BASTA SOLO UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE PER GARANTIRE LA STABILITÀ?

da | 1 Ago 2026

La temperatura politica della calda estate 2026 si basa soprattutto in questi giorni, sull’iter parlamentare della nuova legge elettorale: Rosatellum o Stabilicum? Questo è il dilemma che ha (per usare un eufemismo) fatto salire la febbre sia al Governo che alle opposizioni.

Lo scontro, culminato con la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, ad opera di “franchi tiratori”, ha costituito il primo vero choc del Governo sulla graniticità della sua coesione.L’emendamento è caduto si, per un solo voto ( 188 contrari e 187 favorevoli) ma sono stati circa 30 i deputati, della stessa maggioranza, realmente contrari ad abolire i listini.

Cosa è successo e perché?
Intanto va detto che l’attuale legge elettorale, il Rosatellum prevede due metodi di calcolo: una quota maggioritaria proveniente dai collegi uninominali dove in ogni territorio vince il singolo candidato più votato, e una quota proporzionale dai collegi plurinominali, tra le liste e le coalizioni, in base ai voti ricevuti a livello nazionale, più altri tecnicismi come la restante quota riservata al voto degli italiani all’estero, le soglie di sbarramento per le singole liste e le coalizioni, rispettivamente fissate al 3% e al 10%, per avere accesso alla ripartizione dei seggi e infine le schede uniche e le liste bloccate, dove l’elettore può esprimere il voto su un’unica scheda, senza voto disgiunto, e senza poter scegliere preferenze nei listini.

Questi meccanismi hanno spesso determinato risultati non chiari, maggioranze incomplete, colmate da accordi e coalizioni post voto, sempre molto frammentate, che hanno spesso determinato instabilità, crisi di governo ed elezioni anticipate.
La vittoria del centrodestra nel 2022 ha portato, per la prima volta, al Governo una maggioranza netta, solida, che ha assicurato una governabilità tra le più longeve della storia repubblicana.

Ma il nodo si ripresenta, allo scadere di questa legislatura, ponendo il quesito sulla stabilità e sul programma con cui il centrodestra si presentò alle urne 4 anni fa, ovvero una serie di riforme, non tutte compiute, tra cui anche la revisione della legge elettorale e la creazione del cosiddetto “premierato”: la possibilità cioè per il cittadino di poter scegliere il suo premier già nel momento delle elezioni politiche.

Così nasce lo “Stabilicum”, la proposta di legge del Governo, per garantire all’elettore una scelta più incisiva e soprattutto la stabilità necessaria per concludere naturalmente una legislatura, senza rimpasti o capriole varie all’interno delle coalizioni, attraverso la scelta dei candidati e un premio di maggioranza che porta la coalizione più votata a beneficiare di un numero di seggi aggiuntivi che garantiscono la maggioranza.

Tuttavia, la proposta, proprio sulla scelta delle preferenze ha provocato il primo vero e tangibile scontro all’interno della maggioranza stessa. Per quale motivo, oltre alle opposizioni, anche una parte della maggioranza ha bocciato l’emendamento?

Il sistema delle preferenze avvantaggia soprattutto i partiti strutturalmente più grandi e radicati sul territorio, capaci di mobilitare grandi numeri di elettori; quindi è logico che i partiti più piccoli delle coalizioni potrebbero vedere ridotta drasticamente la propria rappresentanza parlamentare. Di contro, i listini bloccati consentono ai vertici di partito di controllare direttamente chi viene eletto, blindando i posti dei leader e delle figure chiave. Inoltre, una campagna basata sulle preferenze comporta costi economici elevatissimi per il candidato individuale. Insomma, scatenerebbe delle vere e proprie guerre fratricide anche tra i candidati della stessa lista.

Forse proprio per proteggere questo “spazio” è “scesa in campo” anche Marina Berlusconi, custode della creatura politica dell’augusto genitore, a tutela del valore e del peso specifico di Forza Italia, affinchè non subisca passivamente le decisioni degli alleati di Governo. In quanto poi principale finanziatrice del partito, il suo intervento tende ad esercitare una pressione culturale e politica su molti aspetti.

Nell’altro schieramento invece, il cosiddetto “campo largo”, le ragioni del dissenso sulle preferenze sono definite dal Partito Democratico e Movimento 5 Stelle come un “bluff” e una “trappola” sostenendo che il sistema proposto avrebbe comunque blindato i fedelissimi dei partiti tramite i capilista bloccati, svuotando di significato il meccanismo delle preferenze.

Ma i problemi delle sinistre sono diversi, ogni gruppo facente parte della coalizione scalpita al suo interno con una evidente corsa alla leadership tra Conte e Schlein, dove il primo cerca di accreditarsi come unico leader progressista, rivolgendosi soprattutto alle frange del vecchio PD, dopo aver portato ciò che rimane del Movimento 5 Stelle al minimo storico.

Mentre la Schlein si affanna a tenere insieme qualcosa che non assomiglia più neanche lontanamente al PD, cercando di barcamenarsi tra estremismi e temi standard: sanità, lavoro, diritti più o meno civili, nella neanche tanto velata strategia di intercettare le comunità straniere e le loro richieste di legittimazione oppure ad avallare le discutibili scelte politiche degli altri componenti la coalizione.

Equilibrismi che la stanno allontanando sempre più dalla base storica e più radicata della sinistra tradizionale e che la portano spesso ad autosmentirsi, a contraddirsi in diversi ambiti.

Insomma, il dilemma è tutt’altro che semplice, la nostra storia repubblicana ci insegna che i polarismi, sia a destra che a sinistra hanno sempre avuto variabili che hanno messo a rischio stabilità e governabilità, ma a sinistra è capitato spesso l’autosabotaggio, causato proprio da quei piccoli partiti dal peso specifico apparentemente innocuo e poi invece risultato determinante nelle crisi.

È vero altresì che in Italia non sempre chi ha governato aveva vinto le elezioni, ma vogliamo restituire un po’ di responsabilità anche al signor Rossi sulla scelta che fa in cabina?

 

di Mira Carpineta

immagine: da https://www.istitutostudipolitici.it/