L’ANNO CHE VERRÀ TRA REALTÀ E APPARENZE

da | 1 Gen 2025

“È difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore…” (F. Battiato)

Come d’abitudine la fine dell’anno coincide sempre con bilanci e previsioni. Dagli oroscopi alla legge finanziaria, non c’è campo in cui qualcuno non si diletti ad elencare, secondo la partita doppia, in dare e avere, i successi o i fallimenti personali e universali.

Siamo fatti così, abbiamo bisogno di contare: gli anni, i soldi, le promesse, chi c’è ancora e chi è andato via, per una forma di “eterna precarietà” che ci illudiamo di governare.

Dal clima alle guerre tutto finisce nel “libro mastro” dell’Economia, globale o locale, il vero unico Leviatano della Storia, con gli stessi vizi di sempre.

È dall’Economia che tutto nasce e tutto torna, con le relative conseguenze a cui ogni ideologia, ogni previsione (anche sbagliata), ogni programma è costretto comunque e inevitabilmente a piegarsi.

Così l’Europa si appresta a rivedere alcune scadenze legate al green deal, finalmente consapevole del destino fatale che attende la sua industria, schiacciata dall’onda d’urto cinese sull’automotive, i cui primi inquietanti segnali provengono dalla Germania  soprattutto, dove per la prima volta si registrano scioperi a oltranza e licenziamenti nel settore e oltremodo senza indicazioni di possibili sbocchi d’impiego .

Così l’Europa dovrà rivedere anche una ipotetica strategia in politica estera e scegliere se essere protagonista autorevole o gregario di un sempre più insofferente presidente statunitense. Tutti in attesa dell’oracolo Trump che proclama di chiudere tutti i conflitti aperti, speriamo non imitando le modalità del suo predecessore in Afghanistan.

Così l’Europa dovrà fare i conti con l’ideologia dell’opulenza, che ha spostato, invertendoli, i poli della politica, dove le sinistre lavorano per lobby miliardarie e si prestano a grottesche e pindariche rivendicazioni, basate sul profitto di pochi, ma a scapito della salute di molti, mentre le destre conquistano le fabbriche, gli operai e le banlieues, dove la gente vera vive e si scontra ogni giorno con la realtà.

Così l’Europa e tutto il mondo dovranno prendere atto che l’umanità si muove, inesorabilmente, incessantemente, fin dalla notte dei tempi e così continuerà a fare, sperando tuttavia di mettere fine una volta per tutte e davvero, alla tratta di esseri umani, “merce preziosa” di trafficanti e speculatori.

E l’Italia?

Secondo Calvin Coolidge, 30° presidente americano, “Niente è più facile che spendere soldi pubblici. Sembrano non appartenere a nessuno”.

Ma gli italiani se ne sono accorti da un pezzo ormai che i “bonus” di qualsiasi cifra escono sempre dalle loro tasche, ma non ci ritornano quasi mai. E’ stato rispolverato, sotto mentite spoglie una visione ristretta del reddito di cittadinanza di conio grillino. Ne ha dovuto prendere atto, obtorto collo, il Governo Meloni che si trova alla terza legge finanziaria, in cui è costretta al controllo ferreo della spesa pubblica, il grande “carrozzone” da cui non si riesce a tagliare niente, neanche l’obsolescenza. Senza scelte ideologiche, solo e puro pragmatismo che le assicura la sopravvivenza politica  se dall’altra parte l’unica idea, fissa, è l’ennesima patrimoniale, Bertinotti docet !

Certo prima o poi dovrà mettere mano ad una legge seria sulle pensioni e se non lei stessa almeno il suo sodale Salvini che sull’abolizione della legge Fornero ha costruito 10 anni di campagne elettorali e che invece finora ha prodotto solo la fine dell’unica legge di civiltà per le donne, quell’Opzione Donna in via di estinzione come i panda, che alleggeriva un po’ le sessantenni dopo una vita di lavoro e gravame di cure familiari.

E non ultima, una seria politica attiva di sviluppo che consideri un modo nuovo di fare impresa, più adatto a creare tempi per le famiglie che si vorrebbe far crescere. Un welfare reale e non solo di facciata, che garantisca cure accessibili e liste di attesa brevi. Ma per modernizzare un Paese e farlo crescere occorre che il Paese lo voglia e che lavori per farlo, possibilmente senza che migliaia di burocrati cerchino di impedirlo.

Finora abbiamo visto solo prudenza, speriamo  arrivi anche il coraggio di fare queste scelte.

di Mira Carpineta

immagine: kenny random surfing the planet