IN QUANTO DONNE: LE VITE SPEZZATE DI GIULIA E LE ALTRE

di | 1 Dic 2023

“Il termine femminicidio, nell’accezione comunemente intesa, è un neologismo che può essere fatto risalire agli anni 90, per qualificare gli omicidi basati sul genere, che vedono come vittima la donna “in quanto donna”. (Istat)
Questi delitti hanno il comune denominatore della particolare relazione tra vittima e carnefice: famiglia, sentimenti, amicizia, lavoro ovvero padri, mariti, compagni, ex.

In un sito dedicato e curato da una blogger, Emanuela Valente, sono raccolte le immagini di tutte queste donne e le loro storie. Tutte diverse, per età, condizione, locazione geografica. Le accomuna un’unica motivazione, o meglio, come è scritto nel sito, ”la fine delle loro storie” e delle loro vite: sono state uccise “in quanto donne” e i loro assassini tutti uomini. Uomini che le consideravano di “loro proprietà” e quindi non libere di scegliere. Di femminicidi la storia dell’umanità è piena, e se non si può parlare di aumento o diminuzione del fenomeno, sicuramente oggi è cambiata la percezione, la tolleranza, soprattutto in questi ultimi giorni, quando l’ennesima vittima è una ragazza di appena 22 anni, Giulia, uccisa da un coetaneo, il cosiddetto “bravo ragazzo della porta accanto”, che si rivela invece una persona letale.
I dati raccolti dal Ministero dell’Interno ed elaborati da Openpolis e Istat, evidenziano che nell’ultimo triennio il numero delle donne vittime di omicidio volontario è costantemente aumentato, pur mostrando un trend di crescita minore rispetto a quello che registra il dato generale degli omicidi volontari. Esaminando più in dettaglio i dati degli omicidi commessi in ambito familiare/affettivo), si rileva che gli stessi sono rimasti pressoché stabili in termini assoluti (101 omicidi nel 2020, 102 nel 2021 e 103 nel 2022); tuttavia l’incidenza delle donne vittime ha subito un marcato aumento nell’ultimo anno del triennio, a fronte di una sensibile diminuzione del numero generale delle vittime di tale tipologia di omicidi (arrivando a rappresentare il 73% del totale delle vittime nel 2022).

Il quadro normativo: con la legge 77 del 2013 l’Italia ha ratificato la convenzione di Istanbul, un primo passo concreto in termini normativi, per il contrasto alla violenza sulle donne, ma il quadro normativo sulla violenza di genere è frammentato. Alla ratifica della convenzione è seguita nel nostro paese l’adozione del decreto legge 93/2013. A questi interventi è seguita l’approvazione della legge 69/2019 (il cosiddetto “codice rosso”), che ha rafforzato le tutele processuali per le vittime, inasprito le pene previste per alcuni reati e ne ha inseriti di nuovi nel codice penale. Come il delitto di diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti (il cosiddetto revenge porn). Con la successiva legge 134/2021, tutte le misure introdotte con questo atto sono state estese anche ai casi di violenza tentata e in questi giorni è al vaglio del Parlamento una ennesima modifica normativa a sostegno del contrasto alla violenza di genere, che introduce, per la prima volta, un intervento culturale, ovvero momenti educativi e formativi su affettività e sessualità, anche nelle scuole, per insegnare a bambini e ragazzi un approccio sano e rispettoso alle relazioni affettive e sessuali e fornire gli strumenti per proteggere sé stessi e gli altri, oltre che per le specifiche professionalità.

Reati spia: la violenza di genere comprende un orizzonte molto più vasto, di cui il femminicidio è “solo” il culmine. Molestie, percosse, maltrattamenti, violenza psicologica, economica, persecuzioni, dinamiche di potere e di ricatto. Sono spesso atti sommersi, che avvengono tra le mura domestiche e che per numerosi motivi – paura di ripercussioni, sfiducia nelle forze dell’ordine, dipendenza economica, timori per i figli – non vengono denunciati.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell’interno (pubblicati: mercoledì 8 Marzo 2023)
https://temi.camera.it/leg19/post/evoluzione-del-fenomeno-e-recenti-dati-statistici.html

Fin qui i numeri: i dati, le statistiche. Oltre questi però c’è la moltitudine di storie, vite, sogni, progetti, prospettive, bruscamente e violentemente interrotte da mani dietro cui si celano altre storie, altre prospettive, altre vite.

Giulia aveva solo 22 anni e una laurea da prendere tra qualche giorno oltre ad una spiccata sensibilità verso un ragazzo che si mostrava fragile, che richiedeva attenzione, che le istigava sensi di colpa.
Martina, 34 anni, raggiunta da un colpo di pistola sparato dall’ex compagno, che non è sopravvissuta, come la quasi totalità delle vittime “all’ultimo appuntamento chiarificatore”.
Klodiana, 35 anni, madre di 2 figli di 17 e 14 anni, anche lei uccisa dal marito con un colpo di pistola a Castelfiorentino.
Un’altra Giulia, 29 anni, incinta di sette mesi, sul cui corpo il compagno ha infierito più volte con il coltello.
Tutti questi nomi raccontano di sentimenti, progetti, aspirazioni che non potranno mai più trovare compimento e raccontano anche degli effetti collaterali dei femminicidi, ovvero le conseguenze che queste tragedie portano inevitabilmente con sé: il carico di dolore, lo stravolgimento totale delle vite dei familiari: padri, madri, fratelli, sorelle, ma soprattutto i figli.
Un uomo che uccide una madre, uccide anche i suoi figli, pur se sopravvissuti. Figli che si ritrovano nel giro di pochi istanti, senza madre, senza padre, senza casa, senza protezione, senza radici.
Catapultati, quando va bene, in case famiglia, insieme ad altre storie di dolore. Bambini e ragazzi chiamati ad elaborare una situazione che li sovrasterà per tutta la vita, che condizionerà inevitabilmente le loro vite.
I numeri degli orfani speciali: Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2020, anno in cui, secondo alcune stime, gli orfani di femminicidio erano 169 in totale, di cui il 39,6% minorenni (67 su 169), il 32,5% (55 su 169) è rimasto orfano anche del padre che si è tolto la vita dopo il femminicidio. Il 46,7% dei figli sopravvissuti (79 su 169) aveva assistito alle precedenti violenze del padre sulla madre e, di questi, il 54,4% era minorenne. In Italia sono oltre 2000 in totale gli orfani di femminicidio,  cifre stimate perché i dati ufficiali non esistono.

Allegato:
Violenza Contro le Donne (Centro Studi Camera Deputati)

Le immagini sono un’opera di “Tiziano, Miracolo del Marito Geloso”; Disegno di Giulia Cecchettin

 

di Mira Carpineta