G7: IMMOBILISMO AUTOREFERENZIALE IN UN MONDO CHE CAMBIA RAPIDAMENTE

di | 15 Giu 2024

Nei primi quindici giorni di giugno si sono svolti tre eventi collegati fra di loro ed in grado di fare capire il nuovo ruolo della geopolitica globale, le differenze ed i possibili scontri che daranno vita ad una storia che sta rapidamente cambiando. La prima riunione è rappresentata dalle elezioni europee svoltesi in Italia, la seconda quella dei ministri degli esteri dei paesi del gruppo Brics con i nuovi paesi aggiunti ed infine il terzo è stata la riunione del G7 svoltosi in Italia dal 13 al 15 giugno.

Tutti e tre gli eventi si sono curiosamente  svolti legati fra di loro in uno stretto periodo a ridosso l’uno dell’altro  ed hanno mostrato una stretta relazione che va approfondita per capire i nessi che li collegano, proviamo ad analizzarli, a trarre qualche conclusione e fare una previsione sul reciproco ruolo di confronto e scontro specie tra il G7 e quello dei paesi del Brics allargato.

Le elezioni europee  in Italia si sono svolte in una sorta di clima kafkiano perchè di fatto quasi nessuno dei candidati alle elezioni è entrato nel merito del ruolo dell’Italia nella Comunità Europea dando spazio più a slogan che ad idee e pensieri che potessero essere oggetto di riflessione del ruolo dell’Italia nella UE ed anche un’analisi dei problemi strutturali che l’Italia si trova a dovere affrontare a partire dall’oneroso e pericoloso debito pubblico. Il tema del debito è di stretta pertinenza europea per il nuovo ( vecchio ) patto di stabilità che continua a riproporsi esattamente allo stesso modo da 25 anni senza, di fatto, variazioni in un  mondo completamente cambiato. La discussione è stata caratterizzata da una prevalente confusione dove più che le idee si sono scambiati gli insulti e le provocazioni e così i temi più gravosi da affrontare non sono emersi lasciando un vuoto di analisi e di pensiero gravemente preoccupante .

Oltre al debito non sono emersi i problemi che rendono pesante l’equilibrio tra un nord che cerca di ripartire ed un sud sempre più gravato da un clientelismo soffocante; il progetto di federalismo differenziato è stato creato da una burocrazia ottusa e toppo occupata a rendere spesso impraticabili i problemi. Il problema è aggravato dalla burocrazia europea che a sua volta rende ingovernabile il sistema normativo prolisso e ridondante e questo era un punto fondamentale da attaccare. Non si sono spese idee e pareri su una disuguaglianza crescente che sta erodendo la classe media che è l’architrave di tutte le società come sosteneva già Aristotele nell’antica Grecia affermando che la forma migliore di stato fosse la ” politia ” (democrazia) in cui il potere è nelle mani della classe media e le disparità economiche sono minime. Non sono stati toccati ed affrontati i temi della disoccupazione e della povertà in un periodo di prezzi crescenti più di quanto non crescano i salari e questo è un tema che deve affrontare la comunità europea messa in ginocchio dalle sanzioni rivolte alla Russia per la guerra in Ucraina che ha destabilizzato il mondo rafforzando le aggregazioni opposte all’occidente definito ” coloniale “.

Il secondo evento, infatti riguarda i paesi opposti all’occidente, ha preso il via l’11 e il  12 giugno  nella città di Nizhnij Novgorod, in Russia, la riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi del gruppo Brics, la prima da quando ai membri originari (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si sono aggiunti i nuovi aderenti a pieno titolo, vale a dire Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. All’evento sono stati inoltre invitati i rappresentanti di altre quindici nazioni. Nella visione dei promotori dell’allargamento del gruppo, l’ingresso di nuovi Paesi segnala un maggiore potenziale di coordinamento del “Sud globale”, concentrando l’attenzione sulle opportunità di sviluppo e crescita economica e sul dialogo multipolare. Il nuovo assetto dei BRICS dovrebbe inoltre fare da contraltare all’ordine globale a guida occidentale, come ha affermato in occasione della riunione il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, un messaggio evocato anche nella dichiarazione congiunta adottata insieme agli omologhi delle altre nazioni partecipanti. L’opposizione all’occidente trova crescenti aggregazioni anche nell’obiettivo di contrastare e sostituire il dollaro come moneta dominante, già l’Arabia Saudita ha annunciato che solo la metà della vendita di petrolio sarà regolata in dollari, così il petrodollaro comincia a vedere  un futuro minaccioso. Quello che sorprende è la mancanza di visibilità di questo evento sui media italiani, ma anche su quelli stranieri con una miopia suicida perchè già oggi il Pil dei paesi legati ai BRICS supera quello del G7 così come le persone afferenti a questo nuovo bipolarismo sono profondamente diverse: rispetto al miliardo e trecento milioni dell’occidente corrispondono oltre cinque miliardi dell’altro gruppo.

In questa incerta situazione globale si è svolto il terzo evento indicato cioè la riunione del G7 in Italia con una composizione indebolita dal fatto che ci fossero leaders più simili ad anatre zoppe: Macron in Francia che è andato sotto nelle elezioni europee così come Sunak della GB e Sholtz della Germania che non si è dimesso pur essendo battuto dagli elettori che non hanno confermato il suo partito. Infine rimane Biden che sembra sempre più come assente ed indebolito nei sondaggi in un paese in difficoltà economiche e sociali in piena campagna elettorale, in cui si cerca di fare vedere numeri sull’economia e sull’occupazione che non rispondono alla realtà, come ha dovuto riprendere Powell invitando il presidente ad attenersi ai dati reali, che sono diversi, con una classe media in grande difficoltà e con un’occupazione debole che privilegia gli operai, ma non altri di grado superiore, con un’inflazione che non diminuisce e con un debito ” monstre ” che preoccupa i detentori dei TBUSA  e mostra una crescente difficoltà nella sua gestione.

Il G7 così composto ha mostrato già una debolezza in alcuni dei suoi importanti partecipanti ed una pericolosa deriva nella capacità di proporre azioni creative di fronte ad un mondo che cambia, con un immobilismo autoreferenziale che lo espone a gravi rischi. Il tema di fondo rimane la guerra in Ucraina i cui presupposti vennero creati da Obama alla fine del 2013 quando inviò la neoconservatrice bellicista, Victoria Nuland, una nuova Minerva, per destabilizzare l’Ucraina e provare ad indebolire la Russia. Già allora Kissinger ammonì sulla necessita di rendere il Donbass più neutrale essendo russofono, ma non è stato ascoltato ed oggi siamo sempre qui ad alzare la posta militare e quella delle sanzioni anzichè puntare all’unica soluzione reale, quella politica. Così diventa un gioco al poker in cui il rischio si vada a vedere, come si suole dire, la mano della controparte, quando è evidente che la Russia non conquisterà l’Ucraina la quale non è in grado di riprendersi i territori occupati dai russi .

Così in preda ad un immobilismo autoreferenziale sia Biden che Macron hanno pensato bene di andare ad occuparsi di temi che non riguardano il G7 ma i singoli paesi che vi appartengono e l’aborto è diventato impropriamente un tema di dibattito e di scontro dando evidenza ad una deriva priva di immaginazione e creatività, con un’incapacità di pensare a nuovi modi di affrontare la realtà che non può essere risolta con gli stessi metodi che hanno creato i problemi.

I tre eventi indicati sono correlati fra di loro e mostrano una leadership occidentale priva di creatività nell’affrontare i problemi nuovi posti da un rapido cambiamento che, se non affrontato, rischia di fare collassare le società, come scriveva Arnold Toynbee nel 1949. Arnold J. Toynbee, uno dei maggiori interpreti del ciclo di vita delle società, descriveva la fase finale del declino in questi termini: « … Il loro crollo e la loro disintegrazione (delle società, ndr) comincia quando viene meno la creatività da parte delle élites di rispondere in modo nuovo alle sfide portate dall’esterno, lentamente la società comincia a collassare… La decadenza non dipende dalla paralisi delle facoltà mentali delle élites ma da un collasso della loro eredità sociale che interdice ogni efficace e creativa azione sociale… La decadenza è spirituale e morale e, di fronte al dramma, si inasprisce la violenza repressiva che non fa che accelerare la disgregazione; le società non scompaiono per morte violenta ma per suicidio». (In ” È Tutta un’altra storia ” di F. Pezzani, pag. 199/200, 2013 ).

Stiamo arrivando a questo punto? Sarà il caso di cominciare a pensarci in una società narcotizzata dai social e non informata dai media? Sono domande a cui è necessario dare una risposta o ci troveremo di nuovo di fronte al caos.

Fabrizio Pezzani

immagine: Teodora – Mosaico S.Vitale-Ravenna