LA CULTURA(?) DELLA CANCELLAZIONE È VECCHIA E MISERA

di | 1 Feb 2024

Gli angosciosi timori per la situazione in Medio Oriente e per lo stallo in Ucraina rendono sempre più gravemente pericolose le condizioni del mondo. Inesorabilmente lo scontro fra Israele e i Palestinesi tende ad aggravarsi e ad estendersi. È tuttavia in corso una ennesima mediazione degli Stati Uniti, la sola potenza capace di mitigare i rischi di un ampliamento del conflitto già in corso, allargamento che porterebbe a nuovi scenari che appesantirebbero ulteriormente il terribile scontro.

Putin vuole la “pace”, ma alle sue condizioni, ignorando la realtà della situazione militare ed anche le manifestazioni di molte donne russe che sfilano con garofani rossi di pace chiedendo il ritorno a casa dei militari. Rispetto a tali drammatici scenari di paura vera e di ricerca di soluzioni diplomatiche e non per la pace ,il cretinismo corrente corre dietro ad iniziative grottesche quanto anacronistiche per tentare un maldestro colpo di spugna alla Storia, quella vera !  E parliamo di cultura (?) della cancellazione* .

La ricerca della vittima da immolare e tentare di cancellare è una moda  antropologica sempre esistita e attualmente amplificata dai social . Una sorta di mistificazione ordita  attraverso narrazioni vittimistiche  da parte di coloro che vogliono  contenere  individuate istanze civili e sociali  , avversandole . Anche per questi motivi esiste una tentazione dell’uso della cancel culture da parte di chi fa l’attivista politico, proprio per logiche  di sistema  che  dice di volere demolire.

E sempre a proposito di attivismo politico , oggi negli ambiti di  Destra  c’è una tendenza al vittimismo in cerca di rivincita … La cancel culture all’italiana non esiste come cultura ma è una manifestazione di eccessi comportamentali .

Si passa dall’esaltazione dei poteri sovranaturali della Ferragni alla sua stessa gogna mediatica “panettonica” .Oppure pensare che  il Sindaco di Roma sia il più grande amministratore in giro, solo perché gli sei amico e ti fa togliere le multe o ti manda in un consiglio d’amministrazione ,di come ha ridotto la Città non se ne  parla . C’è perfino chi propone la eliminazione di Peppa Pig per somigliare troppo a Greta Thunberg. ….

L’accezione  “cultura della cancellazione” è  giunta in Italia dagli Usa . Anche la politica italiana si è appropriata di questo concetto, trasformandolo in quel “politicamente corretto” che tenta di distorcere  la libera espressione.  Risale a tempi lontani il suo uso  della, ovviamente in forme diverse ,lontani quanto la delazione  e il dagli all’untore…oggi odio sociale .

La prassi degli eccessi della cancel culture è banale e spesso pericolosa . Nelle galassie  di  articoli, opinioni, post, interviste, tutti con il  medesimo epilogo :” giustizieri  conigli” social  senza controllo a  caccia , con i rasoi virtuali  , della “facile selvaggina”, scambiando la libertà di parola in incitazione al linciaggio .

Sono inadeguate oggi  le impostazioni della privacy sulla facilità di apporre “post “sui social . Occorre semmai rispettare  un profilo e stare attentissimi alle parole utilizzate .Potrebbe sembrare una svolta moralistica ma non lo è.

Moltissime  persone ritengono  che la libera  espressione stia venendo meno , e per molti  sia da imputare proprio alla cultura della cancellazione diretta discendente  figliastra di una sorta di un neo puritanesimo di maniera.

Comunque, più cresce la sfiducia politica  più avanza il  il conformismo e l’aggressione  e Il “ far west “  dei social ne è prova! Dunque cancel culture per connotare i fenomeni in corso  è  un esempio di una riedizione del percorso  che  porta come conseguenza a perdere il senso autentico del termine cultura  , sia per motivi polemici ma soprattutto politici.

Mentre scrivo queste riflessioni  a proposito del tema trattato , penso (per paradosso) come se i discorsi del Papa fossero scritti da Beppe Grillo… Immaginiamo solo per un momento i post… Immaginiamo se si verificasse…

Immaginiamo le facce in Vaticano ,  se riescono  ancora a stupirsi.  Per superare questa “soglia del suono” dei social occorrerebbe che lo Stato imponesse ,attraverso una privacy di tutela vera , una cultura della responsabilità (accountability culture).  Mi riferisco  al fatto per il quale  talune parole o atti, anche se non perseguiti dalla legge, possano indurre  a conseguenze sociali se nuociono  o urtano la comune sensibilità corrente .

Non permettiamo ai cinici oligarchi dei sociali di introitare guadagni stellari creando una isteria di massa (vedi Zoantropia**) , massificare anche le  violenze per far guadagnare …

E cosa succederà con l’intelligenza artificiale? Tanto gira che rigira sono sempre gli stessi pifferai miliardari … Dietro la maschera del buonismo ,si nascondono tante di quelle insidie nei social .Esempio : Facebook serve anche per ritrovare amici , parenti e altro , ma per le logiche di mercato  dei gestori sono solo aspetti di freddo , interessato , fruttuoso marketing. A questo punto  giunge  alla mia memoria la figura di Giorgio LaPira ***.

Purtroppo, i ricordi e gli sforzi di La Pira, che hanno fortemente inciso nella nostra Cultura (!), sono però stati carenti e non assunti costantemente come linee guida nello sviluppo della pace fra i popoli. Eppure, è proprio da lì che bisogna continuamente ripartire se si vuole evitare l’ulteriore proliferare della guerra e dell’odio.

Giò Alaimo (mutande su statue a Venezia)

*Cultura della cancellazione (Cancel Culture)

Cancel culture: significato, origini, storia

**Zoantropia     https://www.treccani.it/enciclopedia/zoantropia/

***Giorgio La Pira   https://www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-la-pira/