IRAN: HANNO PERSO (QUASI) TUTTI
È stato raggiunto un primo gracile accordo tra Usa ed Iran sulla sospensione della guerra in Iran, Israele come sempre la interpreta come vuole e così ritiene che non si debba estendere al Libano dove continua a bombardare ed uccidere confermano una linea di distruzione di massa come il genocidio già fatto a Gaza.
Tutti si proclamano vincitori di una guerra, come se fosse stata una partita di pallone, che non avrebbe mai dovuto essere fatta invece sarebbe stata necessaria un’azione diplomatica funzionale a proporre soluzioni meno impattanti sulla vita di troppe persone che sono cadute sotto i bombardamenti ma questa ipotesi non era nella cultura e nelle corde dei paesi assalitori che hanno scelto l’unica via che conoscono, quella della guerra.
L’Iran è uno stato difficile per la sua struttura ideologica che lo porta ad essere una teocrazia con una repressione violenta verso gli oppositori ed un regime restrittivo per le donne; su questi ultimi aspetti, tuttavia, non è molto dissimile rispetto all’ Arabia Saudita dove vige la pena di morte e l’isolamento delle donne costrette ad una rigorosa ubbidienza. Pure Israele ha una forma istituzionale vicina per la sua visione teocratica che ne determina un ruolo dominante e per la sua guerra totale all’islamismo puntualmente ripagato, sono due mondi per certi aspetti similari che si scontrano senza possibilità di dialogo.
In realtà queste posizioni inneggianti alla vittoria mascherano quella che è una vera e disarmante sconfitta di quasi tutti sia i partecipanti alla guerra sia gli osservatori che hanno mostrato una prudenza spinta alla vergogna per la mancanza di cultura e della responsabilità politica che impone il loro ruolo.
Hanno perso gli Stati Uniti che ancora una volta hanno usato in un mondo con una geopolitica diversa l’unica arma di dialogo che hanno cioè la guerra; sembra che non siano capaci di capire la complessità della politica di cui non hanno la cultura in un contesto globale profondamente cambiato che impone di capire la storia di cui hanno perso le tracce. Dopo la Seconda guerra mondiale la loro storia è stata accompagnata da una guerra continua dove spesso hanno perso ma la storia sembra non ricordare a loro nulla delle loro sconfitte e continuano nell’errore. Su questa guerra che non avrebbero mai dovuto fare perché l’Iran non li aveva minacciati e come è stato detto e dichiarato non aveva quelle condizioni per creare una bomba atomica che sembra sempre essere ad un mese dalla sua attuazione, Netanyahu lo aveva dichiarato nel settembre del 2012 all’ONU illustrando con grafico il mese che mancava all’atomica; sono passati 14 anni ma manca sempre un mese alla messa in atto della bomba.
Gli Usa sono stati trascinati nella guerra da Israele (Netanyahu) per la forte azione delle lobby vicine ad Israele sulla politica statunitense e sul potere correlato della finanza dominante il mondo occidentale. Gli Usa mascherano con questa prova di forza la loro debolezza come paese che dovrebbe essere di guida ad una civiltà occidentale al collasso ma il loro esempio è pessimo da seguire, sono di fronte ad una crisi economica e sociale più pesante dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tutte le civiltà nella storia nascono, crescono e poi collassano ma l’ultimo passaggio non lo vogliono vedere e prevenire e finiscono per subirlo passivamente.
Il loro presidente Trump si dimostra sempre più un burattino in mano a poteri più forti che determinano la sua azione di governo e la sua azione avvicina India , Russia e Cina come membri , unitamente all’Iran , dei BRICS e spinge verso una crescente forma di dedollarizzazzione.
Ha perso in parte Israele che mostra da sempre una grande aggressività verso un mondo che ha sempre avuto nei suoi confronti un disegno di distruzione giustificando la sua propensione alla guerra. Il paese è condizionato da una minoranza politica di estrema destra ortodossa che brinda all’introduzione della pena di morte per i palestinesi e celebra una visione messianica dell’avvio verso il grande Israele condizione necessaria per l’arrivo del Messia. La crudele forma di guerra attuata spinta da un odio feroce contraccambiato verso la controparte porta a forme di genocidio giustificato da un senso di onnipotenza che sfida le istituzioni internazionali –ONU, Nato, UE…- che mostrano una debole capacità di risposta che sembra, nei fatti, subire le pretese e le azioni del paese; si finisce con il perdere la legittimazione internazionale con il rischio di venire isolato come paese. Così non ci sarà mai pace e le armi saranno la soluzione prima dei contrasti in modo sempre più crudele ed ingiustificato. Ma per altri aspetti ha vinto per la sua progressiva azione di occupazione dei territori limitrofi come Gaza, il Libano, la Siria e la Cisgiordania dove la violenza dei coloni verso i palestinesi non ha limiti; la sua azione opera in un contesto di impunità favorita dalle importanti lobby che lo sostengono.
Ha perso l’Iran travolto dal suo incomprimibile odio verso Israele a tal punto da inserire la sua fine come oggetto del suo statuto; l’immobilità di un regime teocratico sordo di fronte alla storia l’ha reso un paese medioevale con una tirannia crudele verso qualsiasi forma di opposizione spenta con l’esecuzione capitale e verso le donne che vengono schiavizzate. Questa sua tirannia sorda verso qualsiasi cambiamento lo rende un paese immobile ed isolato dagli altri della stessa area incapace di evolvere verso una forma più evoluta di società capace , con i grandi mezzi a disposizione, di diventare un attore del cambiamento del medio oriente e non solo un problema da affrontare in modo bellico.
Ha perso l’ONU che non ha saputo prendere posizione e proporsi per un dialogo costruttivo dimostrando ancora una volta la sua debolezza e mostra di non essere un’istituzione con una visione storica, culturale e morale necessaria per il ruolo che occupa. Incapace di porsi in una situazione di autorevolezza subisce le azioni di un Trump sempre più preso da un suo senso di potenza egocentrica che ignora ed offende le istituzioni dando un pessimo esempio al mondo globale con cui si dovrebbe dialogare e non combattere.
Ha perso la Nato con un presidente, Rutte, che l’unica cosa che sa fare è inchinarsi a Trump e subisce le offese che vengono ripetutamente fatte di inadeguatezza e di mancanza di aiuto. La Nato è stata tirata in guerra contro la Russia dall’America di Biden quando a marzo del 2022 c’erano le condizioni di una possibile pace fatta saltare la premier britannico Boris Jhonson. A questo punto è necessario domandarsi che ruolo ha la Nato nata per un’azione difensiva verso il Patto di Varsavia che ora non c’è è più e pone un serio ripensamento sul suo ruolo.
Ha perso la UE la cui presidente Ursula von Der Leyen mostra di non sapere cosa fare priva di creatività, di cultura politica ma capace di obbedire e subire dall’alleato principale quando sarebbe necessario trovare una forma dialogante con i paesi che compongono la UE per rinsaldare un’unione che sembra sfilacciarsi sempre di più.
Ha perso il nostro paese troppo accomodante nei confronti delle azioni di Trump anche quando questo mostra un’evidente instabilità e sudditanza verso poteri più alti che generano caos e problemi sotto tutti i punti di vista. È difficile muoversi in un terreno minato come questo nelle relazioni internazionali ma si dovrebbe ricordare l’azione politica della vecchia guardia della prima repubblica che sapeva stare un mezzo fra gli Usa e l’Unione Sovietica in un equilibrio difficile ma sapientemente tenuto.
Ora le relazioni internazionali subiscono una geopolitica con attori diversi, tra i quali sarebbe utile muoversi in un equilibrio che non schiaccia verso una sola parte ma si fa dialogante verso le altre parti. Però in un discorso globale abbiamo perso tutti perché da troppo tempo non riusciamo e non vogliamo capire che siamo di fronte ad una crisi antropologica e non economica con un modello socioculturale che sta collassando, sono anni che si dice e si scrive per provare a fare capire una realtà che sta drammaticamente cambiando ma il cambiamento è un’azione difficile da intraprendere ma va fatto se non ci si vuole trovare di fronte al caos.
di Fabrizio Pezzani
Immagine Xpert Digital
Professore emerito – Università Bocconi
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Parma, Dottore commercialista e Revisore contabile, svolge attività di docenza presso l’Università Bocconi e la SDA Bocconi. Svolge, inoltre, attività di natura scientifica e professionale all’interno di Comitati e Commissioni di rilievo nazionale e internazionale. E’ autore di numerose pubblicazioni sui temi della contabilità, bilancio e controllo.
(*) E’ membro del Comitato Esecutivo di Cariparma.
Biografia dal sito www.didattica.unibocconi.it

