DEBITO PUBBLICO. GENESI, ATTORI, MANCATI CONTROLLI E POLITICA ASSENTE

da | 1 Set 2024

Il debito pubblico italiano rappresenta un problema per il suo volume, per la dinamica di crescita e la difficoltà di contenimento, sia per problemi interni di intervento politico, sia per gli effetti di una finanza fuori controllo che contribuisce alla sua evoluzione in termini di crescita indotta e per effetto di una dissennata politica di finanza facile.

L’analisi della dinamica e della genesi del debito pubblico può essere esaminata con riferimento a due periodi fino alla fine della seconda guerra mondiale e subito dopo a partire dal 1945; la figura esprime l’andamento del debito dalla costituzione dell’unità italiana come andamento rispetto al PIl:

La prima impennata del debito avviene nel 1867 con la crisi che tocca l’Europa intera ed il rapporto debito / pil raggiunge il 117% con un saldo primario (spesa pubblica al netto degli interessi) positivo, la crescita economica del periodo contribuisce a mantenere basso il rapporto. Gli altri picchi del debito prima della fine della seconda guerra mondiale furono legati alle spese delle due guerre mondiali, in particolare durante la prima il rapporto debito / pil raggiunse il 160 %; la crescita del debito tra il 1915 ed il 1923 contribuì al disagio sociale ed ai conflitti conseguenti che portarono all’avvento del fascismo. La medesima dinamica del debito nello stesso periodo si ebbe in Germania dove diede l’avvio prima alla disastrosa repubblica di Weimar e poi all’avvento del nazismo, la storia mostra sempre come il crescere della povertà e della disuguaglianza porti sempre a rivoluzioni sociali.

Alla fine della seconda guerra mondiale gli accordi fatti nel 1944 a Bretton Wood con l’avvio del sistema del “gold exchange standard” crearono un sistema monetario stabile con il rapporto debito / pil oscillante tra il 27 % (il minimo storico) ed il34 % del 1971 l’anno in cui cominciò la rivoluzione finanziaria.

La fine del “gold exchange standard” in quell’anno creò una crescente inflazione negli Stati Uniti che fu contrastata dalla creazione del petrodollaro generando dal nulla la domanda di dollari e dal sistema Swift che obbligava all’uso del dollaro come moneta di riferimento per l’occidente a scapito delle singole monete nazionali. Il nostro paese importatore di materie prime si trovò di fronte ad un’aggressione esterna che generò in soli dieci anni, dal 1972 al 1982, un’inflazione che passò dal 4% al 21% con una svalutazione della lira rispetto al cambio sul dollaro da 625 lire per dollaro a 2400 lire. Gli effetti furono una crescita del debito pubblico indotta da fattori esterni dovuti alla finanza che avrebbe poi sempre contribuito alla crescita del debito specie per gli interessi, tuttavia la svalutazione della lira favorì le esportazioni facendoci diventare i cinesi d’Europa e contribuì a mantenere più basso il rapporto debito / pil oscillante tra il 56 %  del 1965 ed il 58% del 1981 .

Il debito pubblico però ebbe il primo scatto nella crescita passando dai 41.000 mld/ lire del 1975 ai 232.000 mld / lire del 1983 con un rapporto debito / pil del 69%, la dinamica monetaria contribuiva a fare crescere il debito per una politica finanziaria legata al crescente valore del dollaro che contribuiva a tale crescita; era cominciata la guerra finanziaria che avrebbe avuto negli anni novanta e nel nuovo secolo il suo apogeo.

Gli anni settanta e ottanta si caratterizzano per un aumento della spesa pubblica per ridurre gli scontri sociali degli anni di piombo, le politiche salariali e gli scontri sindacali, le spese sociali come le pensioni baby, l’uso della spesa corrente per avere consenso politico, la spesa, spesso inutile, per le aziende di stato ed in particolare per gli interessi crescenti sul debito. Nel 1981 abbiamo la separazione tra Banca d’Italia e il Tesoro così viene meno la copertura della Banca d’Italia per acquistare i titoli di stato non collocati nelle aste, anche questo aumenta la spesa per interessi.

L’aumento della spesa pubblica alla fine degli anni ottanta raggiunge nel 1993 i 959.714 mld / lire; quegli anni dopo la caduta del muro di Berlino lanciano la finanza razionale e noi ne subiamo le conseguenze con l’attacco di Soros alla lira e alla sterlina e l’Italia rischia di uscire dallo Sme; la Banca d’Italia quasi si svena per mitigare gli effetti dell’attacco ma nel 1994 il debito pubblico raggiunge il 124% del Pil, siamo alla frutta. Per mantenere l’Italia nello Sme il governo Amato fa il prelievo notturno sui conti correnti degli italiani e sul panfilo Britannia si svolge la svendita delle aziende di stato, tangentopoli scardina il sistema politico e la mafia compie la strage di Capaci; il governo indebolito si consegna al sistema finanziario globale e nel nuovo secolo ne subiremo passivamente gli effetti sul debito e sugli equilibri finanziari.  Siamo entrati nell’era della finanza e non siamo più in grado di controllare gli attacchi al paese e la dinamica del debito pubblico rimane sotto controllo solo per la spesa interna.

Il nuovo secolo vede l’avvio dell’euro in cui entriamo grazie al fatto che l’indicatore debito / pil, su cui eravamo fuori standard, rimane fuori dalla decisione di avvio della moneta unica; siamo sorvegliati speciali e il nostro debito è fonte di discussioni. La politica progressivamente perde la relazione con il mondo reale e vive di consenso generato dal continuo aumento della spesa corrente e crollano gli investimenti.

Il primo decennio si caratterizza per le guerre in Medio Oriente a cui diamo appoggio, ma l’idea di una governance globale illude gli Stati Uniti che creano la bolla di Lehman nel 2008, fino a quel momento il debito / pil è stato relativamente stabile con un rapporto del 102% . Dopo Lehman il debito dal 2001 al 2009 passa da 1.360.285 mld / euro a 1.770.230; noi non possiamo fare niente sulla dinamica finanziaria, ma una politica debole e sottostante non è in grado di arginare la corsa sulla spesa corrente e sul crescente divario tra nord e sud, a cui vanno in misura crescente i trasferimenti erariali per coprire la disoccupazione e favorire i clientelismi.

Infine nel 2011 l’attacco all’Italia nel corso della campagna d’Europa fa schizzare lo spread e gli interessi sul debito che arrivano a 1.990.130 nel 2012, con il rapporto debito / pil al 123 %. Siamo ostaggio della finanza internazionale e prigionieri di una politica ottusa e cieca che riesce solo a peggiorare i problemi, incapace di controllare la spesa per la mancanza di adeguati strumenti di controllo, che sono solo tarati sui tetti di spesa e non sui risultati, come dovrebbe essere, e  sulle singole aree di responsabilità. Abbiamo distribuito ricchezza che non avevamo prodotto e questo ha creato aspettative, modelli di vita e di consumo non sostenibili ed abbiamo caricato sulle spalle delle generazioni future l’onere di restituzione del debito e il rischio di interessi non controllabili, in questo senso il debito pubblico è anche un debito morale.

Osservando la dinamica del debito si può osservare come il volume sia cresciuto a ridosso delle operazioni finanziarie che hanno preso in ostaggio il Paese, è stato così dopo la fine del gold exchange standard, che ha contribuito a scaricare sul Paese un’inflazione del 24% , e il petrodollaro, inventato dagli Usa per consolidare il dollaro, ci ha messo i ginocchio e come si vede dal grafico allegato il debito sul Pil si è impennato. Così nel 1991 l’attacco di Soros alla lira ha contribuito all’innalzamento del debito, infine sia la bolla di Lehman, ma in particolare l’attacco della finanza al Paese nel 2011, ha fatto innalzare ulteriormente il debito. Il volume del debito è stato creato dalla spesa interna, più spesa corrente che per investimenti, ma una parte importante di questo debito, tra il 35% ed il 40%, è stato determinato da fattori esogeni non controllabili dal Paese e generato da manipolazioni finanziarie che troppo spesso hanno preso di mira il nostro Paese, mentre la UE ha spesso ignorato il suo ruolo di controllo, lasciando libera di muoversi la finanza deregolamentata. Queste considerazioni andrebbero portate ai tavoli della governance europea per definire e contribuire a bilanciare la nostra posizione nelle negoziazioni sui nostri equilibri economici e finanziari.

Infine la mazzata del covid ha finito per farci entrare in un complicato tunnel con debito di 2.762.000 mld/euro e un debito sul Pil del 145%, che ci mettono in una situazione di tensione finanziaria controllabile solo in parte, in un sistema occidentale che barcolla.

Una parte del debito, per il 28 %, è in mano alla BCE e questo riduce la pressione, ma è evidente che il debito, anche per effetto di interessi crescenti, sta aumentando più rapidamente del Pil e rischia di metterci in un “ cul de sac “; rischiamo un effetto Ponzi se non riusciamo a ridurre la distanza tra debito e Pil  e non possiamo continuare a finanziarci solo con moneta di nuova creazione come stanno facendo gli USA. La debolezza del Paese è simile a quella degli altri paesi occidentali, non siamo soli nell’inferno della finanza fuori controllo; la situazione, se si deteriora ancora, può rendere meno appetibile l’acquisto di buoni del Tesoro che si vedrebbe costretto a ricomperarli, ma così entreremmo in una pericolosa spirale.

Le soluzioni sono legate alla competenza e professionalità della classe dirigente che fino ad oggi non ha risposto alle esigenze, alla presa di coscienza collettiva, alla capacità di creare bene comune per affrontare con solidarietà le sfide della storia, evitando di cadere nella trappola mortale di pretese ideologiche e facili come la patrimoniale, prima di avere messo a posto i sistemi di accountabilty in modo  che ognuno risponda, in modo trasparente, delle sue responsabilità, cosa che oggi è ancora lontana dall’avverarsi.

Fabrizio Pezzani

immagine: Igor Morski Futuro Pasado