PALESTINA: RILANCIARE IL PROCESSO DI PACE

di | 1 Mar 2024

Siamo ormai abituati ad assistere agli orrori quotidiani nelle immagini trasmesse dai telegiornali e dai servizi sulle guerre in corso, cui si accompagna una crescente sensazione di impotenza, quasi dovessimo ormai considerare la prosecuzione di questi conflitti come uno stato di necessità, una condizione ineluttabile senza rimedio.

Con riferimento, in particolare, alla tragedia umanitaria che si sta consumando a Gaza, emerge il fondato timore che un’operazione militare dagli effetti così cruenti e devastanti possa determinare l’effetto opposto a quello perseguito, intensificando l’ostilità palestinese nei confronti di Israele, con il rischio conseguente di accrescere ulteriormente le file di Hamas che persegue una conflittualità permanente e contrasta le auspicate prospettive di pacifica coesistenza.   L’unica strada per spegnere la polveriera mediorientale resta quella dei due Stati e dei due popoli entro confini certi e territori adeguati, non si ravvisa altra soluzione.   La guerra, la violenza, le distruzioni non risolveranno nulla.    I due Stati furono previsti dalle Nazioni Unite nel 1947 e rappresentano un impegno preciso della comunità internazionale che non può essere ulteriormente disatteso !!   La Conferenza di Madrid dell’autunno 1991 promosse l’avvio del processo di pace che realizzò un passaggio significativo con gli Accordi di Oslo del 1993, la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, il riconoscimento dell’OLP come interlocutore di Israele, l’individuazione di Gaza e Cisgiordania come territori del futuro Stato palestinese che avrebbe dovuto finalmente venire alla luce.   Seguirono successive intese, ma l’incremento degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi, la questione dei confini, le intemperanze delle componenti più estreme hanno allontanato nel tempo una soluzione del conflitto che sembrava ormai a portata di mano.   Il governo Sharon, nel 2005, aveva raggiunto un obiettivo rilevante, con il ritiro dei coloni da Gaza, ma il suo impegno per la distensione non potè proseguire a causa della malattia che colpì di lì a poco lo stesso premier.  Riguardo alla Cisgiordania, la difficile coesistenza tra palestinesi soggetti all’Anp e coloni israeliani resta un punto critico che richiede una soluzione, nonostante l’obiettiva complessità.

La crisi cui ora assistiamo evidenzia il rischio di un’estensione della polveriera, basti pensare alle azioni degli Houti nello Yemen e ad Hezbollah nel Libano.  Alla comunità internazionale non sono più consentiti alibi, rispetto all’esigenza di un deciso intervento per fermare le armi, conseguire la liberazione degli ostaggi israeliani, porre fine alle sofferenze dei civili e riprendere il filo di quel processo di pace – due popoli, due stati – intrapreso a Oslo e prima ancora a Madrid.     Occorre sviluppare un dialogo con le due parti, soprattutto con le componenti più moderate e ragionevoli, affrontare il tema dei territori, fissare confini sicuri e smantellare le centrali terroristiche, per evitare che si ripetano, in danno di Israele, episodi di aggressione come i terribili attentati del 7 ottobre.  Lo Stato di Israele deve sentirsi garantito della propria sicurezza e, a questo fine, si rende necessario il suo formale riconoscimento da parte del futuro Stato palestinese e degli altri Paesi arabi.  Il governo degli Stati Uniti, paese da sempre legato da uno speciale rapporto con Israele, deve fare la sua parte, con iniziative più risolute.   Ma anche l’altro grande presidio di democrazia, sulla scena mondiale, l’Unione Europea, riprendendo la prospettiva di partenariato politico-economico con i Paesi del Mediterraneo, intrapresa con la Conferenza di Barcellona del novembre 1995 che includeva tra le proprie finalità proprio un impegno per favorire il processo di pace nella tormentata regione mediorientale.

di Alessandro Forlani

Immagine: Banksy – Murales per Palestina