SEMPRE PIU’ DELUDENTE LA POLITICA ITALIANA
Si prospetta in salita l’ultimo anno di governo del centrodestra meloniano, gravato da una congiuntura densa di insidie, tanto sul piano internazionale, quanto nello scenario interno e, nell’ambito di quest’ultimo, la premier, in particolare, deve guardarsi su due fronti, quello di opposizioni sempre più agguerrite e aggressive nella propaganda, sovente forzata e pretestuosa e quello degli alleati che, in vista della sfida elettorale, cominciano a evidenziare un certo nervosismo e un’ansia di caratterizzazione forse rischiosa per la compattezza della coalizione di governo. Infatti la proposta di legge elettorale ora all’esame del Senato si sta avvitando sul nodo assai delicato delle preferenze, massimo sistema di democrazia rappresentativa, ma ritenuto a più riprese, in passato, veicolo di degenerazione del costume politico, a causa della concorrenza spietata che può ingenerare all’interno delle singole liste.
E’ vero però che il sistema è stato conservato per tutte le altre tipologie di elezioni, europee, regionali e locali ed è difficile dunque spiegare perché solo nelle elezioni politiche debba ritenersi nocivo. Su questo tema si rischiano tensioni con Forza Italia e anche la stessa Lega, pur avendo accolto la proposta di mediazione poi rigettata per un voto dalla Camera, non è mai apparsa entusiasta al riguardo.
In realtà, più ancora del rischio di un degrado etico della lotta politica, la diffidenza di molti parlamentari in carica nei confronti delle preferenze è indotto dalla perdita di consuetudine nei confronti di un sistema elettorale che comporta un livello di organizzazione e di radicamento di cui si è perduta l’abitudine, nel corso degli anni e che diventerebbe difficile recuperare all’improvviso. Ma l’on. Meloni ormai si è esposta, temendo anche un’eventuale censura della Corte Costituzionale, qualora non fosse prevista una possibilità di scelta dei candidati da parte degli elettori.
Altra insidia per la premier Meloni, sul fronte della destra, è rappresentata dalla Lega, scettica sul ricorso al fondo Safe, propugnato da Tajani. Qui emergono le divergenze sulle politiche europee di riarmo e sul conflitto in Ucraina, presenti anche nel Campo Largo. E, last, but not least, incombe il convitato di pietra, Roberto Vannacci, con il suo Futuro Nazionale che ogni sondaggio evidenzia come forza decisiva per la vittoria elettorale del centrodestra.
In mancanza di un’alleanza con il generale, infatti, tale coalizione risulta soccombente con ampio margine, rispetto al pur variegato e sfilacciato Campo Largo. Ma associare Vannacci al centrodestra significherebbe riaccreditare quell’immagine troppo conservatrice e vagamente reazionaria della destra italiana che prima Fini, poi la stessa Meloni hanno cercato, nel corso degli anni, di esorcizzare, soprattutto allo scopo di qualificarsi come forza di governo. Nel frattempo, mentre incombono queste sfide nello scenario domestico, permane la condizione critica nello Stretto di Hormutz e nella circolazione delle merci, cresce il prezzo del petrolio con le ricadute nell’economia e nelle borse.
Quel poco che riesce a fare il governo assume sempre più la valenza del provvedimento improvvisato e tappabuchi, anche sul fronte della sicurezza, con la nuova proposta sull’imputabilità penale dei minorenni che sembra inficiare un principio di civiltà del nostro ordinamento, quello di una valutazione caso per caso della maturità del minore. Non credo, del resto, che una siffatta norma consentirebbe il contenimento di fenomeni di devianza minorile. Occorrerebbe puntare su prevenzione, formazione, maggiore sostegno a una corretta impostazione della vita.
Sempre sul fronte della sicurezza, maggiore fermezza e controllo occorrerebbero anche nell’area degli “antagonisti”, violenze e devastazioni come quelle recentemente consumate a Bologna e in Val di Susa devono essere contrastate con decisione e senza striscianti giustificazionismi. La stessa manifestazione indetta a Bologna, subito dopo la tragica morte del povero Fakir, mi è parsa affrettata, poco ponderata e inopportuna, dato che ancora non si conoscevano (e tuttora non si conoscono) cause e responsabilità. Lo stesso sindaco della città, a mio giudizio, così come sarebbe necessario per ogni pubblico amministratore, avrebbe dovuto attendere, prima di aderire, che la città fosse preparata e messa in sicurezza e, in ogni caso, sarebbe stato necessario attendere di conoscere la verità sull’andamento dei fatti.
Non era difficile, in una simile circostanza, prevedere i rischi che sarebbero derivati, dato il clima di tensione. Non condivido quindi l’immediata e decisa difesa del Sindaco da parte della sua leader di partito Elly Schlein, un’aspirante premier dovrebbe dimostrare una più prudente cultura delle istituzioni.
In linea generale sembra emergere ormai tra i due poli, sui diversi temi, un mero botta e risposta di reciproca delegittimazione e propaganda spicciola e generica che rende difficile agli elettori affidarsi a un’opzione contraddistinta da una visione credibile, con il rischio, il prossimo anno, di un astensionismo ancora crescente.
di Alessandro Forlani
immagine:Magda Carella Come bolle di sapone 2008
Laureato in Giurisprudenza, ha svolto la professione di avvocato e, dal 2017, è Consigliere della Corte dei Conti.
Nel 1985 è stato eletto Consigliere comunale di Roma, restando in carica fino al 1989. Consigliere regionale del Lazio nella quinta legislatura, ha rivestito la carica di Presidente del Collegio Revisori dei Conti e poi quella di Presidente della Commissione Cultura e Personale, nel periodo in cui venne approvata la legge regionale sul diritto allo studio. Primo firmatario di diverse proposte di legge regionale, tra cui quella sul registro delle associazioni di volontariato, poi approvata. Nel 2001 è eletto senatore nella circoscrizione Marche e, nel corso della XIV° legislatura, è membro della Commissione Esteri e della Commissione Diritti Umani del Senato, della cui istituzione è stato tra i promotori. In quegli anni è anche componente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare NATO. Dal 2006 al 2008 è deputato, eletto nella circoscrizione Marche, componente della Commissione Esteri e della Delegazione Parlamentare INCE. Negli stessi anni è anche Presidente, per l’Italia, dell’Ong “Parliamentarians for Global Action”.
Dal 2009 al 2016 è componente della Commissione di Garanzia dell’applicazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Commissario delegato per Sanità e Farmaceutica fino al 2012, poi, dal febbraio 2012, per il Trasporto Pubblico Locale.
Collabora, nel corso del tempo, a diverse testate e pubblicazioni.

