DOPPIEZZA
Al Parlamento europeo è stata approvata – con ampia maggioranza – una risoluzione che conferma l’appoggio all’Ucraina e riconosce l’ovvio, già previsto dal diritto internazionale, ovvero che chi si difende ha il diritto di colpire gli obiettivi militari anche sul territorio dell’invasore. Guardando dentro quel voto si colgono l’inadeguatezza e la doppiezza del dibattito politico italiano.
Un autorevole quotidiano (“La Stampa”) ha titolato quel che molti altri hanno accennato: “L’Italia non ci sta e si sfila”. Errore di grammatica istituzionale: al Parlamento europeo gli Stati non siedono e non votano. E fra i parlamentari che hanno votato a favore – sia della delibera che del suo ottavo articolo, che prevede l’uso delle armi fuori dai confini ucraini – vi sono anche degli italiani.
Ciò non toglie che su quell’articolo 8 s’è spaccata la maggioranza, come anche l’opposizione. Mentre sull’insieme la Lega ha ritrovato la consonanza con il Movimento 5 Stelle sulle linee di politica estera – anti europee e anti occidentali – che caratterizzarono il loro comune governo all’inizio della scorsa legislatura. E non toglie che sul voto complessivo si siano ritrovati assieme FdI, FI e Pd.
I due processi disgregativi, a destra e a sinistra, dimostrano l’illusorietà dei cambiamenti verificatisi nel secolo scorso: la sinistra che diventa atlantista, ma poi è risucchiata dal terzaforzismo cattolico in salsa finto pacifista e la destra che supera l’anti atlantismo(comprensibile, visto che era nato per cacciare il suo ducetto), ma poi è riattratta dalla raffigurazione di sé come anti sistema.
Siccome la politica estera e la collocazione di un Paese nelle alleanze internazionali sono imprescindibili e dirimenti, ne discende che le due coalizioni sono due falsi. Due aggregazioni di opposte e coincidenti incompatibilità.
Ciò segnalail ripiombare dell’Italia nelle contraddizioni e nella doppiezza della sua politica estera. Quella che ci conquistò la fama di inaffidabili, laddove a noi piaceva pensarci furbi equilibristi. Peccato che in guerra si spara e non si esibiscono giocolieri.
Il tutto dimostrando che cancellate le ideologie (evviva) resta un sommarsi di pulsioni e repulsioni, senza capacità di visioni coerenti e d’insieme. Ci si può compiacere che quella visione si trovi nel Piano Draghi, ma non si può non dispiacersi che manchi alla politica, che così perde la propria funzione di suscitatrice e raccoglitrice del consenso su direttive coerenti. E ciò nuoce alla salute democratica.
Davide Giacalone
immagine: Renè Magritte Opera
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.

