EVA CONTRO EVA

di | 1 Lug 2024

Mai come in questo momento storico e politico, in Italia, le donne sono protagoniste e padrone assolute della scena. Due donne si sono ritrovate, improvvisamente, all’apice di posizioni di potere: una come Capo del Governo, l’altra a capo di un partito storicamente importante, il PD,  che oggi egemonizza l’opposizione.

Due persone diversissime tra loro, per idee, formazione, vissuto personale e curriculum, ma tuttavia accomunate da diversi fattori.

Giorgia ed Elly.

La prima, italiana “de Roma” (anzi della Garbatella, come rivendica con orgoglio), la seconda italiana ma anche svizzera e americana.

Una che si autodefinisce “underdog”, l’altra che si propone come moderna alternativa, ma per entrambe il successo sta anche nel fatto che “nessuno le aveva viste arrivare”.

Giorgia un paio si anni fa, raccolse i cocci di una politica decadente e senza più visioni, e soprattutto di una coalizione orfana del Cavaliere per antonomasia, che rischiava di deflagrare nell’ennesima diaspora.  Con quei cocci, invece realizzò  il piedistallo da cui ha spiccato il volo verso la Presidenza de Consiglio, infrangendo  quel “tetto di cristallo” che nessuno aveva mai ancora infranto, come prima donna nella storia della Repubblica a ricoprire quel ruolo.

Elly, contemporaneamente, raccolse i cocci di un partito che aveva perso anima, identità e consensi e che non sembrava in grado di elaborare lo shock del risultato elettorale.

Giorgia riordina gli schieramenti, ricompone i ranghi del centrodestra e inizia a tracciare la rotta di una legislatura difficile, in un contesto complesso e pieno di insidie dentro e fuori i confini nazionali.

Elly raccoglie il testimone della Segreteria PD forse non pienamente consapevole del “peso” enorme dell’impresa.

Giorgia imprime il suo passo, ma deve parare colpi da più fronti, compresi quelli interni, i più insidiosi, che ogni tanto le fanno alzare gli occhi al cielo, nelle sue tipiche espressioni estemporanee tanto care (e preziose) all’ironia del web.

Elly inciampa in qualche ingenuità da inesperienza, ha qualche problema con i colori e con un linguaggio che fatica ad essere compreso dai più. Si arma di slogan a frasi semplici, stile “lista della spesa”, usandoli come mantra o promemoria, chissà,  per tentare di riconquistare la fiducia di quel mondo della sinistra che si è sentito abbandonato o non ascoltato. Prova anche ad “allargare” il campo, solleticando l’ala sinistra del M5S, ma qualcuno gli avrà ricordato ( o forse se n’è resa conto da sola) che lei è la leader di un grande partito e non può andare a rimorchio di quel che rimane di un’Armata Brancaleone. E poi deve fare anche i conti con le donne Dem che non condividono certe posizioni su pseudo nuovi diritti.

Giorgia si affanna a ripetere più o meno sempre le stesse cose. Elly…pure.

Dicono che le donne siano molto competitive e poco empatiche tra loro, un tallone di Achille, questo, responsabile, secondo sociologi, politologi, antropologi e psicologi vari ed eventuali, dell’eterna condizione di “sudditanza” che le donne hanno pagato alla storia scritta dagli uomini.

Ogni giorno i giornali si affannano a volerle impegnate a “lanciarsi sassi” e strali, dalle opposte barricate, nella feroce e sensuale lotta di Eva contro Eva.

Eppure…sinceramente, io questa lotta non riesco a vederla. Per la prima volta nella storia, forse, questo antagonismo non c’è.

Giorgia pur non lesinando critiche agli avversari, pur nelle sue dure e puntuali accuse alla controparte, si rivolge sempre (o almeno il più delle volte) genericamente alle sinistre o al più al PD. È raro infatti che chiami in causa la segretaria Dem con nome e cognome.

Allo stesso modo Elly, pur avendo molti urgenti, validi e importanti argomenti su cui chiamare in causa la Presidente del Consiglio, porta avanti un’opposizione light, che raramente entra nel merito delle questioni contingenti.

Anche lei, molto genericamente evoca temi più o meno standard: sanità, lavoro, immigrazione ecc. che senza opportune proposte lasciano il tempo che trovano nei salotti televisivi che li accolgono pur parler.

Dov’è quindi questa temuta (o auspicata?) sfida di Eva contro Eva?

Dove sono le prove di bravura, di competenza,  di competizione? I duelli dialettici, le provocazioni?

Forse siamo davvero davanti ad un cambiamento epocale dove le donne, pur con tentativi a volte maldestri e incompleti, stanno cercando “la terza via”, l’alternativa alla cultura politica finora vissuta,  per dimostrare che la fiducia ricevuta, da entrambe, dai rispettivi sostenitori è ben custodita.

L’impresa è intrigante, non sappiamo se andrà a buon fine, ma lo spettacolo, questo si, è tutto da osservare e da gustare.

Mira Carpineta

 

 

 

immagine: eva contro eva da cineastio