25 APRILE: UNA FESTA CHE DOVREBBE UNIRE GLI ITALIANI

di | 1 Mag 2024

Con la ricorrenza della Festa della Liberazione, il dibattito politico è apparso costellato di continue evocazioni degli spettri del passato, con particolare riferimento al fascismo e all’antisemitismo.

Rispetto al primo tema ha tenuto banco la polemica sulla mancata messa in onda del monologo di Scurati per un programma Rai, proprio sul valore del 25 aprile, ma con un riferimento finale all’auspicio di un’abiura dell’ideologia fascista da parte della premier Giorgia Meloni.  Su questo tema si sono consumati fiumi di parole sulla stampa e nei talk show, continuando a rilevare pretese contraddizioni ed esitazioni del partito guidato dalla premier, rispetto alla più volte ribadita estraneità dello stesso alle suggestioni nostalgiche.

L’insistenza con la quale si pretende una netta presa di posizione antifascista da parte dell’on. Meloni sembra tuttavia sottendere un ricorrente tentativo di suscitare una condizione di imbarazzo nella stessa – peraltro finora non riuscito – benché siano poi gli stessi critici a sottolinearne la distanza da quel fosco passato.  Si può ravvisare una terminologia diversa da quella che viene ripetutamente (e, a mio avviso, strumentalmente) richiesta, ma credo che questo non cambi la sostanza.

E’ una destra acquisita alla democrazia repubblicana e parlamentare, al di là delle politiche che possono piacere o meno e su questo mi sembra non possa esservi ombra di dubbio.  Che poi resistano ancora piccoli nuclei animati da estremismi o assurde nostalgie è fenomeno ricorrente, ma marginale, non può inficiare la vocazione democratica di un intero partito che oggi raccoglie la maggioranza relativa dei consensi sul piano nazionale. Ma le polemiche e i tentativi di introdurre artificiose distinzioni tra le forze democratiche rispetto all’antifascismo rischiano di depotenziare il prezioso richiamo di una festa come quella della Liberazione che dovrebbe unire tutti gli italiani, nella comune consapevolezza del valore della vittoria contro l’occupazione nazista e il regime fascista, nel comune ripudio, al di là delle differenze politiche e culturali, di quegli orrori, di quell’oppressione, di quel razzismo e di quelle disastrose scelte belliche che a quelle dittature sono chiaramente imputabili.

L’altro spettro che, in qualche modo, è sembrato incombere sulla recente Festa della Liberazione è quello dell’antisemitismo.    In realtà scontri e contrapposizioni si sono manifestati tra sostenitori della sicurezza dello Stato di Israele e fautori delle ragioni dei palestinesi (in particolare, a Roma e Milano, tra filo palestinesi e brigata ebraica), così come sta accadendo in altri paesi, ma, talvolta, questo duro contrasto, legato alle apprensioni per l’operazione israeliana in corso a Gaza, suscita la sensazione di un ritorno di antisemitismo, fenomeno che ha segnato in modo drammatico la storia europea del Novecento.

Occorre sul tema essere molto chiari.  Il pregiudizio verso un’appartenenza etnica deve ritenersi sempre inaccettabile e nessun nesso può esservi tra quanto si sta verificando in Palestina e un’ostilità preconcetta verso ebrei o palestinesi.   Diverso è il giudizio politico sulle scelte concrete di entità rappresentative dei popoli come lo Stato di Israele, l’Anp o la stessa Hamas che amministra la Striscia di Gaza. E il giudizio politico non deve implicare alcuna valutazione di ordine discriminatorio o razzistico.

Esprimere tutto lo sdegno e la riprovazione possibili verso l’azione criminale di Hamas contro Israele del 7 ottobre non significa essere insensibili nei confronti delle rivendicazioni dei palestinesi, così come una posizione critica verso il governo di Israele per le modalità dell’operazione condotta a Gaza non deve assolutamente indurre sentimenti ostili all’ebraismo o allo stesso popolo israeliano.

E’ una valutazione politica, ispirata da sentimenti umanitari nei confronti della popolazione civile di Gaza cui sono state inferte profonde sofferenze che non possono lasciarci indifferenti.   Una tragedia umanitaria che potrebbe intensificarsi con l’imminente attacco a Rafah.   Gli aiuti che il Congresso degli Stati Uniti ha deliberato anche nei confronti di Israele dovrebbero essere accompagnati da una seria iniziativa politica per dissuadere il governo israeliano dalla prosecuzione dell’invasione militare, promuovendo la ripresa del negoziato per la realizzazione dello Stato palestinese che potrebbe, peraltro, favorire l’auspicata liberazione degli ostaggi israeliani dopo oltre sei mesi di prigionia.

Alessandro Forlani

Immagine: Comune di Vimodrone 25 aprile