Nordio: ‘La Carta può cambiare, ma mai pm sotto il governo’

di | 1 Dic 2023

La centralità della collaborazione con il Csm come “chiave per restituire al Paese una giustizia sempre più vicina ai bisogni della collettività”.

La fiducia dei cittadini nei confronti dei magistrati come “pilastro dello Stato di diritto” da rinsaldare con le riforme. E un “plauso” esplicito ai magistrati per i loro sforzi che stanno portando a risultati “incoraggianti” rispetto agli obiettivi richiesti dal Pnrr, cioè il taglio dei tempi dei processi e la riduzione dell’arretrato. In piena tempesta sulla giustizia, con l’ultima polemica aperta sul rinvio a giudizio del sottosegretario Delmastro – di cui l’opposizione continua a chiedere le dimissioni – il ministro Carlo Nordio va per la prima volta al Csm. Lo fa ad un anno di distanza dalla sua nomina, cosa mai avvenuta sinora con un lasso di tempo così ampio. E nel plenum, presieduto dal capo dello Stato Sergio Mattarella, che non pronuncia alcun discorso, usa toni concilianti. Cercando di rassicurare i magistrati anche sulla separazione delle carriere: qualunque cambiamento della Costituzione, promette, non potrà mai portare alla sottoposizione del pm al potere esecutivo. E’ nella replica agli interventi dei consiglieri che Nordio affronta il tema che sa preoccupare maggiormente i magistrati.

Ed è rispondendo al laico del M5S Michele Papa che ha rivolto un forte richiamo alla Costituzione con le sue “stelle fisse”, che il ministro dice: “le stelle della Costituzione non sono fisse ma in movimento”. E ricorda che gli stessi padri costituenti vollero che la Carta fosse modificabile. “A questo mondo non vi è nulla di eterno tranne le parole del Signore. Il resto è mutevole. E cosi è la Costituzione. Ma posso assicurare -scandisce – che se un domani dovesse essere cambiata per quanto riguarda l’assetto della magistratura, mai e poi mai vi sarebbe una soggezione anche minima del pm al potere esecutivo”.
Un’eventualità che non sarebbe “nemmeno pensabile” per chi, come lui, “ha fatto 40 anni il procuratore” . Poi fa però un riferimento all’esperienza del pm francese che ha chiesto il processo per il ministro della Giustizia, a cui è sottoposto per legge, per evidenziare che la vera indipendenza è quella che i magistrati hanno “dentro di sé”.

Nessun accenno da parte del ministro al caso che ha fatto più salire la tensione sulla giustizia, l’allarme del collega Guido Crosetto sull'”opposizione giudiziaria” che può far cadere il governo. Il titolare della Difesa risponderà all’interpellanza di +Europa proprio su questo, ma intanto ad evocare il caso nel plenum del Csm è il togato di Area Tullio Morello, che assicura che “i magistrati italiani non hanno amici o nemici in politica”, ma come unica “guida” la Costituzione” .

Nordio preferisce però parlare degli interventi sui magistrati fuori ruolo e sulle valutazioni di professionalità dei magistrati. E dell’impegno per dare personale e risorse agli uffici giudiziari, anche per il processo penale telematico, che entrerà in vigore nel 2024, ma con “gradualità”. Ma proprio questi temi si rivelano alla fine per il ministro i terreni più insidiosi in un confronto, che resta pacato. Anche i consiglieri di Magistratura Indipendente, i più vicini tra i togati alla maggioranza, esprimono con la consigliera Paola D’Ovidio la loro “viva preoccupazione” per l’impatto che avrà il processo penale telematico sugli uffici giudiziari visto il flop della sperimentazione. Mentre sulle pagelle ai magistrati il consigliere di Unicost Marco Bisogni avverte dei rischi di “lesione dell’autonomia interna di giudici e pm”.

Il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli segnala invece l’impossibilità per le toghe di rispettare i tempi stretti previsti dal Codice Rosso e, pur assicurando al ministro la massima collaborazione del Csm, invita la politica a ricordarsi che i magistrati, che “quotidianamente servono con onore il Paese”, meritano “sostegno morale e pubblico”.

dal sito www.ansa.it