PERCHÉ IL PADIGLIONE DEL VATICANO È IL PIÙ ATTESO DELLA BIENNALE ARTE DI VENEZIA

di | 1 Apr 2024

Tra le stanze della Casa di reclusione femminile della Giudecca, la Santa Sede organizza la mostra dal titolo ‘Con i miei occhi’. Inaugurato da Papa Francesco, escluso da ogni tipo di condivisione live-social, è (già) l’appuntamento più chiacchierato della 60esima edizione della rassegna.

Il primo Pontefice della storia alla Biennale di Venezia. Già soltanto così, la Santa Sede conquisterebbe della rassegna veneziana il podio delle partecipazioni da record in fatto di hype e, come vedremo, per molto altro (qualcuno l’ha soprannominata un’operazione di softpower potenziata) . Eppure, c’è di più. In occasione della 60esima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte organizzata in laguna, la mostra, dal titolo emblematico e programmatico Con i miei occhi, in scena dal 20 aprile al 24 novembre 2024, è la più attesa dell’anno. Un carcere femminile scelto come luogo di incontro, la voce delle detenute come unica guida tra gli spazi, la negazione di ogni tipo di accesso a telefoni e fotocamere durante la visita e una curatela che unisce abilmente sacro e profano, liturgia e culto pop(olare), installazione e suggestione, sono gli ingredienti di un’indagine visiva e spirituale che promette, di fatto, grandi cose.

Pre-inaugurato dalla visita di Papa Francesco, in calendario il prossimo 28 aprile, il padiglione del Vaticano a Venezia si lega al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi con un’incursione artistico-creativa nelle stanze della Casa di detenzione femminile della Giudecca. Ex monastero, fondata probabilmente nel XII secolo e divenuta, successivamente, un ospizio per prostitute redente gestito dall’Ordine delle Suore di Caritàl’architettura delle “convertite”, come fu subito soprannominata, è tutt’ora in attività. Di conseguenza, mentre l’accesso sarà contingentato e i documenti di identità lasciati all’ingresso, con altre regole infrangibili che si allontanano naturalmente dalle solite disposizioni dei luoghi di cultura, sarà fortemente vietato il contatto con ogni tipo di device. No foto, no video, per intendersi. Una modalità di fruizione dell’oggetto artistico che del fascino che si lega all’esplorazione dell’ignoto eleva ogni aspettativa: inghiottiti da una realtà già difficile solo da immaginare, dove abita la reclusione, l’impossibilità di rendere immortale l’esperienza attraverso il genio della tecnologia renderà il percorso ancora più profondo, ancorato a quei meccanismi antichi (ormai) che innescano la memoria e il ricordo.

fonte: https://www.elledecor.com/