Agli occhi dei partner la postura italiana suona come un ricatto, ma l’aver formalizzato un termine tutto sommato breve suona come un gesto distensivo.

L’approccio non è nuovo: sin dal suo arrivo alle riunioni dei ministri finanziari dell’area euro, Giancarlo Giorgetti ha posto la questione in questi termini. Ma a Bruxelles sanno che i tentennamenti italiani hanno un’origine soprattutto politica: all’interno della Lega che di Fratelli d’Italia non si contano i mal di pancia contro la ratifica, considerata un cedimento all’ideologia europeista. Il problema è da quella ratifica – su cui l’Italia arriva buon ultima – dipende l’attivazione di uno strumento finanziario decisivo per salvaguardare l’area della moneta unica dalle conseguenze di una possibile crisi finanziaria.

La parte politicamente più interessante della sospensiva votata alla Camera dalla maggioranza è proprio dove sottolinea i punti più contestabili della riforma, su tutte le condizionalità legate ad una eventuale richiesta di assistenza finanziaria: “Tra le modifiche apportate al trattato istitutivo del MES, è opportuno evidenziare le criticità relative alla linea di credito condizionale precauzionale (PCCL), concessa con la sola firma di una lettera di intenti (e non di un memorandum d’intesa), e limitata ai Paesi in grado di soddisfare criteri più dettagliati rispetto a quanto previsto dal regime vigente”.

Quando il governo si impegna nei prossimi quattro mesi ad “approfondire il funzionamento del Mes”, sceglie in realtà un artificio retorico. La ratifica si sarà o non ci sarà: è impossibile immaginare che il complicato meccanismo decisionale dell’Unione possa accogliere le richieste di un singolo partner, per quanto fra i più importanti, per di più su una riforma già ratificata da diciannove su venti. Ma in politica quel che conta sono i messaggi di fondo. E quello della sospensiva di oggi si può riassumere così: ci impegniamo alla ratifica in Parlamento, purché nel frattempo le ragioni e le richieste del governo italiano siano ascoltate. Di qui all’autunno c’è da discutere anche un paio di importanti poltrone, fra cui quella lasciata libera da Fabio Panetta nel comitato direttivo della Banca centrale europea. Insomma, Meloni è stretta fra la realpolitik europeista del governare e l’antieuropeismo di Salvini, e l’esito non è scontato. Fra meno di un anno si vota per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo.

dal sito www.lastampa.it