Oltre lo spreco. La storia delle due Ong italiane che dissetano l’Africa

di | 1 Apr 2024

Oltre due miliardi di esseri umani privi di accesso all’acqua potabile. Ma solidarietà e tecnologia solare proposte da due Ong italiane, Lvia e Cefa, stanno migliorando la vita delle comunità africane.

Due miliardi e 200 milioni di esseri umani secondo diversi organismi Onu non hanno accesso all’acqua potabile mentre tre miliardi sono privi di servizi igienici. Una colossale ingiustizia che provoca problemi sanitari e di malnutrizione specialmente nell’età infantile rendendo precaria la vita alle comunità e provocando esodi. E provoca conflitti locali e internazionali spesso dimenticati per il possesso della risorsa idrica che mutamenti climatici, aggressioni ambientali e sprechi rendono sempre più inquinata e rara. In altre parole è l’oro blu del pianeta il cui possesso è un privilegio. Ce lo ricorda la Giornata Mondiale dell’Acqua delle Nazioni Unite di venerdì 22 marzo, in occasione della quale due Ong italiane di ispirazione cristiana per sensibilizzare l’opinione pubblica propongono progetti e raccontano le storie di chi, in diversi Paesi africani, grazie alla solidarietà ha trovato con l’acqua un’occasione di riscatto.

Lvia di Cuneo si candida a diventare la borraccia dell’Africa, con iniziative e progetti per lenire il più possibile la piaga della sete. Nata nel 1966 e da allora impegnata in diversi Paesi dell’Africa, alimenta la Campagna Acqua è Vita in molti villaggi africani. Nell’ultimo decennio Lvia ha consentito l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici a un milione di persone con interventi per un valore di 10 milioni di euro per creare acquedotti, impianti di raccolta dell’acqua e di irrigazione, scavare pozzi. Questo ha migliorato sia le condizioni delle famiglie, sia delle istituzioni comunitarie come scuole, ambulatori, ospedali. L’accesso all’acqua include infatti diversi aspetti importanti della vita delle comunità, dal sostegno all’agricoltura familiare alla diffusione dell’energia solare, dall’introduzione di pratiche innovative di economia circolare a processi partecipativi di gestione del territorio di fronte al cambiamento climatico.

Da oltre 50 anni l’ong bolognese fondata da Giovanni Bersani promuove progetti nelle aree più depresse dell’Africa al centro dei mutamenti climatici come la Somalia, l’Etiopia e alcune aree di Kenya e Tanzania in Africa orientale e poi, nel Nordafrica, in Tunisia. Acqua e tecnologie green sono un mix vincente. «In particolare in Somalia – spiega il responsabile progettazione di Cefa in Africa orientale Luciano Centonze -nella regione settentrionale del Puntland, sono stati scavati pozzi negli insediamenti di sfollati climatici e in alcuni villaggi. E abbiamo costruite pompe a energia solare che hanno consentito di trovare l’acqua e utilizzarla per l’irrigazione in zone desertiche dove le popolazioni si erano date al nomadismo e stanno ritrovando con l’agricoltura un reddito».

fonte:https://www.avvenire.it/