LA LEGGE DI BILANCIO E IL TRAVAGLIO DELLA SINISTRA

da | 1 Gen 2026

Come può ritenersi quasi inevitabile per un governo di coalizione, la fase dell’esame e della discussione della legge di bilancio è contrassegnata da tensioni, proclami ultimativi, giochi di sponda e compromessi, in base alle diverse sensibilità e priorità delle forze politiche di maggioranza e alla cronica esiguità delle risorse, rispetto agli obiettivi indicati, alle promesse e agli impegni assunti, ai fini della raccolta del consenso.

Che la manovra finanziaria non avrebbe dispensato ingenti risorse allo sviluppo, lesinando l’ossigeno richiesto da famiglie e imprese, è stato chiaro fin dall’inizio. E’ apparso subito chiaro un orientamento che privilegiava l’equilibrio dei conti, in linea con i parametri europei, alle esigenze di espansione e di sviluppo. Queste ultime troveranno probabilmente spazio nella prossima finanziaria, in previsione delle elezioni politiche che saranno ormai vicine.

Si avverte infatti l’esigenza di rientrare dalla procedura di deficit eccessivo e di garantire al Paese una stabilità finanziaria che costituisca la premessa, come ha sottolineato lo stesso ministro Giorgetti, di una migliore capacità di manovra ai fini espansivi, nei prossimi esercizi. Devono ritenersi positive e rispondenti ad intenti di equa redistribuzione, tra le altre misure, il contributo di 12 miliardi (la legge di bilancio ammonta, alla fine, a 22,2 miliardi) da parte di banche e assicurazioni, gli stanziamenti per imprese e sanità, il taglio della seconda aliquota per i redditi fino a 50.000 euro, l’aumento dell’aliquota sulle transazioni finanziarie.

Ai fini della copertura di sconti e agevolazioni si registra il ricorso a interventi di inasprimento, come il sensibile aumento delle polizze Rca auto e delle accise sul diesel, o quello del prelievo fiscale sulle seconde case vacanza, ma si tratta, tutto sommato, di misure sostenibili, che non dovrebbero gravare eccessivamente su posizioni già socialmente penalizzate. Con riferimento alla previdenza, oggetto del più acceso confronto tra le parti sulla manovra, anche grazie alle battaglie dell’opposizione, sono state evitate le “finestre” che differivano i tempi di accesso al diritto alla pensione, vanificando parzialmente le accuse di incoerenza alla coalizione che, in passato, aveva aspramente criticato gli interventi di inasprimento in materia.

Restano alcune misure restrittive riguardo ai tempi di maturazione del diritto, ai fini di salvaguardare la tenuta già precaria del sistema – dovuta al calo demografico, all’invecchiamento della popolazione e alla disoccupazione giovanile ancora diffusa – ma il peggio, tutto sommato, si è evitato. Si sono registrate frizioni da parte della Lega, ma il risultato del voto in Senato ha dimostrato che la maggioranza è solida e tiene. Il partito guidato da Matteo Salvini, con i suoi distinguo, deve lanciare dei segnali di coerenza alla propria base elettorale, ma appare comunque dotato di senso di responsabilità nei confronti della coalizione e persuaso della necessità di perseguire gli obiettivi di legislatura, consentendo all’esecutivo di tagliare il traguardo alla scadenza naturale della stessa.

Lontani sembrano ormai i tempi irrequieti del Papeete, considerando che, all’epoca, Salvini pose fine ad una coalizione necessitata politicamente innaturale, tanto per il suo partito, quanto per il Movimento 5 Stelle. Questa maggioranza, invece, è l’alveo naturale per la Lega – come per FDI e Forza Italia – una squadra omogenea nei fondamentali, ormai coesa da trent’anni e non improvvisata, con inevitabili sfumature diverse, tenendo conto delle basi sociali e delle priorità perseguite, che emergono necessariamente proprio in sede di ripartizione delle risorse finanziarie, ma trovano poi composizione nella comune consapevolezza della salvaguardia della stabilità politica e finanziaria.

Sull’altro versante del confronto politico, nella sinistra di opposizione, si è registrata una certa sintonia nella battaglia contro questa legge di bilancio, così come nelle recenti elezioni regionali in Campania e Puglia, in cui il Campo Largo, vincitore con largo margine, ha marciato unito, mostrando significative potenzialità. Ma la successiva e lapidaria dichiarazione di Giuseppe Conte, alla Festa di Atreju, in cui asseriva di non avere alleati è indicativa di quanto possa ritenersi ancora complessa ed incerta la “lunga marcia” verso un’alleanza di sinistra altrettanto coesa come quella concorrente del centrodestra.

Stando ai sondaggi, le due coalizioni sarebbero oggi pressoché alla pari sul piano del consenso elettorale. Ma resta l’interrogativo sulla capacità del centrosinistra (incluso 5 Stelle) di diventare veramente coalizione. I prossimi mesi evidenzieranno la risposta, favorita probabilmente dalla nuova legge elettorale che la maggioranza intende proporre al Parlamento.

di Alessandro Forlani

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