EURODRONI
Il lato positivo c’è, per quel che riguarda tanto la sicurezza e la difesa europea quanto il tempo restante alla nostra legislatura: nessuno può illudersi di tirare a campare e sperare di barcamenarsi nel normale tran tran. Lo spazio per le furbizie ottuse non c’è più. E se Giorgia Meloni pensa di cavarsela raccontando d’essere stata la sola a parlare chiaramente a Trump è segno che il trauma le ha tolto il senso della realtà: sono mesi che tutti i governanti europei si sono dovuti esporre contrastando la Casa Bianca e sperando di non vedere naufragare i rapporti atlantici.
Tutti tranne uno: Orbán, cui Meloni ha fatto la perdente campagna elettorale. I traumi si superano se si fa pace con la realtà e si comprendono gli errori commessi. Zelenskyj è arrivato a Roma passando dalla Germania. Gli ucraini hanno due caratteristiche di enorme valore: a- Trump li ha mollati per primi, preferendo l’amicizia con il criminale Putin; b. sono i soli a sapere come si fa una guerra in questo secolo. La difesa europea parte da Kyiv non solo per una ragione ideale, ma perché lì sono già stati capaci di fermare un attacco imperialista e antieuropeo.
Su quel lato il governo italiano non ha mai smesso d’essere dalla parte dell’Ucraina, facendo finta di non sapere che Trump invece no. Non avendo più motivo di nascondersi la realtà, si deve andare oltre: non si tratta di abbracciare ancora Zelenskyj ma di coprodurre droni e armi. Per loro e per noi. Sarà anche il modo per capire se l’allontanamento di Cingolani da Leonardo sia stato un colpo alla sovranità nazionale. Tecnologia e innovazione della difesa passano dall’Ucraina: chi non lo comprende perderà mercato.
Chiuso il capitolo dei ponti atlantici, serve riaccreditarsi in Ue, dimostrare a noi stessi e agli altri che si è capito cosa fare. Il governo chieda al Parlamento di ratificare immediatamente il trattato di libero scambio con il Canada (Ceta) che usiamo già dal 2017, funziona benissimo e non ha avuto nessuna delle conseguenze negative allora paventate dall’ottusità nazionalista della destra. Difenda insomma l’interesse degli italiani e del sistema produttivo. A ruota si ratifichi la riforma del Sistema europeo di stabilità (Mes), che abbiamo già adottato e la cui riforma introduce la difesa dai crolli bancari e, ancora una volta, non ha nessuna delle caratteristiche negative che la destra andò inventando. Ma se quest’ultima ha sbagliato, la sinistra è rimasta invece tremula e inerte.
Se il governo porta in Aula questi provvedimenti, che fa? Se vota contro, la destra ottiene un notevole vantaggio di credibilità. Se vota a favore, vuol dire che finalmente (e non per merito delle opposizioni) si fa un passo avanti.
Sempre parlando di difesa e di Ucraina, ci si renda conto che cancellare il voto unanime e il diritto di veto in Ue non mette a rischio la sovranità, semmai la rafforza. Così come è già accaduto per l’euro. E la si pianti con la petulante richiesta di sospendere il Patto di stabilità, perché serve soltanto a far sapere che non si riesce a immaginare la campagna elettorale altro che come l’ulteriore fiera degli aiuti, dei bonus e dei ristori, salvo poi consegnare agli italiani una pressione fiscale intollerabile e un uso distorcente del gettito raccolto.
Se cresciamo meno della metà (0,5%) dell’Euroarea (1,1%) il problema è italo-italiano.
Molte di queste cose si sarebbero dovute fare prima, ma quando manca il coraggio della preveggenza si usi almeno quello della disperazione. Muoversi verso quelle scelte comporta un ritorno alla politica (quella vera), che si basa anche su un dialogo parlamentare che esclude si possa immaginare un Presidente della Repubblica che non provenga e sia al di sopra delle parti. Magari anche accorgendosi che l’interesse condiviso, a destra e sinistra, è quello di non finire prigionieri delle minoranze di blocco.
Ciò darebbe un senso al tempo che resta alla legislatura. Se non pensano di esserne capaci chiedano al Colle di gettare la spugna, altrimenti ne usciranno pestati.
di Davide Giacalone
immagine: da Volareresponsabilmente
Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga.
Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana.
Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa.
È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio.
Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali.
Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore.
Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie.

