VIA DALLA PAZZA FOLLA YANKEE
In un articolo del 2017 firmato da Paolo Mastrolilli (la Stampa) *, si leggeva così: “”La richiesta di cittadinanza italiana da parte di cittadini statunitensi è in aumento, spinta soprattutto dal diritto di sangue (ius sanguinis) per discendenza. Molti italo-americani cercano il passaporto UE per legami culturali o vantaggi di viaggio, affrontando lunghe pratiche consolari”.
Il richiamo della “cittadinanza” era già molto forte, ma sembra lo sia ancora, quantomeno a leggere i dati più recenti: secondo l’Istat, infatti, nonostante le nuove restrizioni, nel 2024 l’Italia ha registrato un record di oltre 217.000 nuove cittadinanze (totali), confermando una tendenza di crescita costante rispetto ai dati del 2017.
Ma perché è così richiesta la cittadinanza italiana?
Tornando all’articolo del 2017, l’analisi dell’epoca vedeva nell’avvento di Trump alla Presidenza degli Stati Uniti, il motivo del raddoppio delle ricerche su Google per questo status. Ma oggi perché questa tendenza continua ad affascinare le giovani generazioni?
Se una volta i motivi, quantomeno dichiarati, erano legati al desiderio di riscoprire le radici, oltre che ai vantaggi più pratici legati alle prerogative dei passaporti UE, oggi sembra essere questo secondo aspetto il motivo trainante, che spinge ad affrontare lunghe liste di attesa presso i consolati italiani e tante complessità burocratiche per reperire i documenti necessari.
In realtà l’aumento delle richieste di cittadinanza italiana negli Stati Uniti è un fenomeno complesso che vede nell’instabilità politica, legata all’era Trump, uno dei motori, quello psicologico, mentre i benefici fiscali rappresentano un incentivo secondario, ma comunque crescente per chi decide di trasferirsi stabilmente.
Il passaporto italiano diventa così una “polizza assicurativa” o un piano B di fronte alle tensioni politiche negli USA, una valida alternativa alla deriva politica, come hanno documentato i reportage di testate come il New Yorker, in cui la ricerca di una stabilità politica europea è cresciuta in diretta proporzione con le restrizioni e i cambiamenti normativi statunitensi, quali ad es: le recenti proposte di legge americane per limitare la doppia cittadinanza (Legge sulla cittadinanza esclusiva del 2025), oppure sulla restrizione dello Ius Soli.
Per quanto riguarda i vantaggi pratici o fiscali, che trovano in Italia, non sono da trascurare: la Flat Tax per pensionati, ovvero l’l’imposta sostitutiva al 7% per i pensionati che trasferiscono la residenza in comuni del Sud Italia con meno di 20.000 abitanti. Oppure la riduzione dell’Irpef fino al 50% –90% per i primi 5-10 anni, per i lavoratori – altamente qualificati o con titoli universitari – che si stabiliscono in Italia e infine l’accesso al sistema sanitario nazionale con costi molti più contenuti rispetto a quelli americani.
Anche la libertà di movimento e di opportunità, offerti dal passaporto italiano, permettono di vivere, lavorare e studiare liberamente in tutti e 27 i Paesi dell’Unione Europea, senza particolari procedure burocratiche.
Si può quindi affermare che le richieste più recenti sembrano dettate da un desiderio di sicurezza legale e identitaria in un periodo di incertezza globale, il cosiddetto “effetto Trump”, con cui molti italo-americani vedono nell’Italia anche un rifugio sicuro, in risposta a polarizzazione estrema, tensioni civili, e per avere, in caso di necessità, anche il sistema sanitario pubblico europeo molto più accessibile economicamente.
Ma quante sono davvero le richieste?
In base ai dati del Ministero dell’Interno e alle proiezioni recenti del 2025, si stima che circa 50.000 cittadini statunitensi abbiano ottenuto la cittadinanza italiana dal 2015 a oggi, e la domanda da parte di cittadini Usa, cresce con un tasso di circa il 5% ogni anno.
A livello mondiale, il riconoscimento per discendenza (ius sanguinis) rappresenta una quota significativa delle nuove cittadinanze. Nel 2023, sono stati circa 190.000 i riconoscimenti basati sui legami di sangue.
A questo proposito, giova ricordare che il Governo italiano, ha recentemente varato il Decreto Tajani (marzo 2025) per limitare lo ius sanguinis selvaggio. Le nuove regole prevedono che il diritto alla cittadinanza sia limitato a chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia, eliminando il riconoscimento illimitato per generazioni più lontane. Questo ha scatenato un’ulteriore corsa alla presentazione delle domande prima della scadenza definitiva dei termini transitori fissata per il 27 marzo 2025.
Mentre in America Trump “spaventa” le persone di origine immigrata per le sue politiche restrittive e per la retorica con cui li descrive come una minaccia alla sicurezza e stabilità degli Stati Uniti. Le promesse di espulsioni di massa, l’intenzione di porre fine alla cittadinanza automatica garantita dal 14° emendamento, l’aumento delle revoche di cittadinanze già concesse, l’inasprimento dei controlli, alimentano quindi la ricerca di una maggiore tranquillità e il timore di perdere diritti acquisiti.
In sintesi, se nel 2017 la cittadinanza era vista come un diritto quasi eterno basato sul sangue, oggi è diventato un discorso più selettivo, da ambo le parti. Chi la chiede vuole esercitare dei diritti, chi la concede vuole accertare l’esistenza di un reciproco vantaggio, non più solo sentimentale, ma oggi soprattutto economico.
di Mira Carpineta
immagine: da Lo Sbuffo
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* “Perché migliaia di americani vogliono il passaporto italiano (anche se non sanno la lingua)”, La Stampa – Paolo mastrolilli – pubblicato il 4 maggio 2017.
Nata a Teramo il 6 giugno 1964, laureata in comunicazione giornalistica all’Università di Teramo, iscritta all’ODG Abruzzo nell’Albo pubblicisti, ha collaborato e poi diretto fino al 2015 il mensile cartaceo PrimaPagina ( 15000 copie) a diffusione regionale e relativo sito web. Collaboratrice freelance per diverse testate on line molte delle quali dirette a italiani e abruzzesi all’estero. Come giornalista si occupa di argomenti politici economici e sociali ma scrive anche racconti e ricerche storiche.

