PERDITA DI “ GRAVITAS “*

da | 1 Ott 2024

Buona parte dell’azione dei partiti rimane sempre limitata alla contingenza dell’attualità di ultim’ora.

Non mi pare siano stati finora sollevati dibattiti su un cardine di dimensione storica che smuove in profondità l’identità politica di ognuno di noi, come la questione morale. Vi risparmio Cari Lettori esempi dell’esatto contrario che è sotto gli occhi di tutti noi. Una volta della questione morale i partiti ne facevano un fiore all’occhiello, il Partito comunista, oggi Pd (con molta fantasia) in particolare, si è ritenuto  “diverso” ai tempi di Enrico Berlinguer, in parte era vero che io storicamente sappia.

Dopo “Tangentopoli “ si è continuato a parlare di superiorità morale sempre meno in proporzione ai poteri centrali e locali gestiti e/o amministrati.

Dopo un trentennio si   è trasformata da presunta superiorità morale ad una superiorità sovvenzionata (rimborso spese elettorali erogati dallo Stato), passando direttamente al progressivo  svuotamento di idealità e attivismo democratico e rendendo simili i partiti nella corsa ai “sostegni concreti” abbandonando  così la campagna anti-casta promossa proprio dal Corriere della Sera  e fatta  dopo venti anni proprio da Grillo, rivelatosi poi un fallimento previsto e perpetuato.

Ritorniamo al presente (e non certo con gioia). Abbiamo sempre assistito ad una competizione di primato tra Quirinale e Palazzo Chigi. Non tutti i Presidenti della Repubblica si sono mossi sempre negli ambiti istituzionali come appunto il Nostro

Mattarella. Fortunatamente la comprensione e l’intesa tra il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio ha risparmiato agli Italiani situazioni molto pericolose sotto ogni profilo. La oramai endemica crisi economica che certo non è purtroppo fermata ( tranne qualche + 0,1)  è tuttavia  avviata su un percorso europeo e forse ci fa sperare in una ripresa economica.

La situazione disperante per il lavoro e il futuro dei giovani, per la condizione delle famiglie oberate di disagi di ogni tipo, compresi i gravi problemi della salute e della scuola e università sono veri e propri allarmi sociali.

L’accelerazione degli investimenti per le grandi opere che deve fare da volano, almeno in parte, al progressivo rilancio di tutta l’economia, non dispone di ministri adeguati e che siano all’altezza del Presidente Meloni. Partiti personali e familismo sono prerogative di un capobastone insicuro, non di un Capo di Governo .

Sembra che l’azione di governo sia costellata da condizionamenti estranei o comunque in conflitto con gli interessi generali del Paese .

Forse Giorgia Meloni, dopo la nomina di vicepresidente senza deleghe precise di Fitto, si è resa conto  che è giunto il momento di ascoltare il Presidente Draghi per l’obiettiva sua autorevolezza e per la  capacità  di essere ascoltato in Europa e in genere nei rapporti internazionali.

Guardare troppo avanti forse non si addice ad una stagione politica come l’attuale e al prevalere inesorabile del “ primum vivere”. Ma certo risulta difficile o almeno problematico immaginare un procedere senza scossoni con gli irrequieti   Renzi, Salvini e il garbuglio dei 5 Stelle che non riescono ancora a cavare un ragno dal buco e la “patetica disputa” tra Grillo e Conte lo dimostra, disputa non proprio per nobili motivazioni, pecunia ….

Lo stesso Pd che pure sembra rigenerato dalla brava non carismatica Segretaria, non riesce a creare un fronte compatto per dar vita a una maggioranza alternativa al Destra-Centro o se volete Centro-Destra e con una proposta governativa credibile. La chiamata a raccolta del Pd ha generato un campo largo come slogan disatteso e strumentalizzato.

Questa idea del campo largo (nome di un comune del Brasile) nasce prima con il famoso centrosinistra di Prodi – Rutelli – D’Alema nel 2006, poi  tra il 2021 -23 riutilizzato come formula (suggerita  da menti non proprio fresche e fervide)  da Enrico Letta, allora segretario della Ditta Pd, per coalizzare sinistre e presunti centrini monocellulari (Renzi e Calenda), senza realizzare molti risultati concreti e soprattutto continuativi.

E non basterà la mossa, pur importante, della mobilitazione della base poiché sono sempre meno i militanti che ci credono. Il Pd  deve  comunque fare i conti con il rischio di truppe cammellate mobilitate da ogni parte ma senza passione e impegno. C’è poi il grave  problema della legge elettorale e vari referendum, grande scoglio di ogni legislatura, a conferma della precarietà dell’intero quadro politico nazionale.

Insomma, più si tenta di guardare avanti, più emergono difficoltà e problemi. Ma di questo ci toccherà tornare a parlarne ancora. Eppure sono ben consapevoli della serietà e gravità dei grandi cataclismi  climatici e delle 56 guerre in atto (dato dell’edizione 2024 del Global peace index).

Aggravati però drammaticamente da vecchie e nuove inadeguatezze della politica, causate da incuria e ingordigia talvolta anche degli amministratori  locali e, soprattutto da mancate scelte e interventi prioritari, specie da parte del governo.

Con carenza da parte del Presidente del Consiglio, al quale  compete la guida e il coordinamento dell’iniziativa degli stessi ministri, fino a deciderne la possibile sostituzione se risultassero fragili o incapaci. Purtroppo, invece, si inseguono facili trionfalismi e continui viaggi, propagandati con abbracci e cordialità, in giro in ogni parte del mondo. Perché tutta questa paura del rimpasto di governo? Debolezze?

Timore per un AAA cercasi ministri capaci? Con la popolarità di cui gode la Meloni potrebbe azzardare un ricambio efficace…

Infine, un obiettivo di distrazione di massa, si potrebbe dire, ma nei fatti presuntuosa rappresentazione e rischio di stravolgimento delle difficoltà e dei problemi non risolti.

 

di Francesco Petrucci

Immagine:[Johann Heinrich Füssli] Opera

 

*GRAVITAS

  1. Ferri- Sinonimi: auctoritas, dignitas, pondus, bàros. “Peso, importanza”; tanto delle cose materiali come degli argomenti, e dei concetti; Cicerone (Agr., II, 32) sembra preferire gravitas per le sententiae e pondus per i verba; analogamente pondera rerum (Quint., ix, 3, 100) e rerum pondera et dignitates (Gell., xvii, 20).(Treccani.it)