LA CRISI ABITATIVA PORTOGHESE

da | 1 Nov 2024

Alla fine di settembre migliaia di persone hanno manifestato a Lisbona per il diritto alla casa. L’obiettivo era spingere il governo a varare misure che facciano scendere i prezzi delle abitazioni e “mettere in discussione” gli interessi dei proprietari e delle banche. Si è trattato della quarta manifestazione negli ultimi dodici mesi organizzata dalla rete di associazioni e attivisti Casa para viver, a cui hanno preso parte almeno 22 città portoghesi. Tra le richieste portate in piazza c’erano la lotta alla speculazione immobiliare, valorizzando “a prezzi sociali” gli immobili sfitti di proprietà dello stato, dei grandi fondi immobiliari e delle imprese, e il rafforzamento dell’edilizia pubblica.

Fino a qualche anno fa una manifestazione simile sarebbe stata inusuale in Portogallo: tra il 2011 e il 2014, in seguito alla crisi finanziaria, nel paese fallirono quarantamila imprese edilizie e immobiliari, messe in ginocchio da un eccesso di case che nessuno voleva comprare. Ma, come ha scritto il settimanale Visão, in appena dieci anni il paese si è trasformato da un posto in cui molte case restavano vuote in uno in cui poche famiglie possono permettersi di comprare casa.

Le ricadute sociali ed economiche sono enormi in un paese che si è ripreso con grandi sacrifici dal crollo finanziario del 2011 (oggi i conti pubblici portoghesi sono tra i più in salute dell’eurozona), ma fa fatica a trattenere molti giovani, soprattutto quelli più istruiti (tra il 2008 e il 2023 circa 361mila portoghesi fino a 35 anni hanno lasciato il paese in cerca di lavori retribuiti meglio all’estero), e vede aumentare il numero di abitanti che non arrivano alla fine del mese (secondo un rapporto di Pordata, un portale di statistica legato alla Fundação Francisco Manuel dos Santos, nel 2022 c’erano quasi due milioni di persone che vivevano con meno di 591 euro al mese).

Il governo conservatore guidato da Luís Montenegro, leader del Partido social democrata (Psd), ha inserito nella legge finanziaria per il 2025 una misura che prevede un regime fiscale agevolato di dieci anni per i giovani: in particolare chi ha meno di 35 anni e guadagna fino a 28mila euro all’anno non pagherebbe tasse il primo anno e riceverebbe un’esenzione del 75 per cento fino al quarto anno, una del 50 per cento fino al settimo e poi del 25 per cento fino al decimo. L’approvazione della proposta, come quella dell’intera finanziaria, dipende dall’opposizione: il Psd, infatti, guida un esecutivo di minoranza, che sta in piedi grazie all’astensione del Partido socialista (Ps).

Fonte: https://www.internazionale.it/