PRIVATIZZAZIONE POSTE ITALIANE: LA CGIL DICE NO

di | 8 Mar 2024

Il prossimo 20 marzo Poste Italiane presenterà il nuovo piano d’impresa aziendale in cui una parte preponderante riguarderà la seconda trance di privatizzazioni già annunciata.

Con 158 anni di storia, una rete di oltre 12.800 Uffici Postali, 124.600 dipendenti, 556 miliardi di euro di attività finanziarie totali (dati al 30.9.2020) e 35 milioni di clienti, Poste Italiane è parte integrante del tessuto economico, sociale e produttivo del Paese e rappresenta una realtà unica in Italia:

Il mese scorso,  L’AD Matteo Del Fante ha dichiarato una redditività “a livelli record” con la quale intendeva “proporre per il quarto anno consecutivo, un incremento del dividendo, che per l’anno fiscale 2023 è pari a 0,80 euro per azione, in crescita di circa il 13% rispetto alla proposta originaria” (28 febbraio 2024 Il Sole24ore – ndr)

Il Profilo azionario di Poste Italiane è attualmente così strutturato:

Cassa Depositi e Prestiti                          35,00%

Ministero dell’Economia e Finanze      29,26%

Azioni proprie                                            0,82%

Investitori individuali                               11,85%

Investitori istituzionali                             23,08%

 

Nicola Di Ceglie responsabile della CGIL per il settore Servizi Postali spiega:

“Parlare di privatizzazione è già un errore, si tratta di una svendita. Nei progetti del Governo la privatizzazione riguarda diversi assets nazionali, non solo Poste italiane,  in quanto  la cifra che vorrebbero recuperare da queste azioni è di circa 20 miliardi.  P.I. è un’azienda che produce grandi ricavi e da questa operazione lo Stato potrebbe recuperare circa 3,8 miliardi, una goccia, ancora meno se si considera al netto del pagamento delle cedole azionarie.  Per questo motivo, ma non solo, riteniamo che sia un progetto senza visione e senza prospettive a lungo termine, anche dal punto di vista economico.

Bisogna considerare il peso sociale di PI, che con i suoi uffici rappresenta il presidio sociale più diffuso, quindi le ricadute sull’intera infrastruttura sono notevoli.

Con il progetto Polis ad esempio, la rete di sportelli avrebbe dovuto offrire nuovi servizi alle comunità, ma le nuove tecnologie stanno entrando prepotentemente anche in questo settore.  E tra gli effetti negativi ci sarebbe un’ulteriore riduzione del personale, già notevolmente ridotto nel corso degli ultimi due decenni.

Dal 2018 le politiche attive aziendali sono state attuate principalmente con il ricorso a personale part-time e precari a tempo determinato i cosiddetti CTD.

Nonostante la stabilizzazione di 25000 part-time, ci sono ancora circa 10000 addetti del precariato in graduatoria, che attendono anni prima di essere stabilizzati.

Come CGIL siamo contrari a questa modalità di intervento. Piuttosto che alimentare una “fabbrica dei sogni” per migliaia di persone, bisognerebbe stabilizzare i precari prima di assumere altri CTD.

Il prossimo 20 marzo l’azienda presenterà il nuovo piano d’impresa dove si affronterà la questione della privatizzazione anche da questo punto di vista.

Altre sigle sindacali vorrebbero proporre la presenza del sindacato nel Consiglio di Amministrazione, ma per noi sarebbe molto più utile la presenza del sindacato nel cosiddetto “comitato di pilotaggio”, un sistema duale, alla tedesca dove poter partecipare alla vita organizzativa dell’azienda, non economica.

Le condizioni di lavoro infatti sono notevolmente mutate negli ultimi anni, in particolare nella logistica e nel recapito, dove a fronte di un calo drastico e inesorabile della corrispondenza, si è verificato un incremento esponenziale dell’e-commerce,  che ha richiesto una rimodulazione di orari e di percorsi degli operatori addetti,  in particolare negli stabilimenti. Si pensi che una tra le prossime direttive europee ad essere varate imporrà la consegna della corrispondenza solo una volta alla settimana, per focalizzare le risorse proprio sulla gestione dell’e-commerce.”

di Oriana Focosi

Chi è:

Nicola Di Ceglie

Nato nel 1961, militante nella Cgil dal 1985, prima Rsu, poi segretario provinciale e generale della Slc di Bari. Eletto nel 2013 segretario generale Slc Cgil Puglia.Dal 2008 è Coordinatore Nazionale del settore Appalti postali. E’ il primo pugliese che entra nella segreteria nazionale della categoria.

Nel 2016 eletto nella segretaria nazionale della Slc Cgil, la categoria che rappresenta i lavoratori delle aziende che operano nel settore dell’informazione, del sistema radiotelevisivo pubblico e privato, delle telecomunicazioni, delle poste, dello spettacolo.

A febbraio 2019 in una lettera aperta ai vertici di Poste Italiane denunciava “una forte promiscuità del “middle management” territoriale con alcune forze sindacali, sulla gestione delle risorse umane… e un fortissimo arretramento di Poste Italiane su alcune realtà produttive di PCL del Paese”