LEONE XIV: LE INVOCAZIONI ALLA PACE ASSUMONO UN VALORE MORALE E POLITICO

da | 1 Mag 2026

Siamo immersi in una crisi senza precedenti. Anche il ricorso agli strumenti della guerra, voluto dal Presidente degli Stati Uniti, mostra la radicale novità e la gravità della situazione. Anche questa volta si è pensato che la superiorità militare — le più grandi portaerei del mondo, la potenza navale, la tecnologia bellica — potesse bastare a risolvere una
crisi politica e storica. Ma questa convinzione si è rivelata illusoria.

Non è con la sola forza che si governa un equilibrio internazionale così fragile. Siamo dinanzi a una solitudine politica che riguarda lo stesso Trump. Una solitudine esterna, per l’isolamento diplomatico e la difficoltà di costruire alleanze stabili, ma anche interna, per una perdita di consenso che attraversa ampi settori della società americana. Questa solitudine si è manifestata con particolare evidenza nelle scelte compiute in Medio Oriente, nel rapporto con Israele e nel sostegno a un’azione militare di enorme portata. Il punto di svolta drammatico è stato raggiunto con l’uccisione della guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, in un’operazione condotta con il coinvolgimento degli Stati Uniti e di Israele. Un fatto di gravità eccezionale, che ha scosso l’intero equilibrio della regione e ha reso ancora più difficile qualsiasi prospettiva di composizione pacifica.

In questo scenario appare paradossale che molte speranze di soluzione vengano ciclicamente affidate al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che si presenta come l’uomo capace di chiudere i conflitti attraverso la forza della propria leadership. Tuttavia, al di là dei proclami,
sul dossier ucraino non si registrano avanzamenti concreti verso un processo negoziale stabile e credibile. Parallelamente, le tensioni interne agli Stati Uniti complicano ulteriormente il quadro internazionale. Le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti in materia di politiche commerciali hanno aperto un fronte istituzionale delicato, mostrando come anche la potenza che ambisce a guidare la soluzione dei conflitti globali sia attraversata da forti
contraddizioni e resistenze interne.

Tutto questo non facilita un vero avvio di pace. La storia insegna che i conflitti prolungati, se non accompagnati da una volontà politica chiara e da un riconoscimento reciproco tra le parti,
tendono a irrigidirsi. Già ai tempi della Magna Grecia le guerre tra polis si protraevano quando
mancava un’autorità o una mediazione capace di imporre un equilibrio condiviso.

di Nuccio Fava

immagine: illustrazione da Exaudi.it