Israele dichiara lo stato di guerra, i tank verso Gaza. Il giorno dopo l’attacco TUTTE LE FOTO

di | 9 Ott 2023

Israele dichiara lo stato di guerra e si prepara ad un conflitto di lunga durata, compresa la probabile operazione di terra a Gaza, al cui confine si sta ingrossando lo schieramento di tank.

Sono queste “le significative azioni militari” votate dal Consiglio di sicurezza del governo Netanyahu che il premier aveva preannunciato a poche ore dall’attacco nemico evocando “una campagna di un’irruenza e un’ampiezza mai vista finora”.

Senza dimenticare il crescente nervosismo al nord con gli Hezbollah – alleati come Hamas dell’Iran – dove oggi ci sono stati scambi di colpi tra i due versanti. A testimoniare la forza dello scontro in atto parlano le cifre: in Israele le vittime dei raid di Hamas, comprese quelle del terribile massacro del rave party israeliano alla frontiera, sono arrivate ad oltre 700. Dei circa 2.500 feriti, molti sono gravi. E all’appello mancano ancora in centinaia. Tel Aviv e Gerusalemme appaiano città fantasma, con la popolazione barricata in casa dopo la pioggia di razzi di sabato.

Il Paese sta chiudendo: le compagnie aeree una dopo l’altra stanno cancellando i voli da e per l’aeroporto Ben Gurion. Molti turisti, non solo italiani, sono rimasti bloccati. Sull’altro versante, quello di Gaza, i morti sotto gli attacchi furiosi dell’aviazione israeliana sono arrivati ad oltre 400 tra civili e miliziani, con 2.300 feriti. Prima di qualsiasi azione di terra, l’esercito israeliano deve liquidare le sacche di resistenza al confine con la Striscia, dove sono ancora in corso scontri tra miliziani di Hamas e soldati. Per stessa ammissione del portavoce militare Danel Hagari, a 48 ore dall’attacco “le forze di Hamas rimangono in territorio israeliano”.

Tra le località in cui si combatte ancora c’è per esempio la cittadina di Sderot, dove gli scontri si sono riaccesi nei pressi della stazione di polizia presa dai terroristi e poi liberata dai soldati. Un altro punto caldo è il kibbutz di Melfasim. Israele ha riferito di aver ripreso il controllo su 22 delle comunità attaccate dagli uomini di Hamas, Jihad islamica e Brigate dei Martiri di al Aqsa. I miliziani delle tre organizzazioni – a cui si sono uniti cani sciolti di Gaza dopo lo sfondamento della barriera di protezione che separa la Striscia da Israele – sono penetrati da 29 punti attraverso uno dei confini più controllati del mondo. In Israele questo è l’imbarazzo maggiore per i responsabili di intelligence, forze armate e per lo stesso governo.

L’altro aspetto che può ritardare l’eventuale ingresso di truppe e tank a Gaza è la presenza di oltre 100 ostaggi israeliani (tra civili e soldati, vivi e morti, uomini, donne e bambini, anche con doppia cittadinanza) nei tunnel e nelle case delle tre fazioni armate palestinesi. La loro sorte è un punto interrogativo per Israele, specie di fronte delle dure proteste dei parenti degli ostaggi, che denunciano di essere stati “abbandonati” dalle autorità.

I social sono inondati di richieste di informazioni e di aiuto. Oggi Netanyahu ha nominato il generale in pensione Gal Hirsch “coordinatore per i prigionieri e i dispersi” con il compito di occuparsi della vicenda con pieni poteri, mentre l’esercito ha creato una sorta di unità di crisi per cercare di localizzarli. Nessun governo democratico al mondo può muoversi liberamente con il fardello di oltre 100 ostaggi in mano nemica.

Lo Stato ebraico ha formalmente negato ogni trattativa con Hamas, sia sul conflitto sia sugli ostaggi. “Israele non sta conducendo alcun negoziato con Hamas tramite l’Egitto”, hanno detto fonti ufficiali aggiungendo che “per ora” si stanno combattendo “i terroristi che sono sul suolo israeliano. Non siamo coinvolti fino ad ora in alcuna trattativa sugli ostaggi”. Sul campo l’aviazione continua a martellare la Striscia con attacchi soprattutto nella parte nord di Gaza.
Da sabato – secondo fonti nell’enclave palestinese – l’esercito ha distrutto 13 palazzi e costretto circa 20.000 persone a lasciare le proprie abitazioni per rifugiarsi nelle scuole dell’Unrwa. Tra i raid, le stesse fonti hanno segnalato quello nel sud, dove sono state uccise 9 persone, tra cui donne e bambini. Lo stesso a Beit Hanoun, nel nord, dove sono morti altre 9 palestinesi. Tra gli uccisi, uno dei leader di Hamas nella Strscia, Ayman Younis. L’esercito israeliano ha riferito di aver colpito un tunnel di Hamas costruito sotto un grattacielo nel nord della Striscia, con accanto una moschea.

“E questo – ha notato il portavoce – prova ancora una volta che Hamas colloca deliberatamente le sue strutture militari in aree civili”. Intanto la popolazione di Gaza ha cominciato a lasciare la parte nord della Striscia, quella più vicina al confine don Israele. E’ la stessa dichiarata dall’esercito ebraico “zona di guerra”. Un altro indizio sul fatto che sarà quello il varco per l’offensiva di terra.

Tra le località in cui si combatte ancora c’è per esempio la cittadina di Sderot, dove gli scontri si sono riaccesi nei pressi della stazione di polizia presa dai terroristi e poi liberata dai soldati. Un altro punto caldo è il kibbutz di Melfasim. Israele ha riferito di aver ripreso il controllo su 22 delle comunità attaccate dagli uomini di Hamas, Jihad islamica e Brigate dei Martiri di al Aqsa. I miliziani delle tre organizzazioni – a cui si sono uniti cani sciolti di Gaza dopo lo sfondamento della barriera di protezione che separa la Striscia da Israele – sono penetrati da 29 punti attraverso uno dei confini più controllati del mondo. In Israele questo è l’imbarazzo maggiore per i responsabili di intelligence, forze armate e per lo stesso governo.

L’altro aspetto che può ritardare l’eventuale ingresso di truppe e tank a Gaza è la presenza di oltre 100 ostaggi israeliani (tra civili e soldati, vivi e morti, uomini, donne e bambini, anche con doppia cittadinanza) nei tunnel e nelle case delle tre fazioni armate palestinesi. La loro sorte è un punto interrogativo per Israele, specie di fronte delle dure proteste dei parenti degli ostaggi, che denunciano di essere stati “abbandonati” dalle autorità. I social sono inondati di richieste di informazioni e di aiuto.

dal sito www.ansa.it