CIVILTÀ AL PARAGONE: ROMA, BISANZIO, UNIONE SOVIETICA, USA
La Storia si ripete. “Civiltà al paragone“ è il testo pubblicato da Arnold Toynbee nel 1946 in cui esamina e confronta le civiltà nella storia, la loro ascesa, il successo e l’inesorabile declino. In questa illustrazione della storia Toynbee ritrova i corsi e ricorsi storici di G.B. Vico e la sequenza dei fatti che sempre accompagnano il ciclo storico delle civiltà che si sono alternate nella storia. Il suo ultimo lavoro “Il racconto dell’uomo “ ( “ Mankind and mother Earth”) raccoglie le sue riflessioni sui tremila anni oggetto di studio concludendo l’opera con la seguente considerazione. “L’uomo ucciderà la Madre Terra o la riscatterà? Può ucciderla con il cattivo uso della sua potenza tecnologica. Ma può anche riscattarla, sconfiggendo quell’avidità suicida ed aggressiva che rappresenta il prezzo del dono della vita da parte della grande Madre. Questo è l’enigma che l’uomo si trova ad affrontare “. Parole che possono descrivere in pieno il dramma che ora stiamo vivendo dove due modelli di civiltà sono allo scontro: la civiltà occidentale nella sua fase di declino e quella dell’est e del sud del mondo che è in ascesa e pronta a sfidare la prima.
Per provare ad analizzare lo stato di vita delle due civiltà, in particolare quella occidentale è utile fare un confronto storico con le civiltà che l’hanno preceduta e hanno contribuito alla sua affermazione fino al mondo moderno nella parte che più la rappresenta, gli USA.
Il confronto con la civiltà romana e quella dei bizantini nella loro fase finale così come il collasso dell’Unione Sovietica ci può aiutare a capire lo stato di declino degli Usa come massimi rappresentanti della civiltà occidentale. L’analisi dei fatti, seppur in tempi diversi, mostra una ricorrenza sistematica delle cause che creano il collasso di una civiltà costituito dallo scindersi della società che si disintegra fra un recalcitrante proletariato da una parte e dall’altra da una minoranza sempre meno dominante, ma illusa dall’idea che il sole non finisca mai e che sia possibile perpetuare i modelli vecchi di risposta ad un mondo che cambia.
Anche oggi come sempre, viene meno e va in crisi la classe media, che è il lievito della civiltà occidentale, ma è chiaro che se esiste una crisi per una minoranza chiave, crisi vi sarà inevitabilmente anche per il resto del mondo perché guerra e classe sono sempre state con l’uomo fin da quando la prima civiltà è emersa sopra il livello della vita umana primitiva, cioè cinque o seimila anni fa e sono sempre state fonti di gravi malanni.
Come potremo vedere in una lettura semplificata della storia, la tecnica ha illuso di una pace universale e di una giustizia universale, ma la crescita della disuguaglianza, oggi senza precedenti nella storia, con la creazione di una minoranza altamente privilegiata rispetto ad una maggioranza deprivata di un livello di vita che sembrava promesso dalla tecnica ma negato dalla storia, non toglierà dalla sua anima l’esigenza di una sociale giustizia negata dalla minoranza dei privilegiati. In una società che sperava di avere scoperto il segreto di Amaltea, la disuguaglianza nella distribuzione dei beni che era sempre stata brutta è divenuta una enormità morale poiché ha finito di essere una necessità pratica. Così la minoranza elitaria si illude che la realtà si ripeta all’infinito e tende ad assopirsi sui vantaggi acquisiti, rinuncia a capire le nuove sfide che il mondo impone e si stringe nella sua inutile visione del passato e perde il confronto con la realtà di un mondo che cambia ed inizia la sua decadenza e il suo collasso.
Noi con questa riflessione ci chiediamo: “si ripete la storia?”, intendiamo semplicemente chiederci: “dimostra la storia di essersi ripetuta in altre occasioni nel passato?“ o invece ci domandiamo se la storia sia governata da leggi inviolabili che come hanno agito nel passato agiscono anche oggi? La Storia si ripete in modo simile, ma non uguale e le variabili che portano al collasso una civiltà tendono a ripetersi perché a dominarle è sempre l’uomo, la cui natura non cambia mai, noi però non siamo condannati a fare sì che la storia si ripeta, ma se non riusciamo a trattenere la nostra civiltà occidentale dal seguire le orme di società precedenti non eviteremo un suicidio totale.
La civiltà greco-romana. La prima civiltà di cui proviamo a tracciare le cause del suo collasso è la greco – romana per la forte inferenza della cultura greca in quella romana come scrive Virgilio: ”Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio “; non v’è dubbio che molte opere latine furono una traduzione di quelle greche. La civiltà romana comincia verso il 200 a.c. ma poi diventa grande con Augusto imperatore a cui seguirono 105 imperatori dal 27 a.c. al 476 d.c., una lunga storia che ha segnato fortemente la civiltà occidentale; nel 330 d.c. Costantino porta la capitale del regno da Roma a Costantinopoli dando vita a quello che sarebbe diventato l’impero Romano d’Oriente o anche l’impero bizantino che durò altri mille anni. La caduta dell’impero romano d’occidente si fa ricadere nel 476 d.c. anno in cui Odoacre depose l’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo, la decadenza e il collasso hanno coperto quasi duecento anni con una progressiva perdita di potere, di debolezza di governo, la debolezza del suo esercito, un tempo il più forte dei suoi tempi, l’incompetenza dei governanti, la diminuzione della popolazione come vedremo in una sintesi di raccordo con la storia. Il collasso è stato un lungo scivolare dell’impero sempre meno capace di rispondere alle sfide del mondo esterno e sempre più chiuso in modo suicida su sé stesso.
Dal punto di vista politico-militare l’impero romano d’Occidente cadde definitivamente nel V secolo invaso da popoli non romani per mano delle truppe di Odoacre che misero fine alla lunga storia di quella che un tempo era chiamata la “pax romana “; Odoacre fu un accidente perché l’impero era già finito al suo interno. Le cause del dissolvimento possono essere sinteticamente descritte.
-Il violento calo demografico dovuto alle guerre, alle carestie, alle epidemie ed a motivi economici; nel periodo dei Cesari Roma aveva un milione di abitanti sotto Romolo Augustolo nel 470 i residenti erano scesi a cinquantamila;
-la perdita della forza commerciale e il crollo dei traffici che avevano arricchito Roma, un’inflazione galoppante, la produzione di monete fiat cioè senza sottostante, le monete nate interamente d’argento alla fine avevano solo il 5% di argento dunque la regressione dell’economia monetaria all’economia rurale, l’inflazione galoppante, la stagnazione produttiva e l’insicurezza dei commerci;
-la crisi e la fuga dalle città sempre più sporche, a rischio epidemie e oggetto di sistematici saccheggi;
-la dissoluzione sociale, la perdita di valori morali, il disinteresse per il bene comune a vantaggio del bene personale con una disuguaglianza devastante, un lusso eccessivo per pochissimi e povertà estrema per i contadini ed il proletariato urbano;
-una crescente degenerazione burocratica che favoriva una sistematica corruzione e un peso fiscale che finiva sui ceti meno abbienti;
-la mancanza di una cultura della governance e in generale un periodo molto orientato al culto del bene personale di tipo materialista;
-la mancanza di leader con creatività e coraggio capaci di sfidare la storia e ancora un sistema costituzionale non più aderente alla realtà dominato dall’esercito ed asimmetrico tra il potere centrale e quello periferico. Alla fine l’impero si è dissolto da solo e sono bastati i barbari di Odoacre a fare cadere un regno che un tempo avrebbe reagito respingendoli ai loro paesi.
L’impero romano d’Oriente. L’impero romano d’Oriente che sopravvive a quello d’Occidente per mille anni, cade per mano degli ottomani martedì 29 maggio 1453, un lungo periodo caratterizzato dalla capacità della diplomazia realista nel dividere i suoi nemici ed evitare guerre sanguinose non avendo una forza militare in grado di sostenere campagne militari lunghe e costose.
Queste politiche di condivisione e di tolleranza consentirono investimenti, una forza commerciale, un’attenzione ai beni sociali come acquedotti e cisterne, sistemi fognari e le più complesse e formidabili fortificazioni cittadine del mondo. L’ingegneria dei bizantini ha dato vantaggi continui non solo in campo militare, come veloci galere e lanciafiamme simili all’attuale napalm, ma anche nell’ingegneria urbanistica che diede prova della sua creatività specie con la Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli edificata da Giustiniano nel 532-537 d.c. e copiata dagli ottomani solo 1000 anni dopo. Lo stesso imperatore Giustiniano codificò un precedente millennio di giurisprudenza romana, eppure questo gioiello cominciò a collassare lungo il tempo passando da 800.000 cittadini a cinquantamila quando cadde per mano degli ottomani che ribattezzarono Costantinopoli con il nome di Istanbul.
Le cause del lungo collasso della civiltà bizantina possono essere in sintesi così riprese:
-La guerra religiosa tra cristiani occidentali ed orientali che si odiavano e nessun aiuto fu portato a Costantinopoli nel momento del bisogno;
-La peste del XIV secolo che devastò l’impero e contribuì agli scontri interni e alla loro conflittualità che indebolì dal di dentro il sistema economico;
-La perdita dei valori morali, civici dibattendo su oscure tesi religiose, rendendo la guida del governo sorda alle nuove difficoltà ed incapace di capire le nuove sfide, arroccandosi dietro una reputazione e un tenore di vita che non si guadagnavano più;
-Invece di guadagnare denaro con il loro commercio, che li aveva sostenuti per quasi mille anni, hanno gonfiato la loro stessa valuta arrivando a fondere gli impianti d’oro e d’argento e dando luogo ad una crescente svalutazione ed inflazione;
-la minore attenzione alla ricostituzione dell’esercito indotta dall’idea che le conquiste passate avessero lasciato una sorta di invincibilità,
-Il calo demografico aveva spento il senso del futuro e li ha resi incapaci di capire la crescente debolezza sociale e quali reazioni attuare verso il collasso che non riuscirono a percepire, rimanendo chiusi nelle glorie passate;
-Il sistema fiscale peggiorò la situazione della parte più debole della società aumentando in modo intollerabile la disuguaglianza e demotivando i cittadini a fare sacrifici per un bene che al loro non arrivava;
-l’impero si stava dissolvendo e gli ottomani furono aiutati dallo stato di debolezza di quello che era stato un impero fiorente.
L’Unione Sovietica. Alla morte di Stalin (5 marzo 1953) il segretario del partito diventa Chruscev che allenta il regime del terrore e apre ad un cauto riformismo, ma non mette in discussione il modello sovietico e punta a legittimare il gruppo dirigente. La mancanza di Stalin libera il regime ma lascia come eredità una forte concentrazione di potere che da una parte consente un rapido processo decisionale ma diventa un freno se si tratta di cambiare in un mondo che diventa sempre più soggetto alle innovazioni tecnologiche ; di questa innovazione partecipa l’Unione Sovietica con il lancio dello Sputnik primo satellite artificiale al mondo e poi con Gagarin Questa nuova fase accellera i processi di ricerca delle autonomie dei paesi come l’Ungheria e la Polonia che da sempre erano regimi autonomi. La politica economica si concentra sulla crescita militare e la penetrazione nei paesi del Terzo Mondo.
Nell’ottobre del 1964 si afferma come nuovo leader Breznev, la nomina viene fatta dalla élite al potere senza nessuna partecipazione politica della popolazione; si afferma una forte rigidità al cambiamento ed una altrettanto forte concentrazione di potere in un’oligarchia che vuole preservarsi in ogni modo al potere. Sotto Breznev aumenta la repressione di ogni forma di dissenso, si veda il caso di Solgenitsyn, anche contro gli intellettuali, ma il mondo sta fortemente cambiando e l’Unione Sovietica rimane al palo, in questo modo viene esclusa dai progressi nella tecnologia informatica, ma la produzione viene reiterata senza innovazioni per la paura che la novità inneschi processi non controllabili. Il regime non capisce alcune innovazioni tecnologiche come la plastica, le fibre sintetiche e i computer. Fanno la comparsa le prime fotocopiatrici guardate a vista dai militari per evitare la pubblicazione non controllata di messaggi contro il regime sempre più immobile e incapace di confrontarsi con un mondo in rapido cambiamento.
In occidente Federico Faggin diventa, negli anni settanta, lo sviluppatore e creatore dei primi microprocessori fondando nel 1974 la sua ditta, Zilog, e dando luogo al microprocessore Z80. Il regime russo comincia a collassare.
La burocratizzazione del regime interno è visibile anche nell’organizzazione economica, il potere centrale oltre a stringere ancora di più il controllo sui singoli settori produttivi, li priva di un minimo di autonomia per confrontarsi con un mondo in profondo cambiamento. La stagnazione dell’epoca di Breznev ha effetti su una decadenza sociale con un aumento di alcolismo endemico, una corruzione dilagante, una crescente disuguaglianza che diventa sempre più evidente nel distacco della gerontocrazia dal mondo reale, e infine un continuo calo demografico che si accompagna sempre alle crisi economiche. La crisi produttiva colpisce l’agricoltura che costringe il paese ad importare ingenti quantità di cereali dall’occidente ed evidenzia la mancanza di progettualità nell’economia, rivolta ad enormi investimenti nell’apparato militare industriale, sottraendo risorse all’attività produttiva. Questo fenomeno lo vedremo come fattore di rischio di decadenza anche negli Stati Uniti di oggi.
Nel 1979 l’Unione Sovietica comincia la decadenza con il conflitto nel cuore dell’Asia islamica in Afghanistan, il collasso del paese si identifica con una sconfitta di quello che era uno degli eserciti più forti al mondo.
Il paese stremato dai conflitti politici e sociali con una gerontocrazia sempre più lontana dal mondo reale con una discontinuità nuova, elegge come segretario del partito Michail Gorbacev il cui programma politico si riassume nelle due parole d’ordine: perestorjka (ristrutturazione) e glasnost (trasparenza).
Ma è troppo tardi, il collasso sociale e politico arriva alla fine e gli sforzi del nuovo segretario si scontrano con la nomenklatura sovietica trincerata dietro i suoi privilegi; sorgono movimenti indipendentisti nelle tre repubbliche baltiche e il crollo del muro di Berlino il 9 novembre del 1989 decreta la fine della storia. Subentrerà Eltsin che finirà di portare l’Unione Sovietica al collasso, preda della finanza di rapina che cercherà di banchettare sui resti di quello che era rimasto.
Le cause del collasso dell’Unione Sovietica possono essere così riprese:
-la diversità dei paesi dell’Unione fin dall’inizio ha costituito una forza di decentramento oppositiva al regime a cui era costretta, ma rimaneva completamente ignorata da una crescente burocratizzazione del sistema;
-il passaggio ad una nuova governance avveniva all’interno del palazzo o alla morte di un segretario, senza nessun coinvolgimento popolare, allontanando questo dalla vita del paese e segnando una separazione con effetti su un malcontento sociale sempre più alimentato dall’immobilità progettuale del paese;
-il potere si è andato sempre più ossificando in una gerontocrazia chiusa in sè stessa e incapace di essere creativa rispetto a un mondo in forte cambiamento; la causa del collasso si ripete sempre quando nelle élites che governano il paese viene meno la creatività in grado di rispondere in modo nuovo alle nuove sfide portate dall’ambiente esterno. Per incapacità o per supponenza la società lentamente perde la sua forza vitale e comincia a collassare;
-il governo del paese viene consegnato alla burocrazia ottusa e lontana dal mondo reale; di fatto la governance del paese si burocratizza, come aveva criticato Max Weber sul rischio di una razionalizzazione delle procedure che prendono il sopravvento sulle persone. L’immobilità della governance tiene viva la gerontocrazia che non ha bisogno di mettersi in discussione;
-il sistema, con un distacco dalla governance, perde il senso del valore morale e l’idea di un sistema che prometteva uguaglianza per tutti, ma la corruzione dilaga e allontana il senso della morale e si crea il sistema del ” bellum omnium contra omnes “, e il sistema diventa come Saturno che mangiava i suoi figli; la disuguaglianza erode la classe media che teneva il raccordo tra il vertice e la base e con lei il sistema salta;
– come in tutte le crisi economiche si manifesta una crescente denatalità e quindi una grave crisi demografica che accompagna l’alcolismo dilagante, che fa perdere la percezione dell’unità del paese in cui non ci si riconosce più;
– la debolezza della governance e la sua inadeguatezza a cambiare fa sorgere movimenti indipendentisti che erano tenti a freno da una dura politica di polizia, ma quando il sistema crolla l’uso della forza diventa inutile, il sistema si dissolve e l’Unione Sovietica si disgrega.
L’impero Usa e l’occidente. L’impero americano ha preso il dominio dell’ecumene alla fine della seconda guerra mondiale pensando di potere esistere per sempre, anche se Arnold Toynbee nel 1962 scriveva: “Dopo la guerra gli Usa hanno preso il bastone di comando del mondo, ma al momento in cui sto scrivendo non credo che durerà più dell’impero mongolo (tre generazioni -ndr), il futuro sarà scritto dall’Estremo Oriente “ mai parole furono così profetiche .
Alla caduta del muro di Berlino, Fukuyama arrivò a scrivere un po’ stolidamente, che la Storia era finita e invece si sarebbe riaperta in modo imprevedibile con lo scontro, oggi, tra due civiltà, quella occidentale al cui vertice si pongono gli Usa e la civiltà che fa capo al sud e all’est del mondo.
La governance degli Stati Uniti come la vediamo oggi è andata progressivamente peggiorando per colpa di una classe dirigente che si è ossificata sul potere del passato e illusa da una storia di potere che pensava non si sarebbe mai fermata, in questo risulta simile al collasso dell’Unione Sovietica. La debolezza attuale deriva dalla mancanza di cambiamento nelle élites che continuano a reiterare politiche di dominio basate sull’aggressione militare e finanziaria che hanno finito per ritorcersi contro di essa e oggi siamo assistendo ad una decadenza che sembra essere sempre più veloce e inarrestabile per l’incapacità del paese e dei suoi governanti di mettersi in discussione.
Le cause del dissesto socio economico possono essere sinteticamente indicate:
-La supponenza maschera la reale incompetenza sia della politica ostinata a reiterare una vecchia logica basata sulla prepotenza, incompetenza che grava anche sulla finanza razionale eretta a verità incontrovertibile, la cui certezza di razionalità si fonda su un principio deterministico che non è più nemmeno accettato dalla meccanica quantistica, che ora ragiona in termini di probabilità, figuriamoci la razionalità dei mercati finanziari;
-Le divisioni sociali sono in tutto il paese e mostrano un degrado sociale e morale che divampa in violenze estreme continue; i valori che un tempo definivano la cultura americana, incluso il senso di comunità, il duro lavoro e la civiltà non sono più importanti per le nuove generazioni;
-Un sistema educativo allo sbando incapace di capire il bene e il male soffocato da un liberalismo morale dei nuovi diktat morali e sessuali che portano alla dissoluzione della famiglia;
-Una disuguaglianza senza pari nella loro storia e asimmetrica al loro mito del “E pluribus unum” stampato in ogni dove che contribuisce a creare continui scontri sociali anche tra le forze dell’ordine,
-La forza militare risente del degrado sociale e fisico dei giovani mettendo a rischio le leve dell’esercito se il 73% dei giovani americani sono inidonei alla leva per obesità, precedenti penali e uso di droghe;
-Diminuzione della natalità per l’insicurezza sociale, per il costo della vita e per l’apatia delle nuove generazioni che vedono il loro futuro peggiore di quello dei loro genitori;
-Una politica cieca di fronte alle sfide della storia che continua a porre la sua strategia sull’aggressione politica e militare spendendo risorse infinite per guerre, spesso perse, che lasciano dietro distruzioni e morte, generando una crescente avversione verso il paese, a confronto con una Cina che non fa guerre ed entra sottotono nei paesi che vuole colonizzare;
-L’idea che il dollaro possa essere sempre la barriera agli sbagli di una politica miope, priva di cultura e di creatività, incapace di capire che il sogno della unipolarità sta arrivando al termine;
-Dal punto di vista economico la scelta di giocare tutto sulla finanza ha fatto delocalizzare l’economia reale e con essa i posti di lavoro che ora servirebbero per alleviare il dramma sociale, il collasso della finanza ha generato un’inflazione difficile da combattere, che sta erodendo dall’interno troppe imprese, che grazie ai tassi vicino allo zero hanno preso rischi che ora, per il rialzo degli stessi, stanno erodendo la marginalità.
Conclusioni. Come ai Romani si sono presentati gli Unni a presentare il conto del collasso socioeconomico, così come ai bizantini si sono presentati gli ottomani, così come ai russi si è presentata la tecnocrazia, per lo stesso motivo agli Usa e all’occidente, che si è colpevolmente sottomesso alla politica Usa, si presenta un nuovo mondo capitanato dalla Cina.
Il sorgere e il declino delle civiltà (società) dipende in sintesi dalla componente valoriale che caratterizza le classi al governo e che si identifica nella capacità creativa. Grazie a questa componente le società si evolvono attraverso un meccanismo di sfida e risposta, come scrive A. Toynbee, ovvero di interazione tra ambiente esterno e capacità di sfruttare e/o dominare gli eventi esterni, che consente di fare avanzare il progresso e migliorare le civiltà. Quando vengono meno queste qualità le civiltà cominciano a disgregarsi e a collassare indipendentemente dalle condizioni materiali in cui si trovano, perché è l’uomo con la sua storia che determina l’evolversi della natura. Allora comincia la decadenza e “ la malattia che inibisce i figli della decadenza non è una paralisi delle loro facoltà naturali ma un collasso della loro eredità sociale che interdice ogni esercizio delle loro in alterate facoltà in un’effettiva e creativa azione sociale…La decadenza non è di origine tecnica, ma spirituale e neppure il venire meno del pieno controllo politico, amministrativo e militare può essere considerato causa sufficiente ed esauriente per spiegare il crollo di una società, perché questo interviene quando la fase di decadenza è già iniziata: le civiltà non scompaiono mai per morte violenta per suicidio “ ( A. Toynbee, op.cit . pag.356 ).
Come sempre nulla di nuovo nella storia il cui attore, l’uomo, non riesce mai a fare i conti sulla sua vita e sulle sue aspettative, mediando la sua avidità suicida e aggressiva con la sua umanità troppo spesso sacrificata all’interesse personale e non al bene comune.
Fabrizio Pezzani
immagine: Mark Rothko rothkowitz-new-forms
Professore emerito – Università Bocconi
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Parma, Dottore commercialista e Revisore contabile, svolge attività di docenza presso l’Università Bocconi e la SDA Bocconi. Svolge, inoltre, attività di natura scientifica e professionale all’interno di Comitati e Commissioni di rilievo nazionale e internazionale. E’ autore di numerose pubblicazioni sui temi della contabilità, bilancio e controllo.
(*) E’ membro del Comitato Esecutivo di Cariparma.
Biografia dal sito www.didattica.unibocconi.it

