MEDIA, I SILENZI ASSORDANTI

di | 1 Mag 2024

Chi ha seguito la linea di comunicazione culturale e sociale dei media italiani, ma anche degli inesausti e ripetitivi talk-show di questi anni, potrà vedere nei fatti quanto quel modello di informazione sia stato lontano dalla verità e l’abbia dimenticata, colpevolmente, senza fare un minimo di autocritica ma appiattendosi su una comunicazione frammentata, distorta e frutto di un pensiero unico trasversale che rende omogeni i principali giornali. La storia narrata, quella ufficiale, è sembrata spesso più funzionale ad interessi diversi da quelli che dovrebbe avere un’informazione che si possa definire indipendente ma invece è servile ed acefala.

Già con il covid l’informazione è stata dedicata più alla quantità che non alla qualità la quale è più funzionale a porre in evidenza i problemi reali che hanno inciso profondamente sulla minore tenuta della società lasciata sola di fronte al dramma della pandemia disumanizzante che ha colpito tutti ed in particolare i più deboli e tra questi i giovani e gli anziani. Il lockdonw ha logorato e spaccato il sistema delle relazioni sociali creando una disgregazione sociale a cui un’iperinformazione tutta orientata ad una cronaca parcellizzata ha contribuito allo stato di isolamento, di paura e di incertezza e mai nessuno ha affrontato il tema del disagio psichico crescente che si è inasprito con continui atti di conflittualità, spesso criminali, che ora si sono accentuati con l’impatto sociale ed economico della guerra.

L’informazione quasi autistica era funzionale ad un flusso continuo di informazioni quantitative solo sui dati, lasciando l’interpretazione ad esperti spesso in contraddizione tra di loro, più desiderosi di apparire che interpretare i fatti; questa continua e contrastante informazione ha contribuito a creare malessere sociale, confusione ed aumentare la paura che invece una corretta informazione avrebbe dovuto provare a stemperare. Una società confusa è più aggredibile e manovrabile come scriveva Gustave Le Bon nel suo lavoro “Psicologia delle folle”, così sono mancate azioni di sostegno al malessere generale che avrebbe finito per creare, come vediamo oggi ,una forma di deprivazione sociale e lasciare le persone sole di fronte al dramma quotidiano.

Con il covid sono sorti i problemi economici e finanziari che si sono aggravati con l’impatto della guerra in Ucraina, la sospensione dei flussi produttivi ha creato blocchi produttivi e situazioni di diseconomicità in molte aziende produttive e di vuoti produttivi con conseguenti effetti negativi sull’occupazione. L’informazione corretta avrebbe dovuto dare rilievo, cosa non fatta, ad un fenomeno così evidente che creava distorsioni nelle produzioni e vuoti lavorativi sollecitando le politiche economiche e l’opinione pubblica ad interventi atti a ridurre e contenere gli aspetti negativi che stavano minando la coesione sociale ed alimentando la protesta ed i conflitti sociali che avrebbero portato alle elezioni anticipate ed ai risultati di capovolgimento delle maggioranze.

L’impreparazione della stampa e delle televisioni è risultata evidente quando è scoppiata la guerra con l’invasione dell’Ucraina, è mancata la lettura della storia per fare capire le relazioni di causa ed effetto che hanno legato i prodromi dell’invasione ai fatti criminali che la stanno contraddistinguendo. Come sempre la lettura dei fatti con il pensiero unico ha diviso, spesso arbitrariamente, i buoni dai cattivi senza vie di mezzo e coloro che provavano a trovare una linea di pensiero per capire il dramma e potere arrivare ad una forma di soluzione pacifica sono stati condannati dal pensiero unico dominante. Una riflessione andava fatta sulla storia del nuovo secolo per capire quanto l’azione criminale di Putin derivasse dalla cultura della dominazione bellica che ha caratterizzato unilateralmente questo periodo con le drammatiche guerre in medio oriente spesso create per finti ed ingiustificati motivi umanitari funzionali all’uso del potere bellico come soluzione dei mali indicati. Di qui sono nati i drammi infiniti in Afganistan, Iraq, Libano, Siria, Libia e nel decennio precedente il dramma nella ex-Iugoslavia. Queste ultime guerre si sono caratterizzate per l’alto numero di morti , quasi un milione , in gran parte civili, ed in una spesa  di oltre 6500mld / $ solo per gli Usa ; questa è una cultura che ci porta alla caos ed alla fine ; un minimo di autocritica ed analisi storica andava fatta per provare a seguire una strada di pacificazione e non quello di un rialzo al gioco del massacro ma il sistema informativo si è messo le bende sugli occhi ed ha generato un rialzo rinviando di continuo la via del confronto politico.

Con la guerra delle sanzioni sono cominciati a saltare nelle imprese gli equilibri tra costi crescenti e ricavi decrescenti , la aziende prive di un vero sostegno hanno cominciato a soffrire la dinamica negativa dei conti economici e finanziari  sempre messi in una lettura di secondo piano da parte dei media che non hanno mai fatto una vera e corretta analisi di quanto il sistema produttivo italiano nei suoi territori di elezione  si sia trovato nella condizione di chiudere attività che diventavano difficili da sostenere . Non sono state fatte analisi di costi e benefici sul rovinoso declino della manifattura italiana che è la vera spina dorsale del paese ma i media si sono sempre tenuti a distanza incapaci di assumere una posizione di critica propositiva e costruttiva utile a farci uscire dal dramma in cui ci troviamo. Nemmeno è stata criticata l’azione di acquisizione da parte della finanza internazionale delle nostre imprese sempre più facilmente aggredibili, il caso dell’Atlantia è da manuale delle cose da non fare.

Infine l’ultima performance negativa del sistema dei media che in occasione delle elezioni politiche non hanno mancato di cavalcare le possibili disgrazie finanziarie, economiche e politiche che avrebbero colpito il paese nel caso della vincita del centrodestra; ancora una volta una stampa ipocrita e suddita ha lanciato grida di allarme e di pericolo che, come prevedibile, si sono perse nell’aria come cantava Bob Dylan.

E’ necessario per provare e ricomporre le tessere disordinate del nostro sistema informativo che si è dimostrato privo di cultura storica, di autocritica e soffocato da una autoreferenzialità sorda ad ogni stimolo esterno ma arroccata su posizioni che la storia ha già condannato.

Fabrizio Pezzani

immagine: Quentin Matsys, Allegoria della follia