LA VALLE DI NERFA: VIAGGIO IN VERSI ALLA RISCOPERTA DELLE ORIGINI

da | 20 Ago 2024

Scoprire qualcosa di antico e raro è sempre un’emozione. Se poi la scoperta, o riscoperta in realtà,  avviene davvero casualmente e tra le mura di casa, l’emozione necessita di essere condivisa.

È quello che è accaduto ad Angelo Fracassi, romano per lavoro, ma abruzzese e capistrellano per nascita, che nella libreria del nonno ebanista trova un libricino, con dedica autografa,  pubblicato nel 1931,  di un autore che si firma con il nome di luogo  e che descrive una valle e i suoi cinque paesi, in quartine endecasillabe a rima baciata.

La Valle di Nerfa  è infatti un poemetto scritto dal maestro Francesco Di Marzio di Pagliara dei Marsi,  poi divenuto anche Commendatore. E quella valle, dove regna incontrastato il fiume Liri, che la “serpeggia a torti giri”, ha così  trovato nuova vita grazie a Angelo Fracassi, Mira Carpineta e Carmina Palleschi che ne hanno curato la riedizione.

L’autore si firma con uno pseudonimo, che evoca atmosfere avventurose e medievali: Rupe di Gerifalco, un nome che in realtà indica un luogo ben preciso, dove i ruderi di un antico castello raccontano di briganti e cavalieri, di incontri, battaglie, sconfitte e vittorie  e tanta altra Storia che di li è passata.

A curare la ristampa del libro “La Valle Di Nerfa”, edito da Tabula Fati di Marco Solfanelli Editore, tre cultori della ricerca: storica, antropologica, etnografica, accomunati sia dalla passione che dalla provenienza familiare da quei luoghi: Mira Carpineta, giornalista, che ne conosceva alcuni versi e ne cercava l’origine. Angelo Fracassi biologo e proprietario del libro originale, che lo ha condiviso con gli altri curatori.  Carmina Palleschi insegnante, che ne ha spiegato i dettagli sulla base delle sue precedenti ricerche.

La particolarità e l’originalità di questo libricino è nella forma della scrittura scelta dall’autore, ovvero le rime baciate, in versi endecasillabi e quartine. Un modo di descrivere luoghi, paesaggi, tradizioni e genti che grazie alle rime, appunto, è entrato, ed è rimasto, nella memoria collettiva delle popolazioni dei cinque paesi descritti: La Valle di Nerfa  inizia dove i monti “Dogana e Aurunzo fanno sella”, ai bordi della piana del Fucino, l’antico lago prosciugato già dall’imperatore Claudio 2000 anni fa e poi nella seconda metà dell’800, dal principe romano Alessandro Torlonia. Comprende cinque paesi: Petrella Liri, Cappadocia,  Pagliara dei Marsi, Castellafiume e Capistrello di cui descrive  i cambiamenti sociali avvenuti nel territorio, passato da un’economia rurale alle prime forme di industrializzazione, con le officine, la centrale elettrica, la cartiera e le strade.

È proprio per una strada recuperata e riparata tanto velocemente,  che il maestro Francesco Di Marzio viene invitato a descrivere le bellezze della valle allo scopo “di valorizzarne le peculiarità”.  L’Autore accetta a patto di poterlo fare in modo non convenzionale e ci riesce. Con le rime infatti non descrive solo la geografia dei luoghi, ma offre uno sguardo sull’intera società dell’epoca, sull’indole degli abitanti, sulle leggende, le usanze, le ricchezze e le miserie. Anche l’utilizzo delle rime, invece della prosa, cela l’espediente con cui il poemetto è riuscito rimanere nella memoria collettiva degli abitanti della valle pur non essendo alfabetizzati, e a molti nonni di trasmetterlo alle generazioni future.

Un libricino che si legge velocemente, a tratti arguto e ironico, quasi un’istantanea di un luogo e di un tempo carico di aspettative, quale era il periodo, il 1931, che rappresenta il momento di massimo entusiasmo per il progresso industriale, economico e sociale scaturito dalla ricostruzione post prima guerra mondiale e ancora inconsapevole della futura seconda distruzione.

di Luciano Tommaso Gerace

 


Mira Carpineta, 1964, Laureata in Comunicazione Internazionale e Interculturale, giornalista e scrittrice, direttrice di Primapagina mensile, Primapaginaweb.it, autrice di “Na ota no’” – 2022 – Tabula Fati, vicedirettrice di ITALIANItalianinelmondo.com, ha incontrato Angelo e Carmina  dapprima virtualmente, attraverso un gruppo su un diffusissimo social, con cui condivideva informazioni di carattere storico. Poi, dopo la scoperta del libricino, si è fatta promotrice della ristampa attivando un gruppo di lavoro altrettanto entusiasta e motivato.

Angelo Fracassi, Biologo con la passione per la ricerca antropologica e culturale, ha curato diverse pubblicazioni: La Confraternita di Nostra Signora del Sacro Cuore. Una storia di Capistrello dal ‘600 ai nostri giorni (2012),  il volume Dialoghi abruzzesi tra memoria e futuro (Kirke, 2021) raccolti in un CD, che  costituiscono la prima pubblicazione di registrazioni di canti di tradizione orale per Capistrello e una raccolta di canti tradizionali pubblicata in Ad horam nonam, Nuove ricerche sul Sacro Triduo abruzzese fra pratiche sonore e devozione (Kirke, 2022).

Carmina Palleschi capistrellana doc, anche se romana per necessità lavorative, insegnante di scuola per l’infanzia, da anni, insieme ad Angelo Fracassi, raccoglie racconti, canti, tradizioni popolari, intervistando e registrando le voci delle persone – sempre più rare – depositarie di queste testimonianze, che poi pubblica sulle sue pagine social. Con il Centro Studi Marsicani e la pro Loco di Avezzano ha realizzato un cd e un volume per la Tavola Rotonda Ad Horam Nonam (Kirke, 2022), che rappresenta la prima  pubblicazione di canti di Tradizione orale per Capistrello

La Valle Di Nerfa –di Rupe di Gerifalco, a cura di M.Carpineta, A. Fracassi, C. Palleschi, 2024 ed. Ta Tabula fati.