ABRUZZO, I PADRONI DELLA TERRA

di | 6 Mar 2024

Le minacce, l’incetta dei terreni e la corsa ai milioni dell’Unione europea. Una docente avvia una ricerca sui pascoli fantasma. E la Finanza fa il resto. Scoprendo una truffa che coinvolge grandi famiglie del Nord e boss della mafia
“L’Aquila. Due cani randagi si aggirano nella stradina provinciale che da Ofena sale verso Campo Imperatore. Tutto intorno terreni incolti che si alzano e scendono fino ad arrivare alle pendici del Gran Sasso. Eppure qui dovrebbe esserci un gran viavai di trattori, carri bestiame, macchinari e agricoltori. Sulla carta per ettari ed ettari a perdita d’occhio questi campi risultano coltivati a livello intensivo oppure destinati a pascoli di grande mandrie di bovini. E invece qui non s’incontra anima viva per chilometri fino ad arrivare alla grande spianata sotto il Gran Sasso, dove si intravede l’albergo abbandonato che per qualche giorno fu la prigione di Benito Mussolini dopo la resa dell’Italia fascista agli alleati. Ottanta anni dopo in queste contrade desolate sta accadendo qualcosa di strano. La prima ad accorgersene è stata una docente di Geografia dell’Università de l’Aquila, Lina Calandra: dal suo ufficio che si affaccia su queste vallate anche lei non ha visto quel gran movimento che invece dovrebbe esserci.
Dalle mappe e dagli elenchi sulla sua scrivania lì ci dovrebbero essere aziende strapiene di dipendenti e animali: perché cosi risulta dai documenti dell’Agea, l’ente che eroga i finanziamenti della Politica comunitaria europea agli agricoltori italiani. Inizia da alcune denunce come quella di Dino Rossi, agricoltore al quale hanno bruciato un trattore, e dagli articoli di Maria Grazia Trozzi e Daniela Braccani, ma soprattutto dallo sguardo della Calandra questa storia di padroni (finti) delle terre d’Abruzzo (e non solo): una storia di truffe all’Unione europea, di aziende esistenti ma solo sulla carta che tra i loro soci vedono anche esponenti della mafia foggiana e di strani personaggi che parlano un accento non del luogo legati alla Camorra e alla ‘ndrangheta. Una storia che parte dalle terre di Campo Imperatore e coinvolge tutto il Paese che dell’agricoltura fa vanto, ma che ha il record di truffe a Bruxelles. Sullo sfondo ci sono i 30 miliardi di euro che la Politica agricola comune mette a disposizione dell’Italia per ogni ciclo di programmazione. Un fiume di denaro che fa gola sempre di più a finti agricoltori e a una manciata di grandi aziende del settore che ne utilizzano realmente solo una parte: per il resto fanno “carte false” per far risultare molto attive le loro tenute in realtà deserte, senza animali, uomini e mezzi. Un grande deserto che vale oro, come vedremo.
La strana corsa ad accaparrarsi la terra d’ Abruzzo
  Questa storia comincia in una stanza stretta dell’Università dell’Aquila dipartimento di Scienze sociali. Qui la professoressa Calandra nel 2020 inizia una ricerca sulla politica agricola abruzzese. “Da tempo notavamo che qualcosa non andava – racconta a Repubblica – e cioè che in termini economici, rispetto alla mole di contributi e di terre messe a bando dai Comuni, l’agricoltura non era molto florida”. L’Abruzzo ha ancora un elevatissimo numero di terre pubbliche, i cosiddetti usi civici: se nel resto d’Italia i Comuni e gli enti statali hanno venduto le terre che prima venivano date in concessione, qui piccoli enti hanno ancora sul gruppone migliaia e migliaia di ettari. Terreni che ogni due o tre anni vengono messi a bando al migliore offerente per pagare il canone di affitto. A esempio il Comune di Lucoli, 890 abitanti, mette a bando fino a tremila ettari di terreni. E cosi una miriade di piccoli comuni abruzzesi. Ma da qualche anno a questa parte nelle stradine e nelle viuzze di questi paesini cova il malumore. “Sono iniziate ad arrivarci segnalazioni da parte di agricoltori locali che hanno dovuto chiudere le loro aziende perché alle aste i terreni andavano a “stranieri”, cioè a persone non del luogo”, racconta Calandra, che inizia una ricerca a metà strada tra la sua materia e quella di un investigatore: per capire cosa sta accadendo nella sua Regione, nella sua terra. Con il suo staff di ricercatori e studenti intervista oltre mille agricoltori, incrocia atti e documenti, va al Sistema informativo nazionale agricolo, all’Agea, agli albi comunali. Inizia così disegnare una mappa che racconta davvero qualcosa di anomalo. Ma, soprattutto, raccoglie testimonianze di agricoltori che segnalano pressioni, minacce, intimidazioni, anche se alle forze di polizia non arriva nel frattempo una sola denuncia.
La professoressa Calandra registra le conversazioni e un agricoltore le racconta: “Queste ditte del Nord prendono in affitto qui i pascoli. Per un pascolo che normalmente andrebbe affittato a mille euro, loro ne offrono diecimila e io non posso competere con loro. In questo modo le montagne qui intorno sono tutte assegnate a loro dai Comuni. Il loro vantaggio è che prendono 200-300 mila euro di contributi con tutti i terreni che si accaparrano e che già avevano al Nord”. Racconta un altro imprenditore agricolo: “Questi prendono i terreni tramite prestanome, gente del posto, o creando società con sede legale nei loro territori. Poi si spostano bazzicando prima in una zona, poi cambiano, poi tornano. Creano confusione con i nomi delle società. Sono persone molto preparate, qualificate”.
Racconta ancora un altro agricoltore in anonimato a Calandra: “Spesso sono allevatori fantasma, società agricole solo sulla carta fatte da banchieri, commercialisti, avvocati, notai e qualche povero ingenuo del territorio che si presta al gioco credendo alle promesse di facili guadagni”. Da testimonianze emergono anche intimidazioni, strani personaggi che parlano un accento non locale e furti di bestiame a chi si oppone e cerca nelle aste pubbliche di fare offerte migliori: “Le nostre montagne non sono più luoghi sicuri. A Campo Imperatore ci sono stati furti. Uno due tre quattro volte. All’inizio furti di vacche, poi anche di pecore. A me in una sola notte sono sparite 30 vacche. Mi hanno rubato poi i mezzi agricoli”. Ad un altro hanno detto: “O conferisci il latte a quella persona oppure te lo tieni tutto. Ho dovuto chiudere. Sono stata minacciata”. Il risultato è che in pochi anni hanno chiuso una cinquantina di aziende agricole locali, mentre strani personaggi hanno fatto incetta di terreni pubblici vincendo tutte le aste. Ma nei terreni nel frattempo scompaiono animali e mezzi, anziché aumentare e migliorare le coltivazioni e gli allevamenti. Anzi, nelle contrade si narra di camion che dal Gargano sono partiti alla volta dell’ Abruzzo carichi di animali che nottetempo vengono scaricati: “Sono animali malati – registra Calandra – li scaricano e li fanno andare in giro così contagiano tutto, anche i pascoli sani”.
In queste valli non si dorme più tranquilli come una volta. La tensione sta salendo come raccontano alcuni fatti di cronaca avvenuti di recente: mucche scaricate di frodo e abbandonate, allevatori che si son trovati un giorno quaranta bovini squartati oppure mezzi incendiati, tubi dell’acqua tagliati, ruote dei trattori bucate. E fiamme, qui e là, come a Campo Imperatore: un hotel nuovo di zecca andato distrutto, un rifugio ridotto in cenere. Ma non solo. Un ragazzo di un paesino della zona che aveva appena comprato un furgoncino per fare panini ai turisti di passaggio è stato avvicinato da alcune persone con accento pugliese: “Qui non puoi lavorare”. E il sogno del ragazzo si è così spento ancora prima di iniziare. Alcuni, pochissimi, ci mettono la faccia: ”Non si possono neanche più contare tutti gli animali che mi hanno ammazzato. L’ultima vacca l’hanno uccisa due mesi fa. L’ho trovata morta all’interno di un burrone”, ha raccontato all’Espresso e anche alle forze di polizia Assunta Valente, proprietaria di un’azienda agricola al confine tra Lazio e Abruzzo, che da più di tre anni subisce violenze continue, intimidazioni e furti. “Non ho capito subito che gli attacchi fossero mirati, all’inizio non ci facevo caso. Poi si sono fatti più frequenti e sono arrivate anche le minacce. Tubi tagliati, mi hanno squarciato le ruote del trattore, strappato i recinti dove tengo gli animali. Finché non sono iniziate delle vere esecuzioni. Mi hanno fatto di tutto, anche ammazzato i cani”.
Per Valente, gli autori sono “quelli della mafia dei pascoli perché vogliono la terra. Hanno iniziato rubando gli animali ma poi hanno capito che il modo più efficace per mettere in difficoltà gli allevatori è uccidere i capi di bestiame. Non comprano la tua azienda ma ti costringono con la forza ad abbandonarla. Se a un allevatore togli i terreni in cui porta gli animali a pascolare cos’altro gli rimane?”. Un pastore che da anni denuncia le “stranezze “ e le pressioni e le aste vinte sempre da pochi è Nunzio Marcelli di Aversa: “Assistiamo al fenomeno dell’accaparramento dei terreni, della chiusura delle aziende oneste e dell’impossibilità per i giovani di restare in questa terra – dice – stiamo creando un deserto”.
Fonte: https://www.repubblica.it/