CHI PUÒ ANDARE IN PENSIONE PRIMA QUEST’ANNO, A 63 ANNI E 5 MESI

di | 1 Mar 2024

È ufficiale la proroga dell’Ape sociale al 31 dicembre 2024. Ci sono nuove regole, dopo la stretta contenuta nell’ultima manovra: aumenta l’età anagrafica e cambiano i limiti di incumulabilità dell’anticipo pensionistico con i redditi da lavoro.

Adesso è ufficiale: l’Ape sociale è stata prorogata al 31 dicembre 2024 (dalla precedente scadenza del 31 dicembre 2023). E ci sono nuove regole per poter accedere all’anticipo pensionistico garantito dallo Stato ed erogato dall’Inps: l’età anagrafica aumenta di 5 mesi, dopo la stretta contenuta nell’ultima legge di bilancio, e cambiano i limiti di incumulabilità della prestazione con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, con la sola esclusione del lavoro autonomo occasionale nei limiti di 5mila euro annui. La circolare Inps numero 35 del 20 febbraio scorso specifica che dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 occorrono 63 anni e 5 mesi per conseguire il diritto all’Ape sociale. Vediamo nel dettaglio quali sono i nuovi requisiti, per chi valgono e chi può andare in pensione prima quest’anno, sfruttando quest’opportunità di anticipo.

L’Ape sociale è la possibilità di mettersi a riposo prima, in attesa di maturare l’età fissata per la pensione di vecchiaia (67 anni), per chi ha almeno 63 anni e 5 mesi d’età (fino all’anno scorso il limite era fissato a 63 anni). La prestazione consiste in un sussidio ponte mensile d’importo massimo di 1.500 euro lordi al mese a carico dello Stato (senza tredicesima mensilità e senza rivalutazione all’inflazione) fino, per l’appunto, al conseguimento dei 67 anni. Le condizioni per averne diritto sono:

  • aver cessato l’attività lavorativa;
  • non essere titolare di una pensione diretta;
  • trovarsi in una particolare situazione (disoccupazione, caregiver, invalidità civile di almeno il 74%, svolgere o aver svolto attività cosiddette “gravose” o usuranti);
  • far valere un minimo di 30 anni di contributi (36 anni per chi svolge attività gravose).

In particolare, possono chiedere l’Ape sociale i disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale, oppure scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato. Chi si trova in questa condizione deve avere un’anzianità contributiva di almeno 30 anni, aver avuto nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di almeno 18 mesi di lavoro dipendente, e deve aver terminato la prestazione per la disoccupazione spettante. Possono usufruire dell’Ape sociale anche gli invalidi civili con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni e un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Questo anticipo pensionistico è richiedibile anche da chi presta assistenza al coniuge, a un parente di primo grado convivente o a un parente o un affine di secondo grado convivente con handicap o in situazione di gravità. Al momento della richiesta l’assistenza deve essere in atto da almeno sei mesi. Infine, l’Ape sociale spetta ai lavoratori dipendenti con almeno 36 anni di anzianità contributiva che abbiano lavorato svolgendo mansioni gravose da almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure almeno sei anni negli ultimi sette.

La circolare dell’Inps illustra anche il nuovo regime di incumulabilità dei redditi da lavoro per chi presenta domanda nel 2024: in poche parole, si perde il diritto all’Ape sociale se si svolge un lavoro dipendente o autonomo o un lavoro autonomo occasionale da cui derivino redditi superiori al limite di 5mila euro lordi annui. Questo non vale però per chi ha ottenuto l’Ape sociale prima del 2024: in questo caso, infatti, valgono le regole precedenti che stabiliscono si possa mantenere l’indennità in presenza di lavoro dipendente o parasubordinato con reddito massimo di 8mila euro annui e con lavoro autonomo nel limite di 4.800 euro annui.

Alla luce delle nuove regole sulla non cumulabilità, chi percepisce l’Ape sociale deve comunicare all’Inps l’eventuale inizio di un lavoro dipendente o autonomo e il superamento del limite reddituale stabilito entro cinque giorni. Se il termine non viene rispettato, viene avviata la procedura di recupero dell’indebito e la corresponsione degli interessi legali. I nuovi requisiti, come quello dell’età anagrafica di 63 anni e 5 mesi, si applicano a tutte le domande presentate dal 1° gennaio 2024. Questo significa che valgono per i nuovi richiedenti, ma anche per chi pur avendo già diritto all’Ape sociale non aveva presentato la domanda, e per chi vuole ripresentarla dopo il decadimento del beneficio.

fonte e immagine: https://www.cataniatoday.it/