ELEZIONI EUROPEE: NUOVI EQUILIBRI E NECESSITA’ DI UN RILANCIO
La recente dichiarazione del Segretario Generale della Nato, Stoltenberg, in merito alla possibilità di azioni offensive dell’Ucraina in territorio russo hanno alimentato i timori sugli sviluppi del conflitto in corso nel cuore dell’Europa e sui rischi di una sua estensione e ulteriore degenerazione. Lo scenario di guerra infinita tra Russia e Ucraina, unitamente all’intensificazione di quella in corso nel Medio Oriente, evidenziano la particolare rilevanza di queste imminenti elezioni europee che saranno all’origine dei rinnovati organismi comunitari, chiamati – almeno nei nostri auspici – a concorrere sensibilmente alla soluzione di queste crisi che mettono in pericolo la pace mondiale. Il dibattito in corso sugli scenari politici che emergeranno dal voto profila la concreta possibilità di equilibri sensibilmente diversi nei rapporti di forza tra le grandi famiglie politiche presenti nell’Europarlamento. Segnali indiretti e posizioni più esplicite lasciano intendere che la probabile riconquista della maggioranza relativa da parte del Partito Popolare Europeo, contestualmente alla possibile avanzata delle forze di destra, determini un nuovo scenario politico, superando la tradizionale alleanza popolari-socialisti-liberali che finora ha guidato la costruzione europea. Le previsioni preelettorali profilano un incremento delle forze di destra, conservatori di Ecr e sovranisti di Identità e Democrazia sembrano ora meno lontane, dopo lo strappo di Salvini e Le Pen dall’ultradestra tedesca di Afd e la Presidente uscente della Commissione, Ursula Von Der Leyen, ricandidata dai popolari a rivestire quel ruolo, ha manifestato la sua apertura ad un’intesa con la premier italiana Giorgia Meloni. Quest’ultima si mostra ancora cauta sull’argomento, ma il suo rapporto disteso e costruttivo con la Presidente della Commissione è ormai evidente da tempo. Del resto, se la destra italiana intende svolgere un ruolo di primo piano nelle politiche europee della prossima legislatura, questa aspirazione non può non passare per un’alleanza con il PPE. Tale disponibilità, unitamente al possibile avvicinamento di Ecr – a guida Meloni – al Gruppo sovranista di Identità e Democrazia, si rivela sufficiente ad allarmare l’universo socialista che ha diffuso un appello per erigere una diga contro le destre, firmato, tra gli altri, anche dal candidato socialista alla successione di Von Der Leyen, Nicolas Schmit e dalla segretaria del Pd italiano Elly Schlein. Incombe dunque, sulla sinistra, lo spettro di uno slittamento a destra della leadership europea, benché sia tuttora difficile immaginare in quali termini e in quale misura le politiche di Bruxelles registrerebbero cambiamenti e quale orientamento culturale si rivelerebbe prevalente, considerando quanto siano variegate e composite, al loro interno, le formazioni europee e condizionate dagli interessi politici dei singoli contesti nazionali. La destra, in linea generale, sembrerebbe più orientata all’allentamento di vincoli e ingerenze posti dalle istituzioni centrali agli stati nazionali, con tendenza ad accentuare autonomia e “sovranità” degli stessi. In questo senso l’asse delle politiche potrebbe registrare, in caso di avanzata delle destre, un’inversione di rotta, sia pure non troppo sensibile, perché la costruzione istituzionale europea è stata finora caratterizzata da una tradizione consociativa, a trazione dei due maggiori partiti (socialisti e popolari) e nello stesso PPE potrebbero riscontrarsi tendenze diverse, in ordine alle alleanze, mitigando così l’allentamento dell’intesa con socialisti e liberali (la stessa Von Der Leyen mostra attenzione verso la Meloni, non necessariamente verso l’intera formazione dei conservatori, dalla stessa presieduta). L’Europa sta vivendo, peraltro, un momento delicato nello scenario mondiale che impone un supplemento di iniziativa in termini di politica estera e di sicurezza. Gli esiti del conflitto che si svolge in Ucraina, nel cuore del Vecchio Continente, appaiono ancora incerti, così come i tempi di soluzione della crisi e l’evoluzione delle forme di supporto offerto dai Paesi Nato. Non sono ancora chiari i limiti degli intenti imperialistici di Putin e le sue autentiche ambizioni e strategie e si avverte incombente il rischio di estensione del conflitto. La guerra ha profondamente modificato scenari e aspettative e pregiudicato consolidate certezze. L’Europa deve rafforzare la propria coesione e capacità decisionale in quanto soggetto politico. Una condizione che richiede la salvaguardia delle intese tra le sue maggiori formazioni politiche, anziché ulteriori prese di distanza. Senza discriminare le forze di destra, laddove rivelino una sicura affidabilità democratica e una altrettanto sicura vocazione europeista. Con riferimento all’Italia, la scadenza elettorale ormai vicina alimenta il dibattito e le polemiche, con l’opposizione che incalza nelle critiche e nella denuncia di limiti dell’azione governativa su sanità, tagli ai comuni e salari, mentre le forze di maggioranza ne rivendicano gli obiettivi raggiunti, avendo conseguito, da ultimo, anche la sanatoria delle piccole irregolarità edilizie e il dietro-front sul redditometro che, forse, in termini di consenso, garantiscono qualche incremento o, comunque, consentono di ammortizzare quei margini di delusione che inevitabilmente investono i partiti di maggioranza dopo oltre un anno di governo. Complessivamente, il dato elettorale non dovrebbe riservare grandi sorprese, gli equilibri non sembrano destinati a registrare sensibili alterazioni e, con tutta probabilità, non ci saranno riflessi sulla stabilità di governo. Rispetto a quest’ultimo, una più temibile insidia è rappresentata dalla riforma istituzionale. Il premierato, piuttosto divisivo per i diffusi timori sull’ “uomo forte” e sui rischi di un’alterazione dell’equilibrio istituzionale ai danni della figura del Presidente della Repubblica, potrebbe determinare il ricorso al referendum confermativo. Una prova che, considerando i precedenti – Berlusconi, 2006, Renzi, 2016 – rappresenta sempre un’incognita per le maggioranze di governo che sulla riforma approvata si siano direttamente esposte.
Immagine: Illustrazione Elez Europee da notiziario.uspi.it
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.

