IL QUADRO POLITICO EUROPEO: MELONI DI FRONTE A UN BIVIO

di | 1 Lug 2024

Le elezioni europee hanno determinato sensibili rivolgimenti nei rapporti di forza interni ai due paesi da sempre considerati trainanti nella costruzione europea, Francia e Germania.   Nella prima il partito del Presidente Macron è stato ampiamente superato dalla formazione di destra guidata da Marine Le Pen e in Germania i socialdemocratici del cancelliere Scholz vengono battuti non soltanto dagli storici concorrenti cristiano-democratici, ma anche dalla destra rampante riunita sotto le insegne dell’AFD.   In Italia, tutto sommato, la vittoria della destra può ritenersi meno traumatica per i suoi principali avversari schierati nel Partito Democratico: Fratelli d’Italia risulta il primo partito con una buona affermazione, in termini di percentuale, Forza Italia cresce e la Lega tiene (rispetto alle politiche), ma il partito guidato da Ellie Schlein registra un notevole incremento e riduce sensibilmente le distanze rispetto al partito di Giorgia Meloni.    Accreditandosi maggiormente, in tal modo, come forza potenzialmente alla guida di una futura alternativa alla destra di governo e delineando un tendenziale ritorno ad uno schema bipolare, dovuto principalmente al forte ridimensionamento registrato dal Movimento 5 Stelle, i cui punti di percentuale perduti corrispondono, approssimativamente, a quelli guadagnati dal PD.   Un’avanzata rilevante si è riscontrata per Alleanza Verdi Sinistra di Bonelli e Fratoianni, grazie alla candidatura di Ilaria Salis, le cui condizioni di detenzione in Ungheria avevano commosso e indignato l’opinione pubblica nazionale.   Azione di Calenda e il cartello Renzi-Bonino non hanno invece superato il quorum prescritto.    Come sempre le elezioni europee, oltre al particolare valore ai fini di rimodulare il ruolo italiano nello scacchiere continentale, rappresentano un test per gli equilibri interni e per i rapporti di forza sul piano nazionale.

Se il PD intende veramente realizzare l’alternativa all’alleanza di centrodestra – o, come dicono alcuni,  di destra-centro – attualmente al governo, deve necessariamente rendersi promotore di una vasta aggregazione delle forze di opposizione, giovandosi dell’incremento ottenuto in termini di percentuale e di voti in cifra assoluta.    Il tripolarismo, inaugurato dai successi grillini dello scorso decennio, sembra ormai destinato ad un tendenziale declino, lo stesso Giuseppe Conte non ha i numeri, allo stato, per rivendicare la guida di una futura coalizione di sinistra e, di conseguenza, la candidatura alla premiership.   Per il Partito Democratico, superata la fase della competizione a 360 gradi tipica delle elezioni europee, su base proporzionale – in cui, comunque, ha “testato” le proprie forze – se ne apre un’altra, assai più interessante, di costruzione di una coalizione in grado di sfidare la destra alle prossime politiche.  Una coalizione di cui potrà, a questo punto, senza riserve, pretendere la leadership.   Nello stesso tempo, il PD potrà svolgere un ruolo importante sul piano europeo, avendo ottenuto la più numerosa delegazione nel Gruppo socialista all’Europarlamento.  Il partito guidato da Elly Schlein costituisce dunque parte integrante e rilevante di una formazione europea che sarà certamente presente nella maggioranza parlamentare della nuova legislatura.   Diversa e più complicata la posizione europea di Giorgia Meloni, nonostante l’ondata europea favorevole alle destre.   La premier italiana guida, in ambito europeo, la formazione dei conservatori (Ecr), terza forza politica dell’Europarlamento, ma rimasta per il momento esclusa dal cartello maggioritario (popolari-socialisti-liberali) ricostituitosi dopo le elezioni, in continuità con la precedente legislatura.   Rispetto all’ingresso dei conservatori nel cartello stesso si manifestano veti incrociati, con i socialisti riluttanti e i popolari divisi, tenuto conto che l’Ecr non sarebbe comunque necessario, sul piano numerico, ai fini di conseguire la maggioranza nell’Europarlamento, salva l’esigenza di una riserva di voti per compensare le eventuali insidie dei “franchi tiratori”.

La premier italiana si trova, dunque, di fronte ad un bivio: o mettere comunque a disposizione della maggioranza precostituita anche le copiose schiere dell’Ecr, sostenendo la conferma della Von der Leyen – in buoni rapporti con la stessa Meloni – e confidando nell’attribuzione di una posizione di rilievo, nella Commissione, per il membro italiano che sarà designato, oppure ripiegare su una linea di opposizione e di chiusura verso l’asse maggioritario, stringendo ulteriormente i rapporti con il gruppo più a destra di Identità e Democrazia, dove, oltre ai lepenisti, ritroverebbe gli alleati italiani della Lega (mentre gli eletti di Forza Italia, l’altro alleato, siedono nel gruppo popolare, auspicando l’ingresso di Meloni nella maggioranza ricostituita).     Una posizione difficile, a dispetto del successo elettorale e del confermato primato di Fratelli d’Italia alle elezioni del 9 giugno.   Le scelte strategiche saranno peraltro determinate dai contenuti (immigrazione, transizione ecologica, concorrenza, politiche per la pace) e, probabilmente, terranno anche conto dell’esito delle elezioni politiche in Francia, a fine giugno.

Alessandro Forlani

immagine: bivio da Artevitae