DAL CONSIGLIO GENERALE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO RICHIESTE E PROPOSTE AL GOVERNO ITALIANO

di | 11 Feb 2024

Lo scorso venerdì 9 febbraio alle ore 15:00 si è tenuta la riunione del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli italiani con la partecipazione del Direttore generale, min. plen. Luigi Maria Vignali, e i funzionari della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie (DGIT).

Nella riunione si sono affrontati diversi temi che riguardano la condizione dei servizi che i Com.It.Es e il CGIE forniscono ai nostri connazionali nel mondo. Ma si è parlato anche e soprattutto di ciò che manca in quell’offerta di servizi, a cominciare dai fondi economici dedicati alle strutture presso i Consolati e non solo.

A cominciare dall’introduzione del segretario generale Michele Schiavone e dalla relazione del direttore generale Luigi M. Vignali, il punto su cui si è focalizzata l’attenzione è stata subito la Legge di Bilancio 2024 in cui si è riscontrata una sensibile diminuzione delle disponibilità finanziarie.

Nella conferenza stampa seguita all’incontro, sono state illustrate le criticità che emergono da questa carenza di fondi e la necessità, non più differibile, di procedere con una seria riforma dei Com.It.Es e dello stesso CGIE.

Secondo Gianluca Lodetti, Consigliere per il sindacato Cisl: “le risorse insufficienti destinate da questa legge di Bilancio, rappresentano un ulteriore contraccolpo alle già carenti disponibilità con cui vengono forniti i servizi necessari per assistere i migranti, a cominciare dalle scuole. La legge inoltre riduce gli incentivi fiscali sui rimpatri, aumenta la tassazione dei lavoratori transfrontalieri (ad es. in Svizzera) e la prevista sanzione per la mancata registrazione all’AIRE sta provocando una valanga di richieste nelle sedi Consolari dove l’organico non è numericamente né tecnicamente ancora in grado di smaltire il surplus.”

Nell’intervento della consigliera Silvana Mangione (Stati Uniti), memoria storica dell’organismo, le priorità vertono “sulla necessità di riformare la legge istitutiva dei Comites, con particolare attenzione alle prerogative di cui devono poter disporre. A seguire, stabilire come garantire i diritti civili e politici degli italiani all’estero, dalla modalità di voto all’assistenza sanitaria. “L’apparato burocratico – insiste Mangione – presente nei vari uffici consolari è straordinariamente carente, nonostante le annunciate nuove assunzioni, non ancora operative. I nostri connazionali hanno bisogno di essere accompagnati, sin dall’arrivo, con servizi come la ricerca di alloggi, scuole, assistenza medica, in conformità con le leggi dei Paesi ospitanti, ma per far ciò è necessaria una rete di dialogo tra le regioni italiane e i Comites che fornisca il maggior numero di informazioni utili”.

È stato grazie al lavoro incessante dei Comites che è nata la legge che ha permesso anche ai residenti all’estero di poter partecipare alle elezioni politiche in Italia, ma anche questa legge secondo i consiglieri è da integrare, visti i grandi cambiamenti vissuti in questi ultimi anni.

Le riforme quindi,  sono necessarie e inderogabili, soprattutto per stabilire il ruolo e l’ambito di azioni di queste strutture: “definire la natura dei Comites e dare loro poteri veri – chiosa Mangione – per una visione allargata, fornire un difensore civico per proteggere i diritti dei migranti, in accordo con i consolati e le autorità locali, può far sì che i Comites, insieme a patronati e associazioni, esercitino una funzione di antenna sui territori”.

Nell’intervento conclusivo della consigliera per l’Europa, Maria Chiara Prodi, si è evidenziato anche un altro particolare aspetto della migrazione, all’interno dell’Europa, che tra i vari Stati, conta un movimento di circa 17 milioni di persone, i quali “oltre a sentirsi italiani, francesi, tedeschi o spagnoli, si sentono soprattutto europei e soprattutto le nuove generazioni, che si muovono all’interno del continente europeo, chiedono di proseguire il percorso di integrazione con un ulteriore passo avanti, una “cittadinanza europea sovrannazionale” che consenta ad es. di poter esercitare il diritto di voto da qualsiasi luogo si viva”.

Le sfide sono numerose, il lavoro da fare è ancora molto, ma gli italiani all’estero sono ormai oltre 7 milioni, una vera e propria ulteriore regione che reclama diritti, assistenza e servizi come tutte le altre.

M.C.