LITIGARE CON IL TEMPO…
Non ha sosta la campagna mediatica del Presidente del Consiglio nell’inutile intento della inconcludente azione del Governo.
Meno congestionati i bagni di folla tra il suo popolo alle feste di partito. La Meloni riscopre la tattica della distrazione “Marco Polo”, sempre in viaggio per polarizzare l’attenzione non si sa bene su cosa ma con il fine di attenuare le luci sulle risicate azioni del Governo. Eppure Sanità, agricoltura, energia, pubblica amministrazione, istruzione, università e ricerca sono solo alcuni dei settori in cui sono stati investiti i fondi utilizzati dall’Italia nell’ambito del Pnrr con criteri più singolari che efficaci.
I dati parlano di 166 miliardi di euro ricevuti dall’Europa, 416 traguardi raggiunti, 660mila progetti finanziati e circa 100mila in fase avanzata di realizzazione. Il governo esprime soddisfazione e rivendica di aver raggiunto obiettivi e traguardi anche in anticipo rispetto alla tabella di marcia, ma un’analisi del Financial Times è più severa: l’Italia è stata la principale beneficiaria del fondo di ripresa post-pandemia della Ue, ma l’economia del Paese rimane stagnante, scrive la testata economica, indicando il “fallimento” del Pnrr e del “piano dell’Ue per dare una spinta decisiva all’economia italiana”.
Ecco un bilancio di quanto finora fatto. Ora aspettiamo l’ultima rata, la decima del Pnrr di 28,4 miliardi di euro ma di risultati visibili niente, ennesima occasione perduta. Insomma come nel romanzo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, il Cappellaio Matto ha litigato con il tempo e quindi il tempo si è fermato alle 18 (ora del tè) tanto da costringere il Cappellaio matto e la lepre marzolina a restare fermi in una improbabile attesa del tè. Ecco, un po’ come Giorgia che ha litigato con il tempo per non andare via aspettando il tè (una Riforma elettorale) che per le 18 non ce la farà…
E per fortuna (ce lo auguriamo) rimarremo con il Mattarellum, male minore. E il Presidente del Consiglio si arrabbia e passa sempre all’attacco fortemente determinato e deciso, tanto da far depositare un testo
in Commissione Camera Affari costituzionali già denominato Melonellum 2.0, (forse per rievocare la famosa cucurbitacea estiva).
La Maggioranza lo ha calendarizzato per il prossimo 26 giugno. Le pittoresche e confuse Opposizioni la definiscono una “forzatura inaccettabile” ma non per questo dovrebbero sottrarsi al confronto: dovrebbero sedersi e proporre qualcosa di meglio, che esiste già, ma certamente non di loro “produzione” anziché
celebrare le grandezze discutibili di personaggi come Zapatero e Sanchez leader controversi che sono riusciti a riappropriarsi dell’efficienza della funzionante burocrazia spagnola, proponendo costoro come modelli cui
ispirarsi. Più confusi e disinformati di così…voglio ingenuamente pensare.
Siamo seri su! La Sinistra si sforzi di elaborare un progetto politico piuttosto che avvitarsi su un termine praticamente inflazionato, il Campo largo diviso su tutto e vivacchiando sui consensi a Sindaci capaci. E sui giovani nessuna idea, senza speranze per il futuro non si possono dare lezioni di alternativa politica capace e il futuro sono proprio le nuove generazioni fragili e disuguali.
Ma la Meloni non riconosce che la crescita ancora non c’è, che occorrerà ridurre il costo del lavoro e il carico fiscale alle aziende, indispensabile per rilanciare produzione e consumi che non danno segni di ripresa. Più problematico è il come recuperare le risorse, come fronteggiare le tante domande economico-sociali che salgono dai cittadini, bollette in primis. Occorre pensare seriamente e con rispetto a riconsiderare i rapporti verso i cittadini magistrati e i cittadini in divisa.
Occorre riconsiderare il ruolo culturale e sociale costruttivo della Migrazione. Le risposte sommarie, in qualche modo sprezzanti, aggravano perplessità e timori che aggravano la Società civile. Né vale dire che “non si indietreggia di un centimetro, che bisogna proseguire nel cambiamento che l’Italia vuole”, dice Lei…
Forse è il caso di non ricorrere più a formule come i programmi techetechè della Rai, un problematico esempio di memoria televisiva attraverso l’iterativo proponimento delle stesse cose. Meloni come già Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi sempre techetechè … A che pro litigare col tempo contrapponendolo alla memoria?
Nulla di realmente significativo, nemmeno per la conduzione di Fratelli d’Italia lasciato alle amorevoli cure di Arianna sorellona. Il problema del partito non è far coesistere Maggioranza e Governo bensì Maggioranza e Opposizione con funzioni costituzionali più rivitalizzate, al fine di approfondire e meglio rappresentare sensibilità e punti di vista che emergono nella società e nei suoi settori più dinamici. La questione riguarda tutto il sistema politico ed in ultima analisi il funzionamento della stessa Democrazia.
La tentazione della personalizzazione e spettacolarizzazione della Leader sembrano in questa fase una strada obbligata, ma a parte ogni altra considerazione, possono restare legate soprattutto a risposte emotive
e di incerta durata. Si impone pertanto una riflessione profonda, anche se l’esperienza compiuta mostra che non scompaiono manovre e giochi di potere, personalismi e comportamenti discutibili. “Maiora premunt” si dirà ed è comprensibile. Tuttavia il problema esiste e lo stesso Presidente del Consiglio dovrebbe in qualche modo farsene carico.
L’iniziale smalto della novità della prima Presidente donna sta scemando a vantaggio delle pigre pieghe delle sedute istituzionali, Presidente Meloni rimetta in moto il suo “mesmerismo” (magnetismo animale) per governare questo stralcio di mandato. Oppure fossi in lei, constatata la perniciosa frantumazione della Maggioranza e la riconsiderazione in negativo del suo ruolo di pontiere con gli Usa di Trump perdendo punti in Europa e in America, una certa ideuzza si fa spazio (per contenere numeri ed esuberanza del Vannacci generale che sta crescendo proprio a danno soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia e di una prossima Legge finanziaria di disperazione) quella di andare via prima del 2027, anche perché la spinta di partecipazione che ha portato alla vittoria dei No allo scorso referendum si è ridotta di misura e le recenti elezioni amministrative lo hanno dimostrato.
Del resto il Governo di sfornate di nomine pubbliche non si è risparmiato. Stravolte Poste, Enel, Eni etc. che si occupano di tutto tranne del fine per cui sono nate e non funzionano nemmeno, sbandierano intelligenza artificiale e licenziano. Quanto ha ragione il Santo Padre a proposito del rapporto Uomo-IA.
L’accorpamento Banco Popolare con Monte Paschi è quasi fatto, la divergenza con il caltagirone pensiero l’ha colmata…
Tra una fine dignitosa dell’esperienza governativa e una sfiducia allargata scelga una via per ricandidarsi e non s’illuda che il Presidente della Repubblica respingerebbe le sue dimissioni.
Buona fortuna e sempre viva questo Paese da amare e non dividere.
di Francesco Petrucci
immagine: autoritratto con smorfia di Giacomo Balla
Sociologo. Si è laureato presso l’Università di Roma la Sapienza.
Osservatore nei corsi economici presso L’Unione delle Camere di Commercio.
Esercitatore presso la Cattedra di Filosofia Moderna con il prof Franco Bianco.
Assistente presso la cattedra di Metodologia e Tecniche della ricerca sociale con il prof. Gianni Statera.
Ha lavorato presso la Group Italia Spa; la Confederazione della Uil nazionale e della Cisl nazionale distaccato da Società Autostrade Spa.
Consulente dell’AD Alitalia Spa.
Assistente dell’A.D. Olivetti-Eurocomputers.
Iscritto ANC Associazione Nazionale Carabinieri.
Presidente del Comitato Culturale del Giornale online “ITALIANITALIANINELMONDO.COM”.

