CGIAMESTRE: ABBIAMO L’INFLAZIONE PIU’ BASSA IN UE

di | 1 Giu 2024

Siena, Venezia e Brindisi sono le città dove il costo della vita è più alto. Nell’ultimo anno sono state le province italiane più colpite dal caro vita. Stiamo parlando di Siena, Brindisi e Venezia che hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9 per cento. Seguono Benevento con il +1,8 per cento, Napoli con il +1,7 per cento, Rimini, Parma e Trieste con il +1,6 per cento (vedi Tab. 1). Sono quasi tutte realtà territoriali con una grande vocazione turistica che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case/negozi e il carrello della spesa. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Tra i 27 Paesi UE, solo la Finlandia quest’anno avrà un dato inferiore al nostro

Il peggio è comunque alle nostre spalle; negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato ben al di sotto della soglia del 2 per cento (Graf. 1) e, secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6 per cento, contro il +5,9 per cento registrato nel 2023 e il +8,7 per cento del 2022. Il dato di quest’anno, inoltre, è nettamente inferiore alla media UE che, invece, dovrebbe attestarsi al 2,5 per cento.  Non solo. Tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea solo la Finlandia (+1,4 per cento) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro. Non solo.  Se in Germania l’inflazione è destinata a salire del 2,4 per cento, in Francia del 2,5 per cento e in Spagna addirittura del 3,1 per cento.

L’inflazione è uno degli indicatori più importanti per capire lo stato di salute di un’economia. In primo luogo perché una sua presenza eccessiva contribuisce a erodere il potere di acquisto dei consumatori, in particolare dei percettori di reddito fisso.  In secondo luogo, perché il suo andamento serve a orientare le politiche monetarie delle banche centrali. E mai come in questo momento, visto che l’inflazione sta scendendo in tutta Europa, è necessario che Francoforte riduca il tasso di interesse. Con i ritocchi all’insù avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023, quello di riferimento è oggi al suo massimo storico da quando in UE c’è la moneta unica (4,5 per cento), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e, soprattutto, delle imprese di piccola dimensione.

 

Fonte: https://www.cgiamestre.com/